«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
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sabato 6 febbraio 2016

Simulazione 1: Amalia V. 1.00b

Premetto che mi sono svegliato verso le 5:00AM e, nonostante l'ora, ho deciso di provare a lanciare la simulazione (v. Amalia V. 1.00). Da una parte è stata una buona idea perché durante la notte la mia fantasia è più forte, da un'altra le risorse computazionali richieste sono state maggiori del previsto col risultato che adesso sono completamente sveglio. Ne approfitto quindi per riassumere rapidamente cos'è successo: cercherò di non scendere in troppi dettagli perché altrimenti rischio di impantanarmi nella descrizione. Proverò a limitarmi agli elementi salienti e a eventuali particolari che mi hanno colpito.

Torno a casa dopo aver fatto la spesa. Sono nel mio viottolo e a distanza vedo una donna accanto al cancello: non ci faccio troppo caso, penso che sia una qualche varietà di seccatrice. È molto imbacuccata e sembra infreddolita: degli occhiali le nascondono gli occhi.
Per prudenza (nel caso avesse un complice pronto ad assalirmi alle spalle!) mi fermo una decina di metri prima, chiudo la macchina e mi avvicino controllando che nel fosso e dietro gli alberi non ci sia nessuno...
Mi saluta, mi spiega che dovrebbe telefonare ma il suo smartphone non prende. Sono leggermente perplesso: quando l'ho intravista da lontano sembrava fosse in attesa. Ma non posso esserne sicuro quindi le dico che non ci sono problemi.
Sempre tenendola d'occhio apro il cancello ed entro con la macchina. Quando scendo mi accorgo che anche lei ha varcato la soglia e che adesso si è accoccolata sui calcagni e sembra tracciare qualcosa sul terreno: non faccio in tempo a guardare meglio che si rialza agilmente, mi sorride e viene verso di me. Solo ora mi rendo conto che è una bella ragazza.
Mi raggiunge mentre io scarico la spesa, si guarda in giro con attenzione mentre io le chiedo di avere un attimo di partenza. Lei annuisce assorta: studia i mucchi di confusione che ho accumulato qua e là, ogni tanto allunga un dito per sfiorare un oggetto che ritiene interessante.
Io resto molto sospettoso sulle sue reali intenzioni, porto rapidamente in cucina la spesa per lasciarla sola il meno possibile: non metto neppure il cibo in frigo e scatto di sotto col telefono senza filo.
Mi chiama per nome ed evidentemente la mia sorpresa traspare perché, intuendo il mio pensiero, mi spiega di aver letto il mio nome sulla targhetta al cancello. Lo ripete marcando il “dottor” iniziale: anche lei forse è un po' perplessa. Mi dice il suo nome: Amalia qualcosa, un cognome straniero ma non faccio in tempo a chiedere spiegazioni. Mi ringrazia per il telefono, compone il numero e dopo qualche secondo inizia a parlare gironzolando per il giardino: le dico di non allontanarsi troppo perché rischia di perdere la linea, lei annuisce ma poi fa come le pare. Parla a voce bassa ma del resto io cerco di non ascoltare, allontanandomi di qualche passo, per darle un po' di riservatezza.
Mi restituisce il telefono ringraziandomi calorosamente e senza tanti preamboli mi chiede se posso offrirle qualcosa di caldo da bere.
Adesso sono veramente MOLTO sospettoso: fosse un uomo o una donna brutta lei avrei risposto altrettanto brutalmente di no ma lei è talmente carina che, a malincuore, le propongo di offrirle un tè. Lei accetta con entusiasmo e io la invito a entrare: mentalmente cerco di ricordare se ho lasciato qualcosa di prezioso a giro per la casa. Non mi viene in mente niente di particolare ma decido di tenerla d'occhio.
Arrivati in sala si toglie giacca e sciarpa, che appoggia su una sedia senza chiedermi niente (beh, anche il mio blazer sudicio era già su una sedia...). Nonostante un maglione piuttosto ampio mi accorgo che ha una bella figura: non posso non notare i fianchi tondi, le belle gambe e, insomma, tutto il resto mentre lei si guarda intorno con curiosità.
Corro in cucina a mettere il tè nel microonde: poi torno rapido in sala per coglierla con le mani nel sacco mentre infila qualche ninnolo nella borsetta. Invece la trovo impegnata a osservare i libri nella mia libreria; mi accorgo che ha posato anche la borsetta sopra la sua giacca.
Scambiamo qualche parola, poi il microonde trilla e io ricorro in cucina; ritorno in sala e la trovo seduta sul divano a sfogliare un librone d'arte. Mi ringrazia per il tè, poi mi guarda e mi dice: “Ma tu non lo prendi?”. È passata dal lei al tu e io non sono troppo contento di questa confidenza: ma ho notato che i giovani non ci fanno troppo caso (e lei è molto più giovane di me) e quindi faccio finta di niente. Comunque ha ragione: fare il tè solo a lei è un po' brutto e quindi vado a prepararne uno anche per me...
Vado in cucina e ritorno in sala: Bisba le sta annusando sospettosamente gli stivali. Lei mi chiede come si chiama etc... Le chiedo se le piacciano i gatti e lei mi risponde di sì ma che, in verità, ama tutti gli animali. Mi piace la sua risposta, anch'io la penso allo stesso modo.
Vado a prendere il mio tè e mentre mi allontano ho un nuovo sospetto: non è entrata per rubare qualcosa adesso ma per fare una valutazione della casa, prendere informazioni su oggetti e orari, e poi mandarmi i suoi complici durante la notte o quando non ci sono! Deve essere così: una bella ragazza come lei può farsi invitare facilmente in ogni casa...
Torno da lei in tutta fretta e la trovo ancora più assorta nella lettura, studia con attenzione una foto, legge le didascalie e poi torna a controllare la stessa foto: ha dimenticato il tè da una parte.
Non sembra che, come temevo, stia valutando gli oggetti da rubare: forse ha (giustamente) stabilito che non c'è niente che valga la pena prendere...
Intanto io non posso rimanere in piedi con la tazza in mano mentre lei è seduta: mi sistemo anch'io sul divano abbastanza lontano da lei da non essere invadente ma neanche attaccandomi alla spalliera mostrandole così la mia diffidenza.
Senza che io le dica niente si rivolge a me e mi mostra alcune foto: capisco che si intende molto di arte e di architettura. Non che ci voglia molto a saperne più di me. Anomala come ladra: oppure è una ladra specializzata in oggetti d'arte?
Neppure io prendo sul serio quest'ultima fantasia però rimango sospettoso: il comportamento della ragazza mi pare comunque molto atipico.
Comunque parliamo per venti minuti buoni: le faccio delle domande per metterla alla prova e (modestamente) faccio delle osservazioni intelligenti e talvolta argute. Cerco di spostare l'argomento sul più familiare terreno della storia e scopro con piacere che lei è molto preparata anche su tale materia. Cerco di indovinare che studi ha fatto senza chiederglielo direttamente: poco prima avrei detto arte o architettura ma adesso anche storia è plausibile.
Bisba intanto è saltata sul suo grembo e si è messa a ronfare guardandola adorante: io sono un po' geloso che abbia tradito le mie gambe per quelle di un'estranea. Poi distrattamente penso che Bisba pare stare molto comoda e che anche a me non dispiacerebbe essere al suo posto: che gattaccia è Bisba!
Noto che Amalia ha una bella voce e il sorriso pronto, ma soprattutto quegli occhi chiarissimi hanno un'intensità impressionante: cerco di non fissarla per non distrarmi troppo dalla discussione. Non sono abituato alla bellezza e so che mi basta poco per perdermi ad ammirare la morbidezza della linea delle labbra smettendo di ascoltare quello che dicono...
Nel frattempo mi accorgo che, zitta zitta è strisciata verso di me: adesso avverto chiaramente il calore del suo corpo. Mi viene il dubbio che voglia sedurmi: ma per quale motivo? Certo io non le piaccio! Qual è il suo vero scopo? Probabilmente la maggior parte degli altri uomini avrebbe chiamato il suo bluff o ne avrebbe approfittato se non fosse stato tale: io invece balzo di colpo in piedi. Sono troppo sospettoso e il dubbio di venire manipolato senza sapere perché mi è insopportabile. Lei mi guarda stupita e io mi sento improvvisamente stupido: per mascherare malamente il mio imbarazzo farfuglio qualcosa di non troppo coerente sull'ultimo argomento di cui stavamo parlando, ma è inutile. Dallo sguardo di lei capisco che il mio tentativo maldestro non l'ha ingannata: ha intuito le ragioni del mio rossore e così mi spiega candidamente che per altre tre ore nessuno potrà venire a prenderla, finisce le ultime gocce del tè e fa per alzarsi ricadendo indietro. Allunga un braccio verso di me per farsi aiutare e io istintivamente le stringo la mano: è così calda, bianca e morbida... e zac! Mi distraggo!
Per alzarsi lei fa forza sul mio braccio tirandomi a sé; sono colto alla sprovvista e mi piego in avanti mentre lei mi struscia il seno in faccia. Sento di star diventando tutto rosso e faccio un passo indietro scusandomi con lei; Amalia ride e fa un passo avanti marcandomi stretto. I suoi occhi sono all'altezza dei miei (ma i suoi stivali hanno il tacco alto!) e mi fissa intensamente mentre io cerco di proseguire nella mia ritirata tattica. Non ho molto spazio di manovra e subito mi ritrovo con le spalle al muro, anzi alla libreria. Lei mi dice che è colpa sua, che è un po' goffa: ma io non ci credo, lei mi pare agilissima e, anzi, molto in forma. E poi il mio divano non è così basso: capisco che probabilmente la sua iniziale difficoltà ad alzarsi era solo una finta accuratamente progettata. Anzi ne sono sicuro: è diabolica...
Ma io non sono da meno! Ho un'idea: sguscio via di lato e mi offro di riaccompagnarla a casa. In questa maniera, se so dove abita, diverrà improbabile che mi mandi i complici a rapinarmi. E poi l'idea di essere galante, di non approfittarmi di lei e di fare un gesto imprevedibile mi piace...
Lei mi guarda perplessa inclinando leggermente la testa da un lato: capisco che si sta chiedendo se io sia normale o no. Di nuovo mi sento stupido: credo mi scappi un'espressione affranta ma lei mi sorride comprensiva e accetta la mia proposta. Ricomincia a parlare di storia avendo capito che con me è meglio lasciar perdere l'architettura e l'arte...
Adesso non mi sta più addosso e mi segue a rispettosa distanza... e io sono già molto più pentito di quanto ritenessi possibile: la mia idea prima così intelligente ora mi pare stupida... ma soprattutto mi secca aver fatto la figura dello sciocco con lei. Perché l'ho fatta, vero?

Conclusione: La simulazione non era finita qui... Ma mi sono reso conto che ho scritto molto più del previsto... a breve, prima di dimenticarmene, la seconda parte!

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