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giovedì 7 aprile 2016

Ultimisstoria 5

In genere per ogni fascicolo delle riviste di storia mi capita di interessarmi e leggere solo un paio di articoli, raramente di più: da questo punto di vista il numero dell'ottobre 1969 di Storia Illustrata è una gradita eccezione.
Per questo motivo voglio dedicare un intero pezzo agli articoli, tutti molto interessanti, che vi ho trovato e letto.

Giorni di sangue sul Mussa Dagh di Maurizio Chierici
È un articolo sul genocidio degli armeni avvenuto (in due fasi) nell'Impero Ottomano, nell'odierna Turchia, alla fine del XIX secolo e all'inizio del XX.
Spesso si dice che è importante non dimenticare, che bisogna sempre ricordare i genocidi, ma sfortunatamente la memoria è spesso molto selettiva: del massacro degli armeni si sente infatti parlare pochissimo e, se non sbaglio, tuttora la Turchia nega che sia mai avvenuto.
La prima fase si ebbe fra il 1891 e il 1894 sotto il sultano Abdul Hamid II: l'articolo non lo dice esplicitamente ma, se non pazzo, era almeno molto paranoico. In pratica venne addossata alla minoranza armena la colpa delle tendenze disgregatrici dell'Impero Ottomano: se l'impero sobbolliva per le tensioni disgregatrici la colpa era della piccola minoranza cristiana.
Tutto questo va visto nell'ottica della politica del tempo: gli armeni “ottomani” erano infatti considerati vicini alla Russia (che occupava il territorio dell'attuale Armenia) mentre il Sultano aveva l'appoggio del Kaiser che voleva sfruttare l'impero ottomano in ottica anti inglese-francese.
La seconda fase dello sterminio si ebbe invece durante la prima guerra mondiale nel 1915: alla guida della Turchia non c'era più il Sultano perché rovesciato da un gruppo di rivoluzionari, apparentemente animati da una mentalità moderna, fra cui spicca il nome Mustafà Kemal (considerato il padre della patria in Turchia). Anche in questo caso i motivi del massacro sono vari e vaghi: di sicuro c'entra la razza, la religione, il sospetto di trame contro l'Impero e la volontà di impadronirsi dei loro beni. Ma a me, da quanto letto, sembra più una caccia alle streghe per trovare un nemico a cui addossare tutte le colpe e compattare il popolo contro di esso piuttosto che cercare realmente di risolvere i problemi.
Da notare che i massacri furono materialmente eseguiti dalla volenterosa minoranza curda: evidentemente non sospettavano che sarebbe poi toccato a loro subire l'intolleranza nazionalistica turca...
Vi risparmio la descrizione delle crudeltà subite, anche nella morte, da uomini, donne e bambini armeni. Qualche numero per dare l'idea delle dimensioni della strage: 300.000 morti nella prima fase e 600.000 nella seconda su una popolazione (prima della Grande Guerra) di circa 1.800.000 persone.

Paganini figlio del diavolo di Giuseppe Tarozzi
“Paganini grande violinista” è tutto ciò che sapevo prima di leggere questo articolo.
In realtà non dovette essere grande ma immenso: è difficile giudicare basandosi su un solo articolo perché l'autore potrebbe essere di parte ed esaltare alcuni aspetti tacendone altri.
Anche affidarsi esclusivamente alle cronache del tempo (tutte entusiastiche) è rischioso: ieri come oggi il pubblico è in balia delle mode e si lascia facilmente condizionare dalle proprie aspettative e dal giudizio altrui.
Eppure, come ho scritto, sono sicuro che Paganini fu immenso: ciò che me ne dà la certezza è infatti il giudizio dei suoi pari, ovvero di altri grandi musicisti, e di altri uomini di una sensibilità sicuramente oltre il banale quotidiano. Mi riferisco a Franz Listz, Gioacchino Rossini, Shubert, Chopin, Goethe, Heine e altri...
Non ho voglia di ricopiare qui i loro commenti ma se essi erano stupiti e attoniti all'abilità del violinista genovese vuol dire che era davvero fuori dal comune!

Bandiere col teschio nel Mar dei Caraibi di Beppe Pegolotti
Dopo le letture di Salgari (e del mediocre “Pirati” di Mario Monti: v. Randa) non potevi esimermi da questa infarinatura storica.
Colpisce come tutto nacque da una strana miscela di fattori internazionali e piccole casualità locali.
Al macrolivello Inghilterra e Francia volevano impadronirsi di parte del flusso d'oro che dalle Americhe raggiungeva la Spagna senza però dichiarare apertamente guerra a quest'ultima.
Al microlivello invece c'era un'abbondanza di... bufali sull'isola di Espanola (l'attuale Haiti): questi bovini erano cacciati e la loro carne essiccata e venduta alle navi di passaggio dai bucanieri. I bucanieri originariamente erano infatti dei cacciatori abilissimi col fucile, abituati a vivere all'aria aperta e, spesso, dediti anche al brigantaggio. Proprio per quest'ultimo motivo gli spagnoli si decisero infine a scacciarli dall'isola ma questi trovarono rifugio sull'isola della Tortuga facilmente raggiungibile, anche con delle piccole barche a remi, da Haiti.
Questa colonia di furfanti, abili con le armi e pronti a tutti fu l'humus su cui potrà crescere la pirateria nei Caraibi. Senza questa solida base probabilmente i pirati non avrebbero potuto organizzarsi altrettanto comodamente e, di sicuro, sarebbero stati meno efficaci e organizzati.

La famiglia Hitler di Giuseppe Mayda
Vado dritto al punto: secondo l'autore dell'articolo il padre di Adolf Hitler era il figlio illegittimo di un ebreo. La fonte di questa notizia è Hans Frank (il “boia della Polonia”), condannato a morte a Norimberga, che era stato incaricato di indagare segretamente sulla vicenda. In gioventù la nonna di Adolf infatti lavorò per una famiglia di ebrei di nome Frankenberger: rimasta incinta, Frankenberger padre pagò alla ex domestica, dalla nascita del bimbo fino al compimento del quattordicesimo anno, una pensione per gli alimenti. Quindi niente di ufficiale ma tutto fa pensare che il diciannovenne Frankenberger figlio fosse il padre naturale del figlio illegittimo della domestica.
La storia prosegue con molti dettagli (anche se non mi è chiaro da dove provenga il cognome Hitler) che non sto a ripercorrere.
È interessante perché, pur senza mai interessarmi particolarmente all'argomento, avevo sentito dire sia che Hitler fosse di origine ebraica sia che ciò fosse assolutamente falso: evidentemente molto dipende dall'attendibilità del “boia di Polonia”...

Dissero “placet” al dogma dell'infallibilità di Alberto Macchiavello
Sono sempre stato affascinato dal dogma dell'infallibilità del Papa specialmente da quando scoprii che non risale alle origini della Chiesa ma, al contrario, è piuttosto recente.
Per la precisione il dogma dell'infallibilità fu proclamato nel concilio Vaticano I del 1871 su volere di Papa Pio IX.
L'articolo cerca di chiarire i motivi della scelta e se ciò fu un bene o un male nel lungo termine. In realtà, mentre è facile ricostruire i vari passaggi e le manovre politiche che portarono alla proclamazione, per le altre domande non ci sono risposte definitive.
Su cosa avesse veramente in mente Pio IX l'articolo non dice niente: suppongo che il Papa non abbia lasciato nessuna documentazione al riguardo.
Ma anche sulle conseguenze non c'è identità di vedute: da una parte la Chiesa si chiuse in se stessa ponendosi in totale contrasto con i principi libertari e democratici che si andavano affermando in Europa; da un'altra però il dogma afferma l'indipendenza totale e assoluta della Chiesa da un punto di vista spirituale.
Anch'io sono incerto nella mia valutazione: credo che rimarcando il potere assoluto del Papa la Chiesa cattolica sia rimasta indietro nei tempi; è però anche vero che così facendo ha evitato una deriva laicizzante che mi pare invece presente in altre confessioni cristiane.
Ripensandoci nel complesso sono favorevole: dopotutto il non adeguarsi ai tempi è relativo solo alla vita di un papa, in pratica la Chiesa può rimanere “indietro” di circa una generazione ma non di più: il Papa successivo sarà infatti espressione del sentimento prevalente fra i vescovi che l'eleggono...
Il rimanere indietro ai tempi correnti non è certo un bene: però evita alla Chiesa di prendere decisione affrettate, di essere trascinata nel vortice delle mode e le dà quindi un'apparenza di stabilità (e a volte di immobilità...) che talvolta è un difetto ma più spesso un pregio.

Conclusione: ben cinque articoli, quasi tutti molto interessanti, in un singolo numero! Mi sa che difficilmente ricapiterà una coincidenza di questo genere...

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