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mercoledì 3 aprile 2013

Cristianesimo antico

Nel pezzo Viziato accennai a un'interessante intuizione che mi era venuta sul momento: la rigidità della Chiesa alla quale siamo abituati deriva direttamente dalla morale in vigore nei monasteri nell'alto medioevo; ipotizzavo dunque che la visione estremamente negativa di ogni aspetto della sessualità umana non fosse propria del primo cristianesimo e che anzi, per poter “competere” con il paganesimo, doveva essere molto più tollerante anche riguardo la sessualità.

Per questo motivo ho dato una rapida occhiata ai miei (diciamo dello zio...) libri di religione piazzati però su uno scaffale piuttosto alto: così ho potuto scegliere solo fra quelli più in vista e ho sommariamente optato per Introduzione al cristianesimo antico di Alberto Pincherle, Universale Laterza, 1974.

Si tratta di un libretto agile, sulle 200 pagine, che però ha vari difetti:
1) è datato (*1): strano a dirsi (visto l'argomento trattato!) ma quando fu scritto molti scritti gnostici erano stati da poco scoperti e non ancora tradotti...
2) è troppo allineato alle posizioni ufficiali della Chiesa (*1) e non difende adeguatamente le ragioni degli “eretici”.
3) tratta solo della storia ufficiale del cristianesimo (eresie, concili, rapporti con l'impero, padri della Chiesa, etc...) ma non affronta quello che più mi stava a cuore, ovvero come fosse vissuto il primo cristianesimo fra i comuni fedeli.
4) sembra un bignami! Troppi nomi e date senza un'adeguata sintesi: è l'ideale per chi conosce già la materia e ne vuole una visione d'insieme ma, per chi come me ne è digiuno, finisce per confondere le idee...

Riassume abbastanza approfonditamente la situazione storica della Giudea, poi passa ai vangeli, alle lettere di Paolo (*2) e all'Apocalisse ma non mi piace come liquida gli apocrifi. In particolare non accenna alla questione fondamentale dei criteri usati dalla Chiesa per scegliere quali fossero i testi del canone e quali no.
Vengono poi esaminate le varie eresie e ho così scoperto che ci sono due grandi generi di dispute: quelle trinitarie (che in genere negavano, oppure subordinavano, la divinità del Cristo...) e quelle cristologiche (che invece disquisivano sulla relazione fra divino e umano nel Cristo). Per quanto l'argomento mi abbia sempre interessato, ho sfortunatamente trovato molto difficile seguire le dispute più sottili a causa della stringatezza del testo e dei termini filosofici usati.
Interessante l'idea che la definizione del canone cristiano sia nata dall'esigenza di distinguere l'ortodossia dalle eresie. E anche che la “sconfitta” dello gnosticismo fosse dovuta alle divisioni al suo interno e al fatto che fosse una religione per “intellettuali”.

Nel capitolo VI c'è uno dei pochi accenni, per giunta molto vago, a ciò che mi stava a cuore scoprire. È spiegato che molte apologie cristiane furono scritte per difendere il cristianesimo (*3) dall'ostilità della popolazione (v. anche il corto Apuleiata 14): «...e le dicerie che imputavano ai cristiani turpitudini di ogni sorta.» D'altro canto, per affermare che i cristiani erano buoni cittadini dell'impero, si parla di «illibatezza dei loro costumi».
Ora come è possibile conciliare insieme queste due visioni dei cristiani?
Se davvero i cristiani erano tutti savi e moralmente rigorosi allora perché i pagani ne avevano una visione così negativa? Solo per invidia? Non credo...
Io sospetto che, accanto alle comunità che seguivano l'ortodossia ufficiale, dovevano essercene altre molto meno rigorose ma comunque tollerate dalle gerarchie ecclesiastiche in quanto (magari!) si preferiva dei cattivi cristiani a dei buoni pagani... In particolare il comandamento “ama il prossimo tuo come te stesso” si presta ad abusi che possano scivolare nella lascivia.
Per dare poi una cattiva nomea al cristianesimo non sarebbe stato necessario che queste comunità fossero particolarmente numerose: come sappiamo, basta poco per fare di tutta l'erba un fascio!
Eppure la sola esistenza di questi eccessi basterebbe a riequilibrare la visione della sessualità verso una maggiore tolleranza aldilà delle affermazioni ufficiali, “dure e pure”, pervenuteci di vescovi e padri della Chiesa...
Ovviamente questa è solo una mia teoria e questo libro non mi ha dato nessuna conferma al riguardo: non escludo però di continuare la mia indagine leggendo qualche libro più mirato all'argomento...

Tornando al libro si affrontano poi, sfortunatamente troppo superficialmente, varie eresie, i rapporti con l'impero e in particolare le persecuzioni (*4). Si pone la domanda del perché l'impero, in genere sempre tollerante verso ogni religione, ricorresse invece contro il cristianesimo a una violenta repressione. Il libro non fornisce una buona risposta: accenna a un possibile contrasto fra monoteismo e culto dell'imperatore e anche al timore per l'organizzazione ecclesiastica ma nessuna di queste teorie mi convince pienamente.

Infine mi colpisce il contrasto dell'atteggiamento dei pagani verso i cristiani. Anche durante i periodi di persecuzione non mancava tolleranza da parte non solo dei semplici pagani ma addirittura da parte dei magistrati che avrebbero dovuto arrestarli e invece preferivano chiudere un occhio.
Al contrario, una volta che il cristianesimo raggiunse una posizione di egemonia (diciamo da Costantino in poi), non esitò a reprimere duramente il paganesimo che in meno di un secolo diventò fuori legge. Anche figure del calibro di S. Agostino e S. Ambrogio non disdegnarono la violenza per eradicarlo. La giustificazione (S. Agostino verso i donatisti) era «...contro gli eretici la Chiesa ha il diritto, anzi il dovere, di usare la forza: la carità cristiana, poiché fuori dalla Chiesa non v'è salvezza, non può consentire che, per evitare ad uno brevi pene temporali, lo si lasci incorrere nella dannazione eterna.»

La mia conclusione è: la sicurezza del bene genera il male.

Nota (*1): ad esempio, mentre Giacomo è ormai considerato storicamente fratello di Gesù, in questo libro è inteso in senso generico come “parente” o “cugino”...
Nota (*2): è qui che ho trovato l'accenno alla lettera ai Corinzi di cui ho scritto in Prima lettera ai Corinzi.
Nota (*3): oltre che per marcarne il superamento del giudaismo, per dargli dignità filosofica, contro il paganesimo e contro gli eretici...
Nota (*4): confermate “rare e sporadiche” come affermato da John Stuart Mill (v. Libertà d'opinione)

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