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sabato 2 maggio 2015

Illusione democratica

Prima di giungere all'argomento odierno permettetemi una premessa storica forse un po' superficiale (*0)...

Nell'impero romano, più volte nel corso dei secoli, alla morte di un imperatore seguivano anni di disordini civili per la sua successione. Così, a memoria, ricordo solo tre dinastie (*1) con almeno quattro imperatori...
Al contrario, nel medioevo, le varie dinastie reali sembrano avere meno problemi a mantenere il proprio potere di generazione in generazione: vedi i Carolingi o i Capetingi fino ad arrivare alle monarchie assolute di diversi secoli successive...

Sembra strano questo contrasto fra l'impero e i regni posteriori: possibile che stati con un organizzazione enormemente inferiore a quella romana riuscissero però a garantire una migliore perpetuazione del potere?

Una possibile spiegazione è l'influsso della Chiesa: la legittimazione del potere reale tramite la religione: “Re per volontà di Dio”, “Re per diritto divino”, frasi che adesso ci suonano vuote ma che secoli fa dovevano essere sinceramente credute profonde verità.
Una possibile riprova storica la si potrebbe cercare nella successione di imperatori bizantini: una volta cementificato il sodalizio fra impero e Chiesa, ci furono dinastie durature da, diciamo, Teodosio in poi? Non conosco abbastanza questo periodo per poter rispondere: magari proverò a fare qualche ricerca in rete...

Rimane comunque il fatto che la Chiesa garantì una maggiore stabilità sociale giustificando e sostenendo il potere dei vari regnanti.

E questo ci porta alla vera riflessione che volevo proporre.
La società, in qualunque epoca, per essere stabile (v. W Harari) deve essere in grado di giustificare la propria struttura sociale che tende ad assumere una forma piramidale. I vertici hanno tutti i massimi privilegi del tempo mentre la base deve essere convinta ad accettare placidamente tale situazione intrinsecamente ingiusta.
In Europa, nel medioevo e oltre, la giustificazione che teneva buone le masse era che Dio stesso voleva tale ordine sociale: in pratica chi andava contro il volere del re andava contro il volere divino...
Adesso ci appare evidente quanto tale argomentazione fosse solo un'illusione per mantenere tranquilli i contadini e stabile la società. Eppure dovette essere un'illusione potente...

Ridiamo quindi ora dell'ingenuità dei nostri lontani antenati!
Adesso infatti il popolo è veramente libero, la giustizia è uguale per tutti, ogni bambino (mi riferisco al mondo occidentale) ha le stesse opportunità e, anzi, è il popolo ad avere tutto il potere e ad autoregolamentarsi grazie alla democrazia rappresentativa...
Oppure no?

Io dico di no.
E il trucco è sempre lo stesso: c'è una grande illusione che acceca la ragione e il buon senso della stragrande maggioranza delle persone.
Ieri era la volontà divina, oggi invece questa illusione è chiamata democrazia. Fin da piccoli ci viene inculcato nelle scuole che la democrazia è il governo del popolo: le scelte del governo e del Parlamento, per quanto indirettamente, sono decise dai cittadini stessi eventuali restrizioni alla nostra libertà, tasse e obblighi vari ce li siamo autoimposti e, per questo, li rispettiamo.
Ci illudiamo dell'uguaglianza della giustizia (*2) e magari anche che ogni giovane abbia le stesse opportunità. Eppure le ingiustizie ci circondano e aumentano sempre più: la globalizzazione come fonte di ricchezza per tutti si è rivelata essere un'illusione ma la globalizzazione dell'ingiustizia è una triste realtà.

In verità ci sono altre cause e concause ma la responsabilità più grande sta nell'illusione su cui si basa la democrazia: il potere del popolo.
In teoria, in un mondo ideale, la democrazia potrebbe anche funzionare: i media dovrebbero riportare i fatti in maniera oggettiva, chiara, sintetica ed esaustiva; la popolazione dovrebbe tenersi costantemente informata sull'operato del governo (minuziosamente controllato dai media) e poi, alle elezioni, votare serenamente e senza pregiudizi per la maggioranza, se questa ha lavorato bene o, in caso contrario, per la minoranza.
Nella realtà però i media non sono indipendenti e sono quindi tutt'altro che imparziali; i cittadini, anche volendolo, non hanno la possibilità di rendersi conto della situazione reale e, anzi, sono pesantemente influenzati/suggestionati dagli stessi media quando poi devono recarsi alle urne; come se non bastasse l'uomo, per sua natura, si attacca a un partito in maniera irrazionale, finisce per definire se stesso attraverso il proprio orientamento politico: questo provoca poi comportamenti illogici: il voto dato turandosi il naso, il voto dato perché “tanto gli altri sono peggio”, il voto dato per tifo, per non smentire le proprie illusioni, etc; infine, questa è la tendenza degli ultimi anni, non c'è sostanziale differenza fra i vari partiti: tutti sono più o meno egualmente succubi dei poteri forti e, di conseguenza, il voto diviene irrilevante...
In sintesi il risultato è che le democrazie rappresentative sono tutto fuor che il potere del popolo: al contrario queste sono un'illusione, una cortina di fumo, usata per legittimare un potere che opera contro il popolo e per nascondere l'amara verità di una crescente ingiustizia sociale.

In questi ultimi anni è sempre più evidente: le democrazie stanno diventando dei tiranni che vanno contro gli interessi della stragrande maggioranza della popolazione (intendo il 99,5% non il 60%...) per favorire invece i poteri forti (v. Poteri forti: definizioni ed esempi) in tutte le loro espressioni.

Conclusione: il futuro è nero ma il popolo è cieco e non vede la differenza...

Nota (*0): infatti non conosco abbastanza bene la storia per essere sicuro al 100% di quanto ho scritto: si tratta più che altro di una forte sensazione...
Nota (*1): i “discendenti” di Ottaviano, gli Antonini (*3) e i Severi... Poi magari ce ne sono altre ma dubito molte di più!
Nota (*2): il detto “per il forte la legge si interpreta, per il debole la si applica” è completamente autoesplicativo: gli esempi della giustizia farsa sono quotidiani o quasi.
Nota (*3): controllando in rete ho scoperto di essermi confuso: pensavo che gli Antonini fossero i “cinque imperatori buoni” (che adottarono il proprio successore)... In effetti non mi tornava tanto che si chiamassero Antonini e per questo ho verificato...

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