«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

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mercoledì 24 aprile 2013

Sogno archetipo

Premessa: leggendo il saggio di Jung (v. L'uomo e i suoi simboli) non ero sicuro di aver mai sognato degli archetipi e mi sforzavo di ricordare qualcosa assimilabile a essi. Come spesso accade questo rimuginare ha dato i suoi frutti...

Stanotte ho fatto un sogno veramente strano e molto inquietante. Io non ero me stesso ma un guerriero (con armatura di cuoio, spada e coltellaccio) seduto intorno a un tavolo rettangolare insieme ad altri compagni d'armi. Eravamo convalescenti, tutti con ferite d'arma da taglio più o meno gravi in ogni parte del corpo. Era una specie di ospedale ma molto particolare: era completamente immerso nell'oscurità e si riusciva a distinguere qualcosa solo con grande fatica (non sono nemmeno sicuro che si fosse completamente umani: magari è per questo che si riusciva a vedere senza luce), inoltre non c'erano letti o dottori ma solo questo tavolo rettangolare intorno al quale stavamo tutti seduti a mangiare costantemente.
Il cibo era costituito da una zuppa fangosa a base di mani (non sono sicuro fossero umane perché erano gigantesche e deformi) in avanzato stato di putrefazione: la carne era sporca di fango come se fosse stata disseppellita dalla terra ed era gonfia e grigia/verdastra. Tutti mangiavamo questa carne con vario entusiasmo ma io ero colui che si dava più da fare nutrendomi in maniera metodica e senza interruzioni: il mio atteggiamento mentale era neutro, non mi piaceva ma facevo quello che doveva essere fatto per guarire. Nessuno dei malati migliorava, in maniera più o meno lenta morivano tutti e nessuno guariva. Ricordo che un omone dalla barba rossa, con ferite superficiali e che sembrava stare meglio degli altri, si era alzato in piedi per avvicinarsi ad ascoltare il racconto di un altro malato: improvvisamente aveva iniziato a sentirsi male vomitando anche l'anima e, dopo poco, era morto. Io ero l'unica eccezione e, seppure lentamente, miglioravo. Non ricordo per quale motivo ma mi sono allontanato da quel luogo e ho avuto altre avventure che non sto a raccontare. In seguito sono ritornato all'ingresso di questo “ospedale”: adesso però lo vedevo come una caverna nera come la pece perché i miei occhi non erano più abituati alla sua oscurità. Ero con un amico che mi ha svelato che tutti coloro portati in quel luogo morivano perché venivano avvelenati con una sorta di bacio (c'era infatti un rito nel quale il malato da più tempo ricoverato rigurgitava del cibo nella bocca dell'ultimo venuto): improvvisamente ho avuto molta paura e mi sono allontanato...

Non ho idea di cosa possa significare: ho però la sensazione che questa sorta di cannibalismo possa essere un archetipo, il cibarsi della carne di un nemico per acquistarne la forza... Anche questo pasto infinito potrebbe essere un archetipo ma non ho idea di che cosa...
Ma perché solo mani? E perché poi putrefatte? Perché nessuno guariva? Chi erano questi guerrieri non completamente umani? Chi li aveva feriti? Cioè contro chi combattevano? Perché la caverna era immersa nell'oscurità più completa?

Magari ci scriverò un racconto...

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