«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

Qui si straparla di vari argomenti:
1. Il genere dei pezzi è segnalato da varie immagini, vedi Legenda
2. Istruzioni per i nuovi lettori (occasionali e non) qui
3. L'ultimo corto è questo

martedì 10 settembre 2013

Lo Strabuccino Azzurro (3/4)

Al via Bieber scattò subito a grande velocità distanziando gli inseguitori; anche Gandalf era partito veloce ma poi, per conservare le energie, aveva adottato un passo più tranquillo; Lettaculo era già decisamente indietro ma strisciava a velocità costante e con rettiliana determinazione. Invece il cavaliere Ricco scrutava impazientemente il cielo aspettando una schiarita prima di far decollare il suo Effexxxv.
Dopo alcuni minuti il cavaliere Ricco, visto che ormai non pioveva quasi più e allettato dalla possibilità di arrivare primo beffando così il proprietario del levriero, si decise a togliere il cappuccio a Effexxxv e a lanciarlo in aria.
Tutti si resero subito conto che era stato uno sbaglio: gli occhi del falcone mulinavano come impazziti e per qualche secondo si ebbe la sensazione che non riuscisse nemmeno a prendere quota, poi improvvisamente iniziò a salire, quasi in verticale, fino a un migliaio di piedi d'altezza senza però riuscire a stabilizzarsi; cabrò a sinistra, in direzione del traguardo, ma poi iniziò a rallentare sempre di più, finì in stallo e iniziò a precipitare avvitandosi su sé stesso.
«Oh no! Così pvecipiti! Vipvendi quota ova!» - fece in tempo a urlare il cavaliere Ricco ma subito, con un boato che fece tremare il terreno, Effexxxv si schiantò a terra in una palla di fuoco.
Secondo il cavaliere Furbo, che ci vedeva molto bene, del fumo usciva già dalla coda del falcone quando questi aveva iniziato a perdere velocità in alta quota...
Nel frattempo però Bieber, che non voleva sporcarsi le zampe di fango, stava correndo intorno a delle pozze incerto su dove passare. Gandalf aveva recuperato molto terreno e, sorprendentemente, Lettaculo non era troppo più lontano.
Il cavaliere Bello urlò a Bieber di muoversi ma il cane era troppo lontano per sentirlo e, anzi, iniziò a rimirarsi in una pozza: si divertiva a camminarci accanto facendo finta di niente per poi girarsi improvvisamente verso di essa facendosi l'occhiolino o un sorrisetto saputo. Non contento iniziò ad abbaiare facendo finta di cantare e accennò pure dei maldestri passi di danza scodinzolando fuori tempo: nel frattempo Gandalf, che aveva finito di guadare le pozze, scattò per lo sprint finale mentre Lettaculo entrava a sua volta nel fango. Quando Bieber si accorse di quanto stava succedendo era troppo tardi: Gandalf aveva già tagliato il traguardo e Lettaculo era a poche decine di metri. Inutilmente Bieber partì come una freccia: appena Lettaculo tagliò il traguardo, Epopto sbucò dal nulla con un megafono in mano e dichiarò che la gara era conclusa e che il cavaliere Bello era stato eliminato: infatti Effexxxv era arrivato primo perché si era schiantato oltre un centinaio di piedi dopo il traguardo! A nulla valsero le proteste del cavaliere Bello che fu così rimandato a casa...

