«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

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domenica 8 settembre 2013

Lo Strabuccino Azzurro (2/4)

«Uhmm... ehm... allora... ehm... la prima prova consiste nell'attraversare il ponte … ehm... infuocato e giungere ehm... ai ...ohm... piedi della torre Lacrimosa. Il termine della... uhm... della... ehm... prova è stasera al … uhm... tramonto.» - spiegò Epopto.
«No. Non è... ehm... permesso l'uso di elicotteri» - aggiunse Epopto vedendo che il cavaliere Ricco aveva alzato la mano.
I cavalieri e Strabuccino si misero a esaminare attentamente il fossato infuocato e il ponte di ferro incandescente. Fecero più volte il giro della torre alla ricerca di una qualche invisibile scorciatoia ma non scoprirono niente di interessante.
Alla fine fu il cavaliere Furbo che prese la parola chiamando gli altri concorrenti tutti intorno a sé: «Ragazzi, qui dobbiamo collaborare insieme altrimenti stasera saremo tutti eliminati. Se invece ognuno di noi dà il proprio contributo possiamo farcela.»
A queste parole di buon senso gli altri non poterono che assentire.
«Dunque il mio piano è semplice: data la sua natura micetica, la sua simbiosi fungo-ometto, Strabuccino è l'unico che può attraversare il ponte infuocato senza troppi danni. Basta che corra abbastanza veloce e vada sempre dritto. A istruire Strabuccino su come correre velocemente penserà il cavaliere Bello con delle lezioni teoriche pratiche impartite da Bieber, il suo levriero. A guidare correttamente Strabuccino penserà invece Effexxxv, il falcone del cavaliere Ricco, controllando la situazione dall'alto.» - spiegò il cavaliere Furbo.
Tutti trovarono il piano del cavaliere Furbo molto ben congegnato: solo Strabuccino espresse delle perplessità sul suo compito relativamente più rischioso di quello degli altri.
Ma il cavaliere Furbo lo zittì prontamente: - «Vergogna Strabuccino! Tutti dobbiamo fare la nostra parte: io ho escogitato il piano e i cavalieri Bello e Ricco mettano a tua disposizione le loro adorate creature! E tu, invece di ringraziarci, hai il coraggio di lamentarti!? Eppure Gandalf mi aveva detto che eri coraggioso...»
«Beh... dico solo che, almeno in questa prova, mi pare di fare un po' più degli altri...» - rispose un imbarazzatissimo Strabuccino.
«È solo questo il problema? Allora io e questi altri due valenti cavalieri ci impegniamo a esporci in prima persona nelle prossime prove: contento!?» - disse il cavaliere Furbo mentre gli altri due annuivano solennemente. Poi, dopo averci pensato un attimo, aggiunse minacciosamente: - «Oppure vuoi far sapere a Pescasoda che qualcuno qui, invece di collaborare con gli altri per salvarla, preferisce farla rimanere per sempre lassù confinata nella sua stanzetta in cima alla torre?»
Per Strabuccino l'idea di fare brutta figura con Pescasoda era così insostenibilmente terribile che, nonostante i dubbi, si affrettò ad acconsentire senza aggiungere altro.

Fu così che la logica ineccepibile del cavaliere Furbo ebbe la meglio sulle perplessità di Strabuccino il quale passò quindi la mattinata a esercitarsi con Bieber.
La lezione teorica non fu molto chiara perché Bieber si limitò ad abbaiargli contro per venti minuti fin quando il cavaliere Bello, che aveva appena finito di fare un bagno emolliente, non lo chiamò per pettinarlo.
La lezione pratica andò meglio ma fu molto faticosa: il cavaliere Bello lanciava dei rami o dei sassi il più lontano possibile e Strabuccino doveva rincorrerli e riportarli indietro.
Poi fu il turno del cavaliere Ricco di spiegare a Strabuccino (che doveva tenere gli occhi chiusi) a orientarsi grazie ai segnali del suo falcone che volava alto sopra le loro teste: - «Sentito? Adesso è dietvo di te e quindi devi andave avanti, ok? Ecco... aspetta... sentito? Ova è alla tua destva e quindi devi andave a...? Esatto, devi andave a sinistva, ok? Bene... ecco... aspetta... sentito?».
In verità a Strabuccino sembrava che le acute grida del falcone venissero da ogni direzione, e soprattutto dall'alto, ma quando si azzardò a dirlo al cavaliere Ricco fu subito rimbrottato: - «Ah! Questi pezzenti! Mai contenti: io spiego e lovo non capiscono... Svegliati Stvabuccoso non favmi perdeve tempo!». E Strabuccino non osò lamentarsi nuovamente...

