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e applica la tua mente alla SUA istruzione
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sabato 12 marzo 2011

Camiti

In questi giorni sto ancora sistemando i libri dello zio. Prossimamente dovrò comprare una nuova libreria grande perché, al momento, non ho proprio posto sufficiente.
Comunque mi diverto a “spilluzzicare” questo e quel libretto. Stamani me ne è capitato sotto gli occhi uno, rilegato con anonima carta azzurra, e con scritto a penna “Geografia” e sotto il nome di mio padre. Incuriosito l'ho spulciato attentamente: si tratta di un libro per la scuola media intitolato “La nostra Terra” di Sestini, pubblicato nel 1948.
È molto carino: zeppo di illustrazioni e nozioni interessanti. Non solo di geografia ma anche di astronomia, lingue e religioni del mondo, clima, piante e animali: insomma, sembra l'equivalente di un libro di scienze vagamente orientato alla geografia.

A pagina 160 mi è cascato l'occhio su un capitoletto dal titolo "vagamente" razzista: “I Negri dell'Africa”.
Ho iniziato a leggerlo e poi non ho potuto più fermarmi...
Lo ripropongo qui di seguito e poi lo commento.

I Negri dell'Africa
Il Negro non è un uomo qualsiasi dalla pelle bruno-scura o quasi nera. Prendete un Europeo, tingetelo di nero da capo ai piedi, abbigliatelo solo di qualche straccio o d'un gonnellino di foglie attorno alle reni, ponetegli in mano scudo e lancia come le armi usate da molte genti africane: lo distinguerete ugualmente, senza sforzo alcuno, dal Negro. Infatti questi differisce dagli uomini di altre razze, oltreché per il colore della pelle, per tante fattezze del corpo e della faccia.
Osserviamolo bene, questo Negro scurissimo. La sua statura è piuttosto alta e la corporatura snella. Curiosi davvero i suoi nerissimi capelli: son tanti batuffoli ritorti e sembrano coprire di lana la testa stretta e allungata. Se lo guardiamo in viso ci accorgiamo che la parte bassa della faccia sporge in avanti; e che naso largo e schiacciato, che labbra enormi, come arrovesciate in fuori!
Attenzione a non lasciarsi traviare dall'idea che il Negro sia un essere inferiore agli altri uomini. No, egli è un uomo come tutti, coi suoi sentimenti, con la sua ragione, le sue inclinazioni ed aggiungiamo pure i suoi capricci. Certo, egli differisce da noi Europei nel modo di pensare e d'apprendere, nel giudicare le cose, nel commuoversi o nell'irritarsi. L'animo del Negro ci sembra quello d'un fanciullone; l'impulso domina questo uomo, assai più che la riflessione. Allegro, leggiero e imprevidente, si dà volentieri a ingenui passatempi ed alla conversazione, anche per ore e ore di seguito. Ha gran disposizione per la musica, il canto e la danza. Quanto a lavorare... è un altro conto: si lascia vincere facilmente dalla pigrizia, se uno stimolo non lo spinge di continuo.
I Negri hanno credenze religiose primitive e sono molto superstiziosi; credono ciecamente negli stregoni e nelle loro arti magiche. Ma sanno anche organizzarsi in tribù, gruppi governati da capi, e non mancano di seguire certe leggi, che non sono scritte come le nostre, ma tramandate oralmente; e chi trasgredisce è punito, magari con molta severità e crudeltà.


Mi ha colpito la descrizione fisica dell'africano: quasi si trattasse di uno strano animale dello zoo.
Non so i testi attuali ma, già ai miei tempi, i libri scolastici insistevano sulle somiglianze e non sulle differenze!
Ma la parte che più colpisce viene dopo: prima il libro premette che l'africano non è assolutamente inferiore agli altri uomini ma poi lo descrive come un “fanciullone”, poco sveglio, pigro e impulsivo!

Appena possibile ho telefonato a mio padre per schernirlo. Mi aspettavo che mi dicesse qualcosa del tipo “Sai, a quei tempi... non è come oggi...” o cose di questo genere.
Invece mi ha sorpreso perché lui era più stupito di me! Mi ha detto “Ma come, davvero c'erano scritte queste sciocchezze?!”
Buffo perché io gli anni del dopoguerra me li immaginavo permeati da questa sorta di razzismo ingenuo e inconsapevole; invece mio padre, che quegli anni li ha vissuti, è caduto dalle nuvole: evidentemente il tempo e l'esperienza riescono a cancellare le idee sbagliate pur se imparate a scuola in tenera età.
Vero anche che mio padre studiava poco...

3 commenti:

  1. La mia esperienza di insegnante mi dice invece che tuo padre quelle idee razziste non le ha mai apprese perché la geografia è un'autentica cenerentola nelle scuole italiane e i libri ti testo sicuramente allora si aprivano tanto poco quanto oggi.
    Vorrei aggiungere: meno male.

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  2. Ma... non so...
    La mia sensazione è che ci sia stato un progressivo peggioramento della qualità della scuola. Perlomeno nel confronto con la preparazione liceale di mio padre la mia ci perde nettamente. Mio zio incolpava la generazione di ragazzi laureatisi dopo il '68 e poi diventati a loro volta insegnanti senza un'adeguata preparazione.
    Forse ho postato qualcosa a riguardo ma non ricordo né quando né dove...

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  3. Mi ha fatto piacere leggere questo post, perché per la prima volta vengo rammentato. In effetti cercando di tornare indietro nel tempo mi sembra di ricordare che quando ero ragazzo (fra i 6 e i 10 anni)la valutazione dei neri era piuttosto bassa (si vede che la propaganda fascista aveva permeato l'ambiente dove vivevo condizionandomi nei miei giudizi) però appena cominciai a ragionare con la mia testa arrivai alla conclusione che in effetti gli uomini sono tutti uguali e vanno valutati per come si comportano e per quello che fanno piuttosto che per il loro aspetto esteriore (per uguaglianza uomo - donna devo dire che vi ho messo molto più tempo). Ho imparato infine che nel corso della vita si cambiano spesso sia le opinioni sia le valutazioni su particolari argomenti perché con gli anni varia il modo di vivere, la pubblica morale e certi valori comuni. Guai se uno rimanesse sempre uguale a se stesso su tutti gli argomenti non ci sarebbe nessuna evoluzione come persona e come cittadino.

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