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sabato 26 marzo 2011

Mi pizzica e mi gratto

Ieri ho visto una divertente commedia: “Hitch” con Will Smith.
Avevo già visto questo film qualche anno fa in Olanda però, pur comprendendone la storia, non ero riuscito ad apprezzarlo pienamente perché era in lingua originale e senza sottotitoli (*1).
Questa seconda visione è stata molto più piacevole: beh, Will Smith mi sta un po' antipatico e la giornalista di cui si innamora non mi piaceva troppo, però il corpulento Albert, alle prese con la bella Allegra, sono veramente divertenti! Mediando le due parti viene fuori un film gradevole...

Non voglio però parlare della trama del film ma solo di una particolare frase pronunciata dal protagonista: “l'occasione va creata”.
Il personaggio di Will Smith, Hitch appunto, si riferisce al fatto che, per approcciare una donna, è necessaria una meticolosa pianificazione: tutto si riduce a un calcolo e all'apparenza (“stai dritto”, “chiudi la bocca”, “non distogliere lo sguardo” consiglia Hitch ad Albert in maniera che questi sembri sicuro di sé)
Questa idea è esattamente agli antipodi di quella espressa nel film Serendipity (vedi post Serendipità). In tale film il fato è l'arbitro assoluto dell'amore che, tramite oscuri e imprevedibili meccanismi, mette insieme le persone destinate a incontrarsi.

Ovviamente entrambi i film esasperano queste due opposte concezioni portandole a livelli assurdi: Hitch non si limita a inventare una scusa per rompere il ghiaccio ma pianifica ogni gesto, ogni espressione, ogni parola scientificamente così come un architetto progetta una casa; in Serendipity invece i protagonisti si affidano a una impossibile lotteria scrivendo i rispettivi numeri telefonici su una banconota e su un libro usato.
Da una parte abbiamo l'idea che l'amore sia guidato dal fato, dall'altra che l'uomo possa addirittura telecontrollarlo.
Possibile che entrambe queste visioni così diverse possano essere vere contemporaneamente?

Il mio animo intimamente romantico mi porta e preferire l'idea che il destino unisca le cosiddette anime gemelle: due persone che quando si incontrano riescano a vedere oltre l'apparenza e anzi scorgano/riconoscano/intuiscano l'essenza dell'altro. Eppure...
Eppure non ha senso, lo so: non c'è Destino e Dio ha ben altro a cui pensare.
Sembra che la legge del successo sentimentale sia apparire affascinanti, fingersi migliori. E in altre parole questo corrisponde ad omologarsi alla massa in maniera da riconoscere ciò che è alla moda (e quindi affascinante) e ciò che possa essere apprezzato dal potenziale partner. E poi? Quando ci si stanca di fingersi diversi da quel che siamo? Non viene spiegato ma il film pare alludere al fatto che, una volta che la coppia è fatta, ciò non sia più importante: se i partner non si piacciono più semplicemente si lasciano. Tutto qui.

Perché questa questione mi sta così a cuore?
Difficile dirlo. Anzi non dirlo ma capirlo: di solito sono piuttosto abile a leggere e interpretare le sfumature del mio animo ma, in questo caso, si tratta di sfumature impalpabili.
Io stesso cioè faccio fatica a capire ciò che mi turba.
Ecco, forse la risposta sta in una domanda. La domanda che mi sono posto le rare volte che ho incontrato una persona che mi è parsa speciale: “Se io la vedo così perfetta perché lei vede solo un omino insignificante?”. E questa domanda equivale a chiedersi: “È lei non così perfetta come mi sembra o io non sono ciò che penso di essere?”. Infatti la perfezione del partner è lo specchio in cui vogliamo rifletterci in ogni momento. Ma poiché della perfezione della mia bella non riesco a dubitare allora la conseguenza è che io non sono io. Ma questo è assurdo perché è una contraddizione e quindi mi turba!
Per questo, credo, mi preme sapere se le anime gemelle sono destinate a riconoscersi oppure no.

Mi spiace se ho confuso il lettore con i miei ragionamenti. Mi rendo conto che ho saltato dei passaggi che mi appaiono consequenziali ma che probabilmente non lo sono per tutti...
Ma come ho spiegato altrove (vedi le Parole Santissime) certe verità è impossibile comunicarle pienamente con il solo linguaggio: non possono essere apprezzate con la sola ragione. In fondo in fondo, l'essenza di ogni messaggio, della comunicazione fra due persone, va intuito col cuore.

Nota (*1): Nei film dove parlano rapidamente e, soprattutto, con espressioni gergali stimo di capire solamente un 75% di quello che sento: abbastanza per seguire la trama ma non per apprezzare le sfumature dei dialoghi.

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