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giovedì 24 novembre 2016

Burka sì/no

Dunque: qualche giorno fa un'amica mi ha passato la seguente foto da lei scattata e mi ha scherzosamente chiesto un parere. Lei era rimasta colpita dal fatto che le signore si stessero facendo degli autoscatti con i telefonini perché, dal suo punto di vista, non sarebbe stato facile distinguersi fra loro...

Io le ho risposto con varie battute (che vi risparmio) prima di decidermi a analizzare la questione più seriamente.
Siccome l'argomento e la mia conclusione mi sembrano interessanti voglio riproporre qui di seguito l'epistola che le ho scritto: rispetto a un normale pezzo la mia lettera è meno curata nell'esposizione ma mi pare sufficientemente chiara ed è anche interessante perché fa intuire la dinamica del mio ragionamento che progressivamente amplia il suo raggio di azione...

Ecco il mio messaggio:
«...
Secondo me il punto della questione non sono tanto le donne che lo [il burka] indossano ma quelle che non vorrebbero indossarlo e che invece sono costrette a farlo. Cioè il burka non è il problema di per sé ma lo è la sua imposizione. Suona un po' banale ma l'essenza è questa.
Questa imposizione è giusta o sbagliata? La risposta è “dipende” dal punto di vista della cultura (in senso lato) di una società...

Ed è difficile stabilire se una cultura sia superiore a un'altra: infatti i criteri di valutazione dipendono dalla cultura stessa. Ad esempio dal nostro punto di vista possiamo ritenere la civiltà occidentale superiore a quella musulmana (ad esempio per il ruolo subordinato della donna) ma, a loro volta, i musulmani potrebbero ritenere la loro civiltà superiore alla nostra (considerandola magari moralmente decadente). Inutile dire che ho scritto anche di questo! Religione e civiltà (2/2)...

Ritornando al punto di partenza ritengo che il principio della libertà individuale (con gli usuali ovvi vincoli di non danneggiare altri né direttamente né indirettamente) dovrebbe prevalere sulle regole dettata dalla società, specie quelle derivate dalla religione. Cioè, scegliendo come vestire non danneggio nessuno, no? Da questo punto di vista la donna musulmana che non volesse indossare il burka dovrebbe essere libera di farlo, ma... I musulmani ti direbbero che una donna che non indossa il burka è un attentato alla moralità della società e, quindi, almeno indirettamente danneggerebbe gli altri: dal loro punto di vista, cioè secondo i criteri della loro cultura, hanno ragione!

Alla fine sono del parere che imporre l'obbligo del burka sia una decisione che dovrebbe essere lasciata a ogni stato musulmano senza ingerenze esterne. Questo a meno che non si ammetta che la cultura occidentale è superiore a tutte le altre (o almeno a quella musulmana) e che quindi sia giusto cercare di imporre i nostri valori (come la piena uguaglianza uomo-donna) alle popolazioni di cultura diversa dalla nostra...

Però come vedi la portata della questione è molto più ampia del semplice burka sì/ burka no!
Per completezza, e attinenza, ti dirò anche che la non universalità dei principi della giustizia (anzi della [idea] stessa di bene!) è anche la conclusione principale di un corso di filosofia della morale e giustizia che ho seguito recentemente: La fine del corso.
In altre parole l'idea di bene, che è ciò che la giustizia cerca di tutelare, dipende dalla cultura e dall'epoca!
...»

Quindi non si può giudicare la questione “burka sì/no” senza considerare il quadro più ampio della cultura di riferimento. Talvolta giudichiamo un costume usando i criteri della cultura occidentale perché, erroneamente, li riteniamo universali ma così facendo, considerando la pratica fuori dal suo contesto, diviene facile condannarla facendo però un torto alla cultura a cui appartiene.
Ah, c'è da aggiungere che la foto era stata fatta in un paese arabo: diversa, anzi ribaltata, la questione sull'obbligo del burka in Italia.
Io credo che chi liberamente sceglie di venire a vivere in Italia debba anche essere disposto ad accettarne le regole (che sono modellate dalla nostra cultura) e in particolare che le leggi religiose sono subordinate a quelle civili (*1).

Conclusione: interessante vero? L'epistola ha poi avuto un seguito che mi ha portato ad analizzare il problema dell'integrazione ma di questo, forse, scriverò in un altro pezzo...

Nota (*1): anche se è bene ricordare che le nostre leggi sono basate sui principi della cultura occidentale che a sua volta è basata sui principi cristiani: il risultato è che per un cristiano è facile attenersi alle leggi italiane perché queste, fondamentalmente, sono basate sugli stessi principi. Basta considerare i conflitti ideologici che ci sono da noi sulle poche eccezioni (dove cioè la cultura laica viene in conflitto con quella cristiana: ad esempio sul divorzio, l'aborto o l'eutanasia) per immaginare le difficoltà incontrate da una persona di cultura totalmente diversa ad adattarsi alla nostra! Ma di questo ho già scritto altrove...

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