«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

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lunedì 7 novembre 2016

Olanda vs Italia

Qual è la più grande differenza fra Olanda e Italia? È ovvio che di differenze ce ne siano molte, non tutte a nostro sfavore, ma qual è quella più significativa? La differenza che ti fa capire perché l'Olanda è così e l'Italia è cosà?

Un mio conoscente, per motivi di lavoro, si trovò a prendere per vari giorni di seguito lo stesso taxi: il conducente era un olandese molto espansivo e presto finirono per chiacchierare per tutto il tragitto. Il tassista aveva una figlia grande e così il mio amico gli chiese che lavoro faceva.

Il tassista gli rispose che era l'ambasciatrice olandese non ricordo dove. E il mio conoscente, stupito, gli chiese: “e come ha fatto?!”. E l'olandese con la noncuranza di chi dice un'ovvietà: “Ha vinto un concorso...”

In Olanda un giovane in gamba, senza santi in paradiso, solamente grazie alle proprie capacità, può ottenere posizioni privilegiate che da noi sono invece assegnate in maniera molto diversa...

Regole vs buon senso - 7/11/2016
Siamo sempre più inondati da regoli e regolamenti.
In parte ciò è dovuto alla tendenza della burocrazia di nutrire se stessa con altra burocrazia ma in parte ho la sensazione che con i regolamenti si cerchi di sopperire al buon senso. Si danno indicazioni sempre più dettagliate cercando di prevedere ogni possibile situazione (ovviamente impossibile) quando, spesso, l'unica regola sensata da dare sarebbe quella di usare il buon senso.

Mi si potrebbe obiettare che il buon senso non tutti lo hanno: è vero, ma queste stesse persone prive di buon senso riusciranno comunque a combinare disastri seguendo pedissequamente qualsiasi regolamento gli avrete dato!

Il buon senso - 7/11/2016
Sempre a proposito di buon senso ero in debito di un'osservazione che promisi quando scrissi Pepem.
Nell'ultimo capitolo di An Essay on Demonology... si parlava dei ciurmatori che all'inizio del XIX secolo giravano gli USA vendendo rimedi miracolosi e di come solo una piccola fetta di persone dotate di buon senso fosse immune al loro fascino.

Mi resi così conto che, come nel 1830 negli USA, anche oggi in Italia le persone dotate di “buon senso” sembrano essere sempre la stessa piccola percentuale del totale (10%?). Ipotizzai quindi che “avere buon senso” equivalga al discostarsi dal comune pensare del proprio tempo: perché, dopo tutto, bisogna prendere le distanze da qualcosa per poterla vedere con chiarezza.
La conseguenza è che, in qualunque epoca, le persone di “buon senso” saranno sempre, più o meno, la stessa percentuale e quindi solo una piccola frazione del totale.

Conclusione: risultato negativo ma interessante...

Nuove idee... inespresse - 8/11/2016
Ai tempi del liceo il professore di filosofia/storia, probabilmente più storico che filosofo, ci raccontò una battuta del tipo (non ricordo bene): “La filosofia è quella disciplina che, se non fosse esistita, non sarebbe cambiato niente” (*1).

Da allora mi sono sempre chiesto se la filosofia abbia veramente avuto un impatto nella vita quotidiana o se invece le sue teorie non abbiano mai oltrepassato la soglia delle università.

Mentre scrivevo la mia epitome (vedi i vari aggiornamenti), sono arrivato a delle conclusioni interessanti. Sfortunatamente per esporle dovrei fare riferimenti ai concetti in essa contenuti ma, prima, dovrei rendere scaricabile quanto ho già scritto: in altre parole per adesso devo lasciare la questione in sospeso!

È però per me molto importante e stimolante che il lavoro all'epitome sia stato in grado di farmi sviluppare idee nuove: questo significa che questa fatica, anche se pochissimi la leggeranno, servirà almeno a me per comprendere un poco meglio il mondo che ci circonda.

Nota (*1): la versione del professore era formulata in una maniera che suonava più arguta e spiritosa!

Aggiornamento Epitome #9 - 10/11/2016
Ci sono ricascato (v. il corto Capitolo 4 e simili...)! Ho mandato la bozza di quanto scritto a tre persone e adesso sono depresso e demotivato non avendo ricevuto risposta.
Quello che non capisco è quale sia la meccanica psicologica che mi prosciuga delle energie per continuare a scrivere. Sicuramente è collegato al fatto che non vedo il riscontro che mi aspetterei fra il mio entusiasmo e la risposta dei lettori: ma perché mi importa così tanto? Di solito non mi faccio condizionare facilmente... Perché in questo caso l'effetto è così devastante?

Comunque credo di essermene accorto in tempo: da adesso eviterò di spedire nuovi aggiornamenti sperando di ritrovare il ritmo per proseguire.
Attualmente sono alle prese col 7° capitolo (il primo della seconda parte) ma mi sta venendo malissimo...

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