Il giorno dopo, di buon mattino, Epopto chiamò i concorrenti superstiti fuori dall'ostello.
«La gara di... ehm... oggi è... uhm... molto semplice: ciascun concorrente per... ehmm... passare il turno... dovrà... ahm... portare il corno di un... uhm...vampirozombiecapramannaragigantecornuta. Avete tempo fino al... al... ehm... tramonto!» - spiegò Epopto.
«Oh no! Come farò a trovare e uccidere un vampirozombiecapramannaragigantecornuta? Temo che oggi sarò eliminato... Cosa ne sarà della mia piccola Pescasoda?» - disse triste Strabuccino lanciando una languida occhiata al terrazzo dove, come al solito, si intravedeva Pescasoda affacciata per seguire l'azione. Per Strabuccino era un emozione costante perché sapeva che la sua amata lo seguiva trepidante con lo sguardo sperando che il suo eroe sconfiggesse gli odiosi rivali.
«Non ti preoccupare Strabuccino: so io dove possiamo trovare un vampirozombiecapramannaragigantecornuta! Anzi, vedo con piacere che sia il cavaliere Furbo che il Bello stanno dirigendosi in direzioni sbagliate...» - gli rispose Gandalf.
Quando i due cavalieri furono fuori vista, Gandalf disse a Strabuccino di seguirlo: presero un sentiero strettissimo che si infilava nel folto del bosco e, dopo un'ora, attraversarono una fitta macchia di rovi che graffiò Strabuccino fino a farlo diventare una massa sanguinolenta.
Così rispose Gandalf alle proteste di Strabuccino: «Mi dispiace ma è necessario: l'odore del sangue attirerà il vampirozombiecapramannaragigantecornuta fino a te! Ormai siamo vicini: non senti un odore come di capra putrefatta?»
«Ah, ecco! Pensavo che te ne fosse scappata una grossa a te...» - rispose Strabuccino.

Finalmente sbucarono in una piccola radura dove un'oscura grotta aveva l'ingresso.
«Sei pronto Strabuccino? Presto il vampirozombiecapramannaragigantecornuta uscirà dalla caverna!»
«E io che faccio?! Come l'uccido?!» - chiese Strabuccino che adesso stringeva la sua spada tenendola alta davanti a sé.
«Non ti preoccupare: basta che tu ti lasci mordere! Il tuo sangue contiene delle spore di fungo che sono velenose per i vampirizombiecapremannaregiganticornute: appena ti avrà succhiato il sangue inizierà a sentirsi male e tu potrai ucciderlo senza problemi!» - spiegò Gandalf.
Il saggio coniglietto aveva appena finito di parlare che un belato ultraterreno trasudante malvagità arrivò dalla grotta: subito dopo la creatura fu addosso a Strabuccino e iniziò a dilaniarlo. Il dolore era terribile ma Strabuccino mantenne la calma: sapeva che doveva solo aspettare. Riuscì a bloccare la testa del vampirozombiecapramannaragigantecornuta sopra di sé tenendola per le corna e, per diversi secondi, i due poterono guardarsi dritti negli occhi e scambiarsi fetide alitate.
Improvvisamente le spore fecero effetto: la creatura infernale strabuzzò gli occhi in fuori e provò a chiudere le fauci ma, un attimo dopo, un getto di vomito verde e puzzolente si riversò sul volto di Strabuccino. Il regno di terrore di questo vampirozombiecapramannaragigantecornuta era terminato, il mostro era morto!
«Bravo Strabuccino: ce l'hai fatta! Ecco taglia il corno più piccolo... sì quello lì...» - disse Gandalf che saltellava intorno tutto contento.
«Perché non quello più grande?»
«Come? non lo sai? Questo lurido mostro è velenoso e il veleno è concentrato nel corno più grande: infatti il nome vampirozombiecapramannaragigantecornuta è solo un'abbreviazione mentre il nome completo sarebbe vampirozombiecapramannaragigantecornutaevelenosa...» - spiegò Gandalf mentre Strabuccino tagliava via il corno più piccolo.
«Ben fatto! Ora possiamo tornare alla torre Lamentosa: sono sicuro che gli altri due concorrenti saranno eliminati!» - disse allegramente Gandalf avviandosi per un nuovo sentiero nella direzione opposta a quella da dove erano arrivati.

