«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

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sabato 23 maggio 2015

Esegesi di TTAL

Rassegnandomi alla stolta pervicacia del mio amico (v. Fricassea testuale e il corto Delusione!) ho deciso di analizzare attentamente la canzone To Tame a Land degli Iron Maiden.
Egli ha infatti unilateralmente stabilito che essa è rappresentativa della nostra amicizia (io KGB, lui CIT) e quindi, come tale, vedrò di carpirne i segreti e di svelarli al pubblico del mio viario.

La prima lettura che è possibile farne è quella letterale.
Il testo degli Iron Maiden è ispirato al romanzo Dune di Frank Herbert e ne descrive il protagonista Paul Atreides attraverso una lista di nomi ed eventi confusa, lunga, pasticciata e priva di ispirazione.
Oltre alla descrizione di Paul Atreides, ci sono molti riferimenti al pianeta Dune/Arrakis (dove si svolge gran parte della vicenda) inclusa la sua ecologia e il clima caldo e “sabbioso”...
Di seguito la mia traduzione, mentre il testo originale è consultabile QUI.

“Domare una terra”
Egli è il Re di tutta la terra
Nel Regno delle sabbie
Di un tempo futuro.
Egli comanda i vermi della sabbia e i Fremen
In una terra fra le stelle
Di un età futura.

Egli è destinato a essere un Re
Egli comanda su ogni cosa
Su un pianeta chiamato Dune.
L'acqua del corpo è la tua vita
E senza di essa moriresti
Sul deserto del pianeta Dune.

Senza una tuta distillante cuoceresti
Su sabbie così bollenti e secche
In un mondo chiamato Arrakis.
È una terra che è ricca di spezia
I cavalieri della sabbia e i “topini”
Che vengono chiamati “Muad' Dib”

Egli è il Kwizatz Haderach.
È nato su Caladan
E affronterà il Gom Jabbar.
Egli ha il dono della preveggenza
O di guardare nel passato
Egli è il padrone delle stelle.

Verrà il tempo per lui di reclamare la propria corona,
E allora i nemici saranno abbattuti,
Capirai che egli sarà il migliore che ci sia mai stato,
Il Messia supremo, vero condottiero di uomini.

E quando il tempo del giudizio sarà prossimo,
Non temere, egli è forte e si opporrà
Al male, il fuoco che si diffonde per la terra,
Egli ha il potere di finirlo del tutto.


Un'altra interpretazione possibile è quella metaforica/allegorica che svela molti dettagli, sia passati che futuri, dell'amicizia fra KGB e CIT.
Il personaggio di Paul Atreides è multiplo, composto cioè da più persone che si differenziano nel tempo e nei rispettivi ruoli: Usul, Muad'Dib, Kwizatz Haderach...
Non solo: Paul Atreides, da una parte è un duca appartenente alla più alta aristocrazia galattica, ma dall'altra diventerà un semplice Fremen, un nomade del deserto.
È quindi chiaro che Paul Atreides rappresenterà talvolta il Kwizatz Haderach ovvero il sofisticato KGB e, talvolta, il “topino del deserto” ovvero il timido CIT. In generale infatti il Paul Atreides duca e Kwizatz Haderach rappresentano KGB mentre il Paul Atreides Usul e Muad' Dib sono CIT.
Infine, altre volte, Paul Atreides rappresenterà entrambi o, direttamente, la nostra amicizia.

Da questo punto di vista la prima strofe si riferisce a CIT.
CIT vive in una periferia disagiata [il deserto] e isolata [terra fra le stelle] e non comanda su nessuno [comanda i vermi] se non la moglie Fremen [Fremen]: CIT è infatti anche Usul, il classico marito buono ma severo, generoso ma inflessibile.

La seconda strofe si riferisce a KGB.
Un grande futuro lo aspetta [è destinato a essere un Re] anche se al momento il suo potere, benché illimitato, è circoscritto alla sua casa [Dune]. La sua grande intelligenza [acqua] è fondamentale per la sua sopravvivenza altrimenti impazzirebbe in un luogo isolato [deserto] come la sua casa [Dune].

La terza strofe si riferisce a CIT.
Quando CIT taglia l'erba del giardino di casa a Pisa [Arrakis] deve indossare un cappello [tuta distillante] altrimenti, vuoi per i capelli radi vuoi per l'età, rischierebbe un'insolazione [cuocerebbe]. Se CIT [Muad' Dib] lo volesse, nonostante le talpe [cavalieri della sabbia] e i grossi ratti [topini], il suo orto sarebbe ricco di cannabis [le spezie].

La quarta strofe si riferisce a KGB.
Egli è il KGB [Kwizatz Haderach] e non è nativo di Pisa ma di una città vicina [Caladan]. Affronterà (ma questo è già avvenuto) l'università [Gom Jabbar] a Pisa. KGB ha il dono della preveggenza [dono della preveggenza], è appassionato di storia [guardare nel passato] ed è padrone del proprio destino [padrone delle stelle].

La quinta strofe si riferisce sia a KGB che CIT.
Quando KGB e CIT collaborano insieme [reclamare la propria corona] hanno successo [i nemici saranno abbattuti]. Per CIT, KGB è il migliore che ci sia mai stato [il migliore che ci sia mai stato] mentre, per KGB, CIT è stato un ottimo chierichetto [Messia supremo] ed è molto abile a guidare la macchina scorrazzando KGB a giro [vero condottiero di uomini].

Anche la sesta strofe è mista.
Se CIT dovesse venire arrestato [tempo del giudizio] allora KGB andrà a portargli le arance in carcere [egli è forte e si opporrà].
Il finale bucolico ricorda che nonostante la pestilenziale gramigna [il fuoco] si diffonda incontrollata nel giardino di CIT, egli volendo potrebbe zapparlo tutto [finirlo tutto]: non è specificato ma si intuisce chiaramente che in questo caso KGB, rimanendo seduto all'ombra, potrebbe guardarlo lavorare e consigliarlo.

Infine è possibile l'interpretazione anagogica, ovvero l'interpretazione spirituale che svela realtà intellegibili e future presenti nel testo.
In questo caso tutte le strofe si riferiscono sia a KGB che CIT ma la loro analisi deve essere distinta.
Per KGB il testo allude chiaramente alla ricerca, complessa e difficile, dell'anima gemella: i riferimenti al deserto infuocato indicano il suo magnetismo animale incandescente e sensuale, i giganteschi vermi delle sabbie sono dei simboli fallici adeguati, i nemici da abbattere sono gli indegni pretendenti che ne insidiano la donna/corona. La mia vittoria finale è inevitabile.
Per CIT il significato anagogico è altrettanto limpido: molto lavoro sarà necessario per controllare l'espansione della gramigna nel giardino [il deserto arido e sabbioso] ma attraverso l'impegno quotidiano, il sudore [l'acqua del corpo], la schiena piegata sul graveolente terreno, le malattie e i dolorosi calli infine, dopo molti anni, forse potrebbe farcela a debellarla, ma anche no.

Conclusione: credo che la mia analisi sia semplice e lineare comunque chiederò a CIT per sapere cosa ne pensa...

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