Nel primo pomeriggio Strabuccino era pronto ad affrontare il ponte e fu scortato all'estremità di esso dai vari cavalieri mentre questi gli davano i più svariati consigli: “Corri veloce”, “Non ci pensare”, “Chiudi gli occhi” e “Per non bruciarti con le lingue di fuoco evita di farti leccare”.
Ma Strabuccino trovò il coraggio di affrontare la durissima prova grazie, più che agli incoraggiamenti dei tre cavalieri, allo sguardo attento e amoroso di Pescasoda: la ragazza infatti, dall'alto della sua terrazza, guardava e attendeva con comprensibile interesse che il suo salvatore si accingesse ad affrontare il pericolo per salvarla.
Quando Strabuccino raggiunse il ponte si fermò e chiuse gli occhi: pensò all'amore di Pescasoda che lo aspettava lassù nella torre e le fiamme gli parvero un ben misero e debole ostacolo alla sua felicità. Poi aprì gli occhi e ripensò alle lezioni della mattina: visualizzò un sasso venire lanciato attraverso il ponte e subito si lanciò al suo inseguimento.
Quasi non udì la voce stentorea di Gandalf che l'incitava: - «Coraggio, Strabuccino! Corri, cuor di leone, come non hai mai corso sinora!»

Dopo pochi istanti fra le fiamme gli abiti di Strabuccino presero fuoco ma egli continuò imperterrito nella sua corsa. A metà strada anche braccia e gambe stavano bruciando, il dolore era atroce, ma il suo metabolismo micetico non ne risentiva più di tanto e, con l'immagine di una sorridente Pescasoda fissa nella mente, continuò a correre.
Improvvisamente, proprio quando sentiva di stare per ridursi in un mucchietto di cenere, arrivò all'altra estremità del ponte: magicamente le fiamme che lo consumavano si spensero: naso, labbra, orecchie e palpebre non c'erano più e gambe braccia sembravano degli stecchini carbonizzati; dalla pelle sfrigolante si levava lo schifoso odore dolciastro di fungo bruciato.
Ma era vivo! Col tempo il suo corpo sarebbe guarito e le varie appendici sarebbero ricresciute ma al momento il dolore era terribile: un peso che lo schiacciava a terra rendendolo incapace sia di pensare che di agire. Ma Strabuccino prendeva molto a cuore le sue responsabilità e così raccolse le sue ultime forze per aiutare i suoi compagni. All'ingresso della torre c'era una sfera di luce pulsante e multicolore circondata da simboli esoterici e formule magiche; Strabuccino la fissò per qualche minuto incerto su come agire poi però notò, incassato nel muro, lo sportellino del contatore del gas: senza esitazione l'apri e chiuse il rubinetto: immediatamente le fiamme si spensero mentre, dall'altra parte del ponte, i tre cavalieri si congratulavano fra loro dandosi il cinque e vociando la loro soddisfazione. Poi, nonostante fosse rimasto senza palpebre, la sua vista si oscurò e fu preda dell'oblio.

Quando a tarda sera si risvegliò vide il muso di Gandalf che vegliava sopra di sé.
«Strabuccino come stai?!»
«Tutto il corpo... mi frizza...» - rispose Strabuccino con un filo di voce.
«Non c'è da meravigliarsi: nelle ultime ore hai cambiato due volte pelle e hai già dei bozzetti informi al posto di naso e orecchie! E hai di nuovo le palpebre: è incredibile!» - disse con sincero entusiasmo Gandalf.
«...la palpebre sono ancora fresche: sono trasparenti... ma cos'è questo cattivo odore? E dove sono gli altri?» - mormorò Strabuccino.
«Beh i cavalieri sono a cena e stanno festeggiando il superamento della prima prova. Pensando che tu fossi ormai spacciato ti hanno buttato fra i rifiuti sul retro dell'ostello... Ma non ti preoccupare domattina anche tu sarai in forma e pronto per la seconda prova!» - lo rassicurò Gandalf.