Avevano lasciato la radura da poco meno di venti minuti quando Gandalf e Strabuccino si imbatterono in un fiumiciattolo attraversato da uno stretto ponte di corde. Tutto sembrava tranquillo ma improvvisamente Gandalf lanciò l'allarme: «Oh! No! Siamo seguiti!»
«Chi è?! Il cavaliere Furbo?! Quello Ricco?!» - chiese Strabuccino.
«No: si tratta di un nemico che solo io posso affrontare. È uno scoiattolo infernale, il Flagello del Bosco!» - disse Gandalf indicando un piccolo scoiattolo all'altra estremità del ponte che sembrava fissarli perplesso.
«Scappa Strabuccino mentre io cerco di trattenerlo!» - gridò Gandalf.
Strabuccino si allontanava lentamente e, a ogni passo, si voltava verso il ponte tentato di tornare indietro per aiutare il fido coniglietto.
Sul ponte Gandalf era ormai faccia a faccia con lo scoiattolo: «Non puoi passare» - gli disse - «Sono un servitore del Fuoco Segreto e reggo la fiamma di Anor. A nulla ti servirà la ghianda oscura, fiamma di Udûn. Non puoi passare. Torna nell'ombra. Non puoi passare.»
Lo scoiattolo fece un altro passetto avanti e Gandalf cadde giù dal ponte. «Fuggi, sciocco!» - fu l'ultima cosa che Strabuccino udì un'istante prima del tonfo nell'acqua.
Con le lacrime agli occhi Strabuccino si voltò e corse via il più velocemente possibile.

Strabuccino vagò a lungo nel bosco perché senza Gandalf si era perso: probabilmente avrebbe perfino rischiato di non tornare in tempo alla torre ma si affidò al suo cuore che, lentamente ma inesorabilmente, lo guidò dalla sua amata.
Circa mezz'ora prima del tramonto Strabuccino arrivò alla torre Lamentosa e consegnò a Epopto il corno di vampirozombiecapramannaragigantecornuta. Epopto controllò il suo orologio da taschino, poi annui e mise il corno nella sua borsa: avrebbe incrementato la dote di Pescasoda.
Gli altri due cavalieri rimasti, Ricco e Furbo, erano seduti fuori dall'ostello e conversavano fra loro di politica sorseggiando una birra fredda: ovviamente avevano opinioni opposte in quanto il cavaliere Ricco parteggiava per il suo omonimo, il cavaliere Nero del PDL; il cavaliere Furbo invece tifava per l'astuto cavaliere Rottamatore del PD.
Quando il cavaliere Ricco vide Strabuccino non riuscì a nascondere il suo disappunto dicendo: - «Così anche il pezzente basso e bvutto è viuscito nell'impvesa odievna...»
Il cavaliere Furbo invece, accarezzando il suo serpente Lettaculo che ascoltava attento, notò che Gandalf non era con Strabuccino e così gli chiese: «Ben tornato Strabuccino, ma dov'è il tuo simpatico coniglietto bianco col mantello e il cappello buffo?»
«È caduto! È caduto! Gandalf il Grande!» - declamò Strabuccino con la voce rotta per l'emozione.
«Per salvare l'indegno Strabuccino si è sacrificato! Avevo da poco sconfitto il vampirozombiecapramannaragigantecornuta quando il Flagello del Bosco ci ha attaccato: Gandalf ha cercato di fermarlo e darmi così modo di scappare ma è stato sconfitto...»
«E voi invece come ve la siete cavata?» - chiese Strabuccino che, nonostante il lutto, non aveva dimenticato la buona educazione.
«Io sono semplicemente andato alla gioiellevia più vicina è ho compvato il covno di vampivozombiecapvamannavagigantecovnuta più gvande che avevano: siccome costava solo un milione di baiocchi l'ho anche fatto ricopvive d'ovo e d'avgento, con qualche vubino, smevaldo e zaffivo incastonati tanto per dave un po' di colove...» - disse senza falsa modestia il cavaliere Ricco.
«Io invece ho fatto alla vecchia maniera: ho ucciso un vampivozombiecapvamannavagigantecovnuta e gli ho preso un corno...» - disse facendo spallucce il cavaliere Furbo.
Domani sarebbe stato il gran giorno e Strabuccino, che era stanco morto dopo aver vagato per ore per il bosco, salutò i due ben più riposati cavalieri e se ne andò a dormire.

Il mattino seguente Strabuccino si alzò prestissimo e la prima cosa che fece fu correre fuori per vedere se Pescasoda era già affacciata al suo balcone.
La speranza di Strabuccino andò delusa ma si consolò pensando che probabilmente Pescasoda si stava facendo bella per lui.
Come al solito Epopto convocò tutti i concorrenti fuori dall'Ostello per spiegare le regole della prova: - «Oggi... ohmm... dovrà rimanere un solo... ehm... concorrente: il vincitore! I partecipanti devono accettare di combattere... ehm... fino alla... uhm... morte, oppure... ehm... uhm... ritirarsi. I combattimenti devono iniziare a... ahm... mezzodì: non ci sono... uhm... altre... ohm... regole...»

