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giovedì 8 ottobre 2015

Religione e Civiltà (2/2)

Buio...

Non ricordo più quale fosse il mio obiettivo finale quando scrissi Religione e civiltà (1/??)...
Ho anche provato a rileggerlo ma non è servito a niente: ho la vaga sensazione che c'entrasse il razzismo ma ora non capisco come avrei introdotto l'argomento!

Per dare comunque una conclusione a questa sfortunata serie aggiungo di seguito qualche considerazione in ordine sparso.

La cosiddetta “civiltà occidentale” affonda le sue radici morali nella religione cristiana. Qualche anno fa, all'approvazione della costituzione europea (*1) il Vaticano, col solo appoggio della Polonia, provò a richiedere che tale ovvietà fosse menzionata pur ribadendo la laicità dell'Europa. Ovviamente ci fu un'ipocrita levata di scudi della pseudosinistra europea e non se ne fece di niente...

Perché affermo che tale dipendenza culturale sia in realtà un'ovvietà?
Perché, anche se a prima vista non lo notiamo, è così: non ce ne rendiamo conto perché quelli che noi chiamiamo i principi laici del mondo occidentale per la maggior parte coincidono con i principi del cristianesimo, da cui in effetti derivano.
Questa dipendenza ideologica la si vede specialmente nei casi dove la “civiltà occidentale” ha portato avanti, evolvendoli, i principi originali.
Qualche esempio: il divorzio, l'aborto, l'eutanasia...
Particolarmente significativo il caso dell'eutanasia: secondo i principi del mondo occidentale, se una persona ammalata, e senza speranza di guarigione, volesse porre fine alle proprie sofferenze non ci dovrebbero essere ragioni per impedirglielo. Eppure il principio cristiano che la vita è sacra perché donata da Dio, tutt'ora, è abbastanza forte da creare una profonda spaccatura su come l'opinione pubblica valuti il problema.

Particolarmente interessante è il rapporto uomo-donna. La parità di diritti e doveri fra uomo e donna è forse l'elemento più saliente fra i principi della “civiltà occidentale”. Nel Vecchio Testamento (vado a memoria) non mi pare si affermi mai esplicitamente l'inferiorità della donna ma, di sicuro, viene indicata come subordinata prima al padre e poi al marito. Nel Nuovo Testamento di nuovo non sono sicuro di affermazioni esplicite nei Vangeli ma negli Atti degli Apostoli San Paolo pone la donna un gradino sotto l'uomo. La Chiesa (cattolica) moderna immagino si sia dichiarata ufficialmente per la parità uomo-donna ma le sue gerarchie, dai sacerdoti in su, rimangano a esclusivo appannaggio maschile.
Non so se sia un caso ma questo comportamento contraddittorio della Chiesa si riflette in maniera piuttosto speculare nella società attuale dove l'uguaglianza fra i sessi è più sulla carte che nella realtà.
Qualcosa di analogo per la tolleranza religiosa che mi pare possa essere stata vagamente ispirata dal rapporto del cristianesimo col giudaismo. Una tolleranza la nostra più basata sull'indifferenza che sul rispetto. Forse proprio perché si tratta di una “tolleranza” semplicemente proporzionale alla crescente indifferenza verso il cristianesimo.
E “tolleranza” è la parola corretta, non una mia esagerazione. Un esempio: tutti i principi del cristianesimo, a partire dal riposo domenicale (con le significative eccezioni di aborto e divorzio), coesistono pacificamente nella nostra legislazione (che infatti, lo ripeto, è fondata proprio sugli stessi valori). Ma un musulmano che volesse riposare il venerdì (o almeno ricevere gli straordinari che gli spetterebbero come se lavorasse di domenica) oppure avere più di una moglie non può. Ergo le religioni diverse dal cristianesimo sono solo tollerate proprio perché i loro fedeli non potrebbero seguirne tutti i dettami senza infrangere le nostre leggi...

Ciò che ho scritto fino ad adesso è piuttosto ovvio ma molto meno evidente è una sua conseguenza.
Quando critichiamo una nazione “non occidentale” per la sua cultura che, magari per alcuni aspetti, non segue i nostri principi “laici” dimentichiamo che anch'essi proprio laici non sono.
Ecco, si potrebbe semplificare dicendo che parità uomo-donna (*2), la libertà religiosa (*2), divorzio e aborto siano i principi genuinamente occidentali della nostra cultura mentre tutto il resto deriva dalla cultura cristiana.
Se quindi, ad esempio, volessimo valutare la civiltà dell'Arabia Saudita alla luce dei nostri principi “occidentali” dovremmo farlo soltanto alla luce del rapporto uomo-donna (*2), della libertà religiosa (*2), del divorzio e dell'aborto: se invece la valutiamo per qualsiasi altro nostro principio in realtà la guardiamo attraverso il filtro di un valore cristiano.

Quindi i nostri valori non sono universali: se la religione cristiana fosse stata diversa anche i nostri valori “laici” attuali lo sarebbero.
Una conseguenza è che l'atteggiamento di superiorità morale del mondo occidentale non è giustificato ed è invece basato su un misto di ignoranza, arroganza e superficialità.

Conclusione: per evitare un pezzo logorroico e noioso l'interrompo qui. Mi rimane il dubbio di ciò che avrei voluto scrivere quando iniziai questa serie...

Nota (*1): sarebbe interessante andarla a ricercare per vedere quali siano i suoi scopi e funzioni. Onestamente non ne ho idea...
Nota (*2): parità che, nonostante sia applicata come sappiamo, almeno sulla carta sarebbe assoluta. E riguardo la religione, sempre sulla carta, si parla di “libertà” religiosa ma in realtà abbiamo soltanto “tolleranza”.

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