Il mattino dopo Strabuccino fu svegliato da una leggera pioggerellina: adesso stava solo moderatamente male così si alzò e indossò gli abiti di riserva: jeans blu e maglietta verde. Ancora braccia e gambe erano debolissime e qualsiasi prova sarebbe stata estremamente dura: pensò che era proprio una fortuna che si fosse accordato con gli altri cavalieri per aiutarsi a vicenda...
Ma più importante di tutto fu l'accenno di saluto che Pescasoda indirizzò nei suoi confronti dall'alto della torre Lamentosa: in verità la ragazza aveva semplicemente scacciato una mosca che l'infastidiva ma per Strabuccino fu la conferma che il suo amore era corrisposto e questa consapevolezza gli dette la forza per affrontare qualsiasi ostacolo.
Quando i cavalieri lo videro in piedi non poterono trattenere commenti stupiti.
«È pvopio vevo, i pezzenti sono come le pulci: non muoiono mai! Ah! Ah!» - disse ridacchiando il cavaliere Ricco.
Solo il cavaliere Furbo ebbe virili parole di conforto per Strabuccino: «Ieri sei stato in gamba...» gli disse.
Infine, un'ora dopo gli altri, anche il cavaliere Bello uscì all'aperto (la sua toilette mattutina era infatti piuttosto lunga e anche Bieber voleva essere pettinato per bene) e non poté esimersi dal salutare Strabuccino: - «Ma che schifo, guardate che orrore! Non si dovrebbero accettare dei concorrenti in queste condizioni!»
«Non è colpa mia se mi sono bruciato!» - si difese Strabuccino.
«Mi riferivo agli abiti: che completa mancanza di buon gusto...» - disse sprezzante il cavaliere Bello scuotendo la testa e scrutando il cielo preoccupato forse che l'umidità gli afflosciasse i riccioli biondi.

Epopto venne loro incontro con insolita energia e, invece di salutarli, puntò adirato il dito verso Strabuccino.
«... ehm… qualcuno di voi ieri ha fatto il furbo... uhm... accordandosi con... uhm... gli altri. Questo non è tollerabile! Chiunque sia... ehm... sorpreso ad aiutare un altro...aahhh... concorrente sarà immediatamente... ehm... squalificato: è chiaro!?»
Epopto non aveva fatto espressamente il nome di Strabuccino ma era chiaro che lo riteneva il principale responsabile: il cavaliere Ricco fischiettava guardando in aria, il cavaliere Bello si controllava i baffi al suo specchio portatile mentre il cavaliere Furbo ascoltava il suo serpente che gli stava sibilando qualcosa all'orecchio...
«Comunque, poiché siete... ehmm... troppi, oggi faremo un gara... ehm... fuori programma e... ehmm... ed elimineremo un... ohm... concorrente!» - continuò Epopto.
«Si tratta di una prova di... ehm... velocità e saranno i vostri... uhm... ahm... animali a concorrere al vostro posto: chi raggiungerà il... uhm... traguardo per ultimo verrà... ehm... eliminato! Presentatevi alla partenza fra... ehm... tra dieci minuti» - concluse Epopto.
Strabuccino pensò che il favorito fosse il cavaliere Ricco col suo falcone mentre quello a rischio di essere eliminato era senza dubbio il cavaliere Furbo col suo serpente. Eppure il cavaliere Furbo non sembrava preoccupato e stava tranquillamente dando delle istruzioni al suo serpente Lettaculo; prevedibilmente il cavaliere Bello si stava sfregando le mani dalla gioia mentre il suo Bieber scodinzolava felice; stranamente però il cavaliere Ricco era nel panico e, mentre inseguiva l'arbitro, gli parlava gesticolando vistosamente: «Ma Effexxxv non può volare con questa debole pioggerella! È troppo rischioso: queste avverse condizioni meteorologiche accecano i suoi delicati sensi! Non posso rischiare Effexxxv con questo tempo: lui e i suoi fratelli mi sono costati 9 miliardi di baiocchi d'oro... per non parlare della manutenzione! Dobbiamo assolutamente rimandare la gara almeno di qualche ora!»
Ma il paziente Epopto era irremovibile e alla fine gli disse di smetterla di seccarlo oppure l'avrebbe immediatamente squalificato.

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