Strabuccino era molto preoccupato: Epopto non l'aveva detto esplicitamente detto ma era chiaro che i concorrenti potevano accordarsi fra loro. E il cavaliere Furbo era troppo furbo: sicuramente gli avrebbe messo contro il cavaliere Ricco: solo quando entrambi fossero stati gravemente feriti il cavaliere Furbo si sarebbe gettato nella mischia uccidendo facilmente i suoi rivali...
Erano da poco passate le 9:00 e quindi c'era ancora tempo per mettere in guardia il cavaliere Ricco.

Strabuccino andò quindi a cercarlo ma si accorse che il cavaliere Furbo l'aveva già preceduto: i due cavalieri erano infatti appartati lontano, all'ombra di un albero, a discutere fra loro. Quando si accorsero che Strabuccino li guardava il cavaliere Furbo disse qualcosa all'orecchio del cavaliere Ricco che subito annui con convinzione: subito dopo i due si strinsero solennemente la mano. Anche a Strabuccino fu chiaro che i due si erano già accordati contro di lui...

Strabuccino era molto depresso: sapeva di non avere quasi nessuna possibilità ma, più che per se stesso, era preoccupato per Pescasoda. Se lui fosse stato sconfitto cosa sarebbe stato di lei? il cavaliere Ricco o quello Furbo sarebbero stati in grado di prendersene cura e amarla come meritava? Sicuramente Pescasoda era così bella e buona da inspirare amore anche a un cuore duro come quello del cavaliere Furbo... E il cavaliere Ricco le avrebbe potuto comprare tutto ciò che ella desiderava: in confronto Strabuccino aveva ben poco da offrirle...
Addirittura si domandò se non fosse il caso di far vincere il cavaliere Ricco visto che forse Pescasoda sarebbe stata più felice con lui. Invece non riusciva a immaginare Pescasoda col cavaliere Furbo: i due erano troppo diversi, lui era viscido e malvagio, molto più freddo del suo serpente; lei invece era fresca e gioiosa, calda e allegra: sicuramente avrebbe odiato anche la sola presenza del cavaliere Furbo. Confuso da tutti questi pensieri, in cerca d'ispirazione, guardò in alto alla finestra del balcone: ma era ancora chiusa...

Alle 11:50 Epopto convocò i concorrenti ma solo il cavaliere Furbo e Strabuccino si presentarono.
«Il cavaliere Ricco se ne è già andato...» - riferì il cavaliere Furbo all'arbitro - «...e io sono solo passato qui per salutare il valoroso Strabuccino: sicuramente il più degno dei miei avversari!»
Detto questo il cavaliere Furbo si voltò e prese la strada per andarsene.
Strabuccino rimase a bocca aperta e anche Epopto sembrò seriamente stupito. Comunque aspettò le 12:00 spaccate per dichiarare che il solo concorrente ancora presente era Strabuccino e nominarlo quindi vincitore. Poi lo condusse alla porta della torre: una pesante grata di ferro battuto attraverso la quale non sarebbe potuto passare nemmeno un bambino, aldilà di essa una scala a chiocciola saliva su fino all'alloggio di Pescasoda. Ben tre lucchetti chiudevano la grata e un sigillo intatto garantiva che non fosse stata mai aperta. Ogni lucchetto richiedeva poi una chiave diversa che Epopto portava legate a una catenina appesa al collo. In basso, nel mezzo della grata, c'era invece una fessura orizzontale attraverso la quale venivano fatti passare i vassoi con il cibo in maniera che Pescasoda potesse scendere a prenderseli.
«Ecco...ehm... Congratulazioni: adesso lei, Strabuccino, ehm... siete libero di salire dalla signorina Pescasoda ed esigere la vostra ricompensa...» - disse Epopto aprendo la pesante grata.

Nessun commento:

Posta un commento