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martedì 27 ottobre 2015

Scacchi e pensiero

Nel corso degli ultimi anni ho più volte scritto dei miei problemi di comunicazione all'interno del gruppo locale del M5S.

I motivi sono molteplici: da una parte applicavo un'eccessiva empatia per comprendere le ragioni altrui. Mi calavo così tanto nella logica di chi mi parlava che mi era difficile staccarmene, confrontarla con le mie idee ed evidenziarne le eventuali contraddizioni.
Da un'altra parte mi piace effettivamente soppesare tutti gli aspetti di un problema e, nel dubbio, tendo a non esprimermi: il problema che nelle riunioni, talvolta magari anche un po' accese, si deve essere rapidi a rispondere. Chi tace tende a essere considerato nel torto: questo fa capire l'importanza “dell'avere l'ultima parola”. Di conseguenza spesso, per “vincere” una discussione, è meglio esprimere un'obiezione superficiale (che però non venga liquidata immediatamente come tale) che cercare di raggiungere l'essenza della questione per poi non avere il tempo per riuscirci. Oltretutto queste considerazioni più profonde sono ancora più difficili da esprimere a parole e su due piedi...
Un terzo problema è che, nelle riunioni interne, non riuscivo a vedere i miei interlocutori come avversari, seppur dialettici: non cercavo di “vincere” le discussioni ottenendo un loro assenso forzato e dubbioso quanto piuttosto di spiegare il mio punto di vista per arrivare costruttivamente a una soluzione condivisa e magari migliore da quanto originariamente pensato dai singoli membri del gruppo. Sono sicuro che tutti loro direbbero che sì, lo scopo delle nostre riunioni è proprio quello; credo però che sebbene condividano questa visione ideale, inconsciamente si battano per far prevalere le proprie opinioni piuttosto che ascoltare e comprendere quelle altrui. Ho la sensazione che sia un difetto molto umano e sul quale si possa far ben poco.
Tornando a me, per i motivi suddetti, credo che sarei invece molto più abile a confrontarmi con qualcuno che considero un avversario...

Ma, come al solito, ho divagato: in questo pezzo volevo descrivere quello che mi sono reso conto essere la più grande diversità fra il mio modo di pensare e quello degli altri membri del gruppo.
Io tendo a stabilire quali sono gli obiettivi principali e poi cerco di elaborare delle strategie per raggiungerli. In questa maniera si possono creare a loro volta degli obiettivi secondari necessari però a raggiungere lo scopo finale.
Tendo inoltre ad avere ben chiara in mente la relativa importanza fra i diversi obiettivi: cerco di ricordare sempre quale sia l'obiettivo principale e lo distinguo da quelli secondari o, addirittura, terziari. In pratica cerco sempre di avere ben chiare in mente le diverse priorità.
Cerco poi di considerare oggettivamente le probabilità di raggiungere con successo ogni obiettivo, soprattutto tenendo conto della nostre scarse forze: se un obiettivo è irraggiungibile è inutile sprecarci energie, meglio invece trovare una diversa strategia e, di conseguenza, altri obiettivi.

Questa maniera di pensare è estremamente scacchistica ed è comunemente usata da ogni giocatore: l'obiettivo finale è la vittoria e, in sub ordine, la patta. Per raggiungere questo obiettivo finale si elaborano delle strategie che a loro volta portano nuovi obiettivi. Tali strategie non sono però fisse e scritte nella pietra ma possono variare al variare degli eventi (negli scacchi alle risposte dell'avversario). L'obiettività è poi fondamentale: sopravvalutare, ma anche sottovalutare, la propria posizione porta a errori spesso decisivi...

Ecco mi chiedo quanto di questo modo di pensare io lo abbia imparato dagli scacchi e quanto sia invece innato nella mia natura. Probabilmente ero naturalmente portato a pensare in questa maniera ma certo gli scacchi mi hanno dato la disciplina necessaria a farlo in maniera coerente.

Al contrario i membri del mio gruppo sembrano non avere idea di quale sia l'obiettivo finale (magari ognuno ha il suo), non si preoccupano di come raggiungerlo e tendono a inseguire obiettivi minori e, talvolta, pure irraggiungibili...

Conclusione: forse dovrei fargli un corso di scacchi!

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