«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

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giovedì 5 gennaio 2017

Dolceamaro

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.06). In particolare i capitoli: 1, 9 e 10.

C'è un sito di cui spesso parlo molto bene ma che personalmente non leggo quotidianamente: si tratta di Goofynomics.
Anzi, in questi giorni di “festa” mi sono astenuto dal leggerlo per almeno un paio di settimane: il motivo è che quello che vi si legge è spesso tragicamente spiacevole e ciò non aiuta a migliorare il mio umore. Infatti tutte le sue tesi economiche sono totalmente documentate: questo significa che è proprio la verità (non ipotesi od opinioni) a essere cupa e per questo conoscerla è ancor più doloroso...

È nella natura dell'uomo [E] rifuggire la verità quando è sgradevole: egli preferisce di gran lunga illudersi con false speranze...
Personalmente ciò che proprio non sopporto è la mia totale impotenza di fronte a eventi sui quali non ho nessun controllo: è come sapere di essere su un treno senza freni che corre precipite verso l'orlo di un precipizio dove si interrompono i binari. In questa situazione ci si può chiedere se sia un bene comprendere la verità visto che non conoscendola si potrebbe vivere (almeno per un tempo non definito) più serenamente preoccupandosi solo di (ad esempio) calcio invece di angosciarsi senza poter far niente.
Da un punto di vista filosofico credo però che la verità abbia di per sé un valore intrinseco e che quindi meriti comunque di essere conosciuta anche solo in virtù di se stessa indipendentemente dall'uso che se ne può fare; inoltre il conoscere la verità potrebbe, in teoria, permetterci di riconoscere e quindi cogliere opportunità, insperate vie di fuga, se queste si dovessero inaspettatamente presentare. Per questi motivi ritorno comunque periodicamente a leggere Goofynomics...

Ma talvolta la sua lettura, nonostante i fatti sconfortanti che riporta, mi è comunque piacevole: questo mi accade quando vi ritrovo delle idee che ho avuto anch'io, magari partendo da punti di vista completamente diversi.
Alberto Bagnai (il bloggatore di Goofynomics) è infatti un economista e la sua concezione del mondo è fermamente incentrata su una prospettiva economica: personalmente la ritengo talvolta un po' limitata però, considerando quanto la civiltà moderna sia basata sull'economia, la sua visione non potrà mai essere troppo distorta!

A metà dicembre scrissi a caldo il corto Anti-bufale o censura? in cui, andando contro corrente, mi dicevo preoccupato per l'iniziativa anti-bufale di FB perché si sarebbe potuta trasformare troppo facilmente in vera e propria censura. In verità nelle settimane seguenti ho sentito accostare anche il nome della Boldrini a iniziative anti-bufale ma, conoscendo la protagonista, non ho mai approfondito l'argomento limitandomi a supporre il peggio. E poi ho anche letto qualcosa sulla mia attuale fonte principale di notizie (spesso più attendibile di Corriere.it e/o Repubblica.it!): Il Lercio...

Non so se ci sono state recenti novità su tale questione ma ho piacevolmente notato che adesso anche su Goofynomics è riportato il mio stesso timore: ovvero che norme anti-bufale, applicate arbitrariamente, possano divenire a tutti gli effetti una censura della libertà d'opinione. Da anni su questo viario ripeto allarmato i costanti e progressivi tentativi di limitare la libertà individuale, soprattutto quando espressa in rete, e di come sia facile abusare di leggi liberticide: al riguardo rimando alla lettura dei miei pezzi con i marcatori “Libertà” e “Web”...

Altra piacevolezza di Goofynomics sono le (forti) critiche all'imparzialità dei media: il Bagnai prende lo spunto dagli articoli economici (spesso di Corriere.it o Repubblica.it) che demolisce sistematicamente basandosi (e citando) dati concreti ottenuti da fonti di riferimento in materia.
Io arrivo invece alle mie critiche tramite considerazioni politiche e filosofiche [E] e considero le distorsioni [E] propalate dai media come la moneta di scambio usata dai parapoteri [E] per influenzare la democrazia. Ma il risultato è lo stesso...

Conclusione: conoscere la verità è un dovere, raramente un piacere.

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