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sabato 3 ottobre 2015

Le origini dell'indifferenza

Tanto per cambiare, invece di lamentarmi della scarsa attenzione che gli italiani prestano ai problemi che ci circondano, voglio provare a individuarne l'origine.

Come al solito le cause sono molteplici e personalmente ne vedo tre di cui una, a mio parere, piuttosto interessante.

Il primo problema è culturale: manca una vera cultura democratica.
Molte persone, che magari si accorgono che qualcosa di grave non funziona, invece di attivarsi positivamente si dicono “io tanto non posso farci niente...”, “ci penserà qualcun altro...”, “ci penserà l'autorità competente...”, “io non ho tempo...”, “tanto è inutile...”, “in Italia non cambia mai niente...”, etc...
In poche parole manca nell'italiano medio la convinzione profonda che, almeno in teoria, è il popolo a essere sovrano e che quindi, se qualcosa non va come dovrebbe, egli ha tutto il diritto di protestare per cambiarla.
La colpa di questa mancanza democratica è della scuola (dove educazione civica è opportunamente negletta) e dei media che si occupano sempre di altro e, anzi, spesso mandano solo segnali negativi. Tendo ad assolvere la famiglia perché lo spirito democratico non faceva parte del bagaglio culturale dei nostri antenati e, di conseguenza, non potevano tramandare ciò che non avevano...

Il secondo problema è di ricchezza o, meglio, di povertà: una società povera ha complessivamente meno tempo per preoccuparsi di problemi di principio o che magari avranno effetti nel medio o lungo termine. Piuttosto si preoccupa dell'immediato, del domani, anche se questa quasi mai è la scelta migliore.
L'individuo in difficoltà tende a divenire egoista: è l'istinto di sopravvivenza che lo spinge a farlo.
Non ho dati per verificarlo ma sono convinto che ci sia una forte correlazione fra l'ostilità verso gli immigrati e la ricchezza delle persone.

Il terzo fattore è quello che reputo il più interessante ed è il motivo per cui ho scritto questo pezzo.
Si tratta della sovrabbondanza di informazione e della scarsa qualità di quella ufficiale (in effetti sarebbero due elementi distinti ma ormai li ho scritti insieme e, dopotutto, sono strettamente connessi!): radio, tivvù ma anche la rete, ci stordiscono con una quantità di informazioni che non siamo in grado di gestire.
Una persona può dedicare quotidianamente solo una piccola parte del proprio tempo a informarsi.
Oltretutto alcuni problemi, come ad esempio le trappole del TTIP, non sono di immediata comprensione e richiederebbero un attento approfondimento: insomma ancora più tempo...
A questo bisogna aggiungere il livello infimo dell'informazione in Italia: il telegiornale, magari visto distrattamente all'ora di cena, è un programma di intrattenimento e non di informazione. Ormai da anni io non li seguo più, se non occasionalmente quando mi capita di essere ospite di qualcuno, ma direi che un telegiornale medio è composto al 20% da notizie sportive, dal 20% di propaganda governativa, dal 10% propaganda per le false opposizioni, dal 20% cronaca italiana, dal 15% cronaca estera, dal 10% cultura/società/costumi (in genere un'anteprima del nuovo “Vacanza di Natale XXXX”) e il rimanente 5% è “l'altro” ovvero il tempo dedicato a tutto il resto. E, attenzione, non significa che questo misero 5% finale sia vera informazione!
È anzi evidente che nel palinsesto dei telegiornali (ma anche nei media in genere) si voglia scientificamente evitare che gli spettatori ragionino con la propria testa e comprendano le cause dei problemi: la cronaca (*1) infatti, sia nazionale che estera, è il sintomo di un problema, la sua estrema conseguenza, ma praticamente mai coincide con la sua vera origine...
Decisamente credo che i telegiornali siano diseducativi e, paradossalmente, bisognerebbe insegnare ai bambini a non guardarli perché ciò che trasmettono è solo disinformazione!
Su Internet l'informazione è più libera e quindi, se non ci si limita a leggere Repubblica.it o Corriere.it, è possibile trovare notizie anche molto utili: in questo caso il problema è che l'informazione “buona” è frammentata in mille rivoli e pertanto, considerato anche il vincolo del poco tempo disponibile, è impossibile avere una panoramica quotidiana sulle informazioni utili da sapere...
Il risultato è che se, magari anche da fonti affidabili, ci arrivano quotidianamente venti articoli da leggere alla fine, quando va bene, se ne leggono solo un paio di essi.
Un'altra conseguenza della sovrabbondanza di informazioni è che diventa difficile attribuirle la giusta priorità a ogni notizia e, di conseguenza, l'attenzione e magari il tempo aggiuntivo da prestargli.
Io ho addirittura il sospetto (v. Di chi è la colpa?) che a volte delle notizie siano montate ad arte per essere fuorvianti e guidare subdolamente l'opinione pubblica a interrogarsi su aspetti secondari di un problema invece di concentrarsi sulle sue vere origini.
Riassumendo: la mancanza di una fonte di informazioni affidabile e attendibile obbliga anche chi vorrebbe informarsi seriamente a rivolgersi a fonti alternative: questo determina una visione parziale nella quale è difficile orientarsi. Contemporaneamente la pletora di informazioni impedisce una corretta valutazione della relativa importanza (soprattutto quando l'impatto di queste sarà diluito nel tempo).

Conclusione: l'aspetto più drammatico di questa situazione è che tutto fa pensare al fatto che sia voluta. La tendenza di questi anni nel mondo delle “democrazie” occidentali è proprio quella di dividere e confondere i cittadini in maniera che questi non si oppongano alle decisioni prese dai poteri forti anche se spesso vanno proprio contro i loro stessi interessi.
In altre parole l'indifferenza della società verso i problemi che ci circondano è voluta e apprezzata e, forse, anche accuratamente progettata.

Nota (*1): per non parlare dello sport che ha il solo scopo di distrarre il telespettatore dai problemi reali del paese (v. Panem et circenses) o della propaganda politica che, appunto, è solo pubblicità mascherata da informazione.

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