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mercoledì 1 gennaio 2014

Caligvla

Com'è bello scoprire che un libro da cui non ci aspetta molto si rivela invece piacevolmente affascinante!
Mi è successo con Caligula di Maria Grazia Siliato, Ed. Mondadori, 2005.

Uno dei miei criteri di lettura per la scelta dei libri di storia da leggere è seguire la sequenza degli imperatori romani: Cesare (*1), Augusto, Tiberio e, quindi, Caligola...
La mia perplessità iniziale era dovuta al fatto che il libro fosse appartenuto a mia madre (*2) e che l'autrice fosse una donna: temevo un romanzo rosa a fondo storico (*3)...
Poi leggendo i risvolti ho scoperto che l'autrice era una storica e, così rassicurato, ho iniziato la lettura che si è subito rilevata interessante.

L'autrice infatti imposta l'intera la trama sulla teoria che Caligola fosse tutt'altro che pazzo: per chi non lo ricordasse Caligola era l'imperatore che voleva fare eleggere senatore il proprio cavallo, che portò le legioni sulla costa della Manica a raccogliere conchiglie, che si fece costruire un ponte di navi per poter attraversare a cavallo il golfo di Baia e, ovviamente, era licenzioso e depravato. O almeno così ce lo dipingono le antiche fonti storiche...
La tesi dell'autrice è che Caligola si sia fatto volutamente passare per debole di mente, prima di divenire imperatore, per poter sembrare innocuo e sopravvivere visto che Tiberio (o la madre Livia) era stato probabilmente il mandante degli assassini di suo padre Germanico e dei fratelli Nerone e Druso. Poi, una volta eletto imperatore, avrebbe invece inaugurato un periodo di grandi riforme sia di politica interna che estera: i senatori a lui avversi, proprio perché preoccupati da queste novità, avrebbero organizzato il suo assassinio e, per meglio smantellare le riforme già attuate, avrebbero provveduto a far circolare voci sulla sua pazzia che hanno portato ai pregiudizi storici che ben conosciamo.
Ovviamente è solo una teoria ma l'autrice accumula una grande quantità di indizi che, considerati nel loro complesso, rendono la sua ipotesi molto convincente.

Tornando al romanzo ho anche apprezzato molto lo stile elegante dell'autrice oltre alla sua precisione, sia di termini che di riferimenti, propria di una storica. Per certi versi vi ho percepito degli “echi” delle Memorie di Adriano ma ovviamente non si avvicina a tale capolavoro.
Non è assolutamente un romanzo rosa ma prettamente storico e infatti, molto correttamente, in fondo al libro ci sono delle note che ripercorrono capitolo per capitolo tutti gli elementi storici su cui si basa la trama.

Volendo trovarvi un difetto non ho gradito gli sporadici paragrafi dove l'autrice si inserisce nella narrazione per fare dei riferimenti al presente. Questi paragrafi spezzano senza motivo l'incantesimo dell'ambientazione e mi sembrano inutilmente didascalici.

Nel complesso un ottimo romanzo storico!

Nota (*1): Lo so, lo so...
Nota (*2): Fosse stato di mio zio non avrei avuto nessun dubbio che fosse un romanzo storico: ma lo zio fra i libri di storia non aveva romanzi ma solo saggi...
Nota (*3): Questi miei pregiudizi sono colpa delle Nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley...

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