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martedì 9 febbraio 2016

Lezione LXXXIV: Accompagnamento

Lezione anomala ma molto interessante!
La scorsa volta avevamo rivoluzionato lo schema delle mie esercitazioni: mi ero però subito reso conto che il risultato era troppo leggero e non impegnativo durando appena sui 15 minuti...
Di mia iniziativa avevo così fatto delle aggiunte a quanto stabilito. Per prima cosa abbiamo quindi verificato il programma delle esercitazioni: andava tutto bene. Di seguito la versione aggiornata:

Riscaldamento: Rispetto a quanto stabilito nella lezione Lezione LXXXIII ho portato i diversi esercizi da eseguire a rotazione da 4 a 3. Il terzo esercizio infatti mi prendeva troppo tempo: così l'ho diviso in tre parti distribuendole sui restanti esercizi...

Accordacci tua: non è cambiato. Aggiungo solo che, sebbene lentamente, adesso riesco a fare questi cambi di accordo col metronomo. Per adesso i bpm sono appena 56 ma prevedo di alzare rapidamente questa velocità.

Unholy Paradise: il maestro l'aveva sospeso dicendomi di provarlo di tanto in tanto per vedere i miglioramenti. Io temevo però di vedere solo peggioramenti: così l'ho aggiunto all'esercitazione quotidiana. Fino a pochi giorni fa ero ancora piantato a 106 bpm (dai 102 di qualche mese fa...) ma improvvisamente sono riuscito ad arrivare a 112. Adesso i 120 bpm, che sarebbero il mio obiettivo teorico, iniziano a sembrare raggiungibili...

Midnight Madness: mi esercito sempre e non alternando con Paranoid. Mi ero reso conto di aver problemi con le due battute finali (dove devo eseguire rapidamente delle terzine dalla 1° corda fino alla 5° facendole poi seguire da degli ottavi... (*1)) così mi sono esercitato a parte su di esse. Da un po' sto rieseguendo tutto il frammento iniziale (le prime 17 battute) e sto andando piuttosto bene: sono a 111bpm ma non dovrei avere troppi problemi a migliorare ulteriormente (anche se credo che la velocità reale del brano sia, almeno per il momento, irraggiungibile).

Paranoid: l'idea dietro a questa riesumazione era quella di sollevare il mio morale con un brano che già suonavo un paio di anni fa. E in effetti il risultato è stato confortante: adesso lo suono con gli hammer on e con l'armonica al 12° tasto: questa non sempre mi viene bene ma prima neppure ci provavo!
Soprattutto ricordo che tenere a mente e suonare le prime 17 battute (poi si ripete tutto più o meno uguale) era uno sforzo estenuante: adesso mi sembra invece facilissimo!
Invece di esercitarmi sopra lo spartito di Tuxguitar uso il brano originale: di questo ne esistono varie versioni eseguite a velocità diverse e io, senza alcun imbarazzo, ne ho ridotto la velocità del 20% rendendola uguale a quello dello spartito che avevo studiato. Prima riuscire a seguire la musica dal brano originale sarebbe stato un esercizio a parte: mi sarebbero occorse settimane per trovare dei punti di riferimento. Adesso non ho problemi a individuare e seguire con l'orecchio la chitarra elettrica...
Infine... mi rendo conto di suonarlo male! All'epoca, ne ero conscio “teoricamente”: non mi illudevo di suonarlo bene ma non avrei saputo dire cosa sbagliavo. Adesso invece quando mi riascolto mi vergogno pure un po': spero che il riconoscere gli errori mi serva a eliminarli o, almeno, ridurli!

La seconda parte della lezione è invece stata tutta teorica e incentrata sulla teoria dell'accompagnamento: lo scopo che mi prefiggevo era quello di farmi le basi per scrivere poi l'accompagnamento alla melodia che ho composto (v. il corto Composizione) per la prima scena della mia tