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sabato 30 luglio 2016

Un'altra tessera

(Fortunatamente!) penso più cose di quante non ne scriva. I motivi sono molteplici ma, nel seguente caso, non ha molto senso elencare tutti i miei dubbi, sospetti e teorie inverificabili: diciamo che da questo punto di vista, essendo “moderatamente” sospettoso quando non paranoico, sarei molto fantasioso e quindi prolifico...

Il dubbio che avevo era sugli immigrati clandestini (*1).
Avevo infatti da tempo concluso che, al di là delle parole di circostanza, la volontà politica è quella di farne arrivare il più possibile: ovviamente ciò non è detto in maniera chiara e netta, visto che tale decisione non sarebbe accolta molto favorevolmente dalla maggioranza degli italiani, ma si preferisce ricorrere a due giustificazioni speciose.
La prima giustificazione è che queste migrazioni siano inevitabili: in parte c'è del vero ma la differenza fra ostacolare e favorire non è piccola e, secondo me, si traduce in un ordine di grandezza.
La seconda giustificazione è umanitaria: si finge che tutti i “migranti” fuggano dalla guerra mentre, per la maggior parte, si tratta di migrazioni economiche, ovvero dovute alla ricerca di maggior benessere.

Quello che mi chiedevo era a chi giovasse questa scelta politica: negli anni '80 e '90 le nostre fabbriche assumevano volentieri manodopera a basso costo e gli immigrati erano, almeno in parte, funzionali alla nostra economia. Ma adesso le fabbriche chiudono o si trasferiscono direttamente all'estero dove non solo la manodopera ma anche, ad esempio, l'energia ha un costo minore che in Italia. Quindi qual è la ragione della volontà politica dietro a questa immigrazione?

La risposta me l'ha fornita molto chiaramente Alberto Bagnai nel suo articolo odierno: La deflazione (dei salari) mette tutti d'accordo.
Oramai, dopo aver letto molti articoli del suo viario, sto iniziando a capire i fondamenti della sua teoria: per l'Italia il problema dell'euro è che questo (in rapporto all'economia degli altri stati europei) ha un valore troppo alto. Normalmente si sarebbe aggiustato il cambio con la svalutazione ma adesso, ovviamente tale possibilità non è attuabile. L'unica alternativa che rimane è quella di diminuire gli stipendi (l'euro vale troppo e così se ne danno meno ai lavoratori). Ovviamente i lavoratori non sarebbero molto d'accordo ed è qui che entra in gioco la politica: si rende il lavoro più precario (vedi il Job act e la riduzione dei diritti dei lavoratori) in maniera da abbassare le aspettative (e quindi gli stipendi) di chi cerca lavoro.

Ed ecco che in questa ottica si spiega “l'utilità” degli immigrati: questi ultimi sono infatti disponibile ad accettare paghe miserrime (vedi l'articolo del Bagnai per i dettagli ma si parla di 3.85€ l'ora) che, complessivamente, contribuirebbero alla deflazione dei salari italiani.

Ovviamente questa politica dell'immigrazione non può essere letta e compresa solo in chiave italiana. Come ho scritto altrove (v. ad esempio PARJC IAC BEDF) gli immigrati non sono fessi e ai 500€ italiani preferiscono i 2000€ svedesi (cifre a casaccio!)...
Per la maggior parte degli immigrati l'Italia è solo una fastidiosa tappa di passaggio e non la meta finale: quello che se ne ricava è che la volontà politica europea, evidentemente piegata agli interessi dei parapoteri (*2), è quella di abbassare i salari degli stati europei più ricchi, suppongo, per inseguire un'illusoria competitività.

Il problema è che la vera competitività la si ottiene con l'innovazione e non con la manodopera a basso costo! Sarebbe quindi utile al sistema paese l'immigrazione di “cervelli” (per capirci di laureati) ma, comprensibilmente, di rado questo è il caso. Tanto per darsi la zappa sui piedi l'Italia, ad esempio, esporta cervelli e chi non capisce quanto questo sia deleterio per la nostra economia o è un cretino o è in malafede: per le spiegazioni rimando a Cervello evaso...

Conclusioni: la deflazione dei salari è la spiegazione definitiva per comprendere la volontà politica dietro all'immigrazione? Assolutamente no: però credo che sia un'importante fattore e, come tale, da tenere sempre presente.

Nota (*1): adesso, secondo l'uso moderno, chiamati tanto poeticamente quanto ipocritamente “migranti”.
Nota (*2): parapotere = “potere forte” nel senso spiegato in Rimpiazzo per “potere forte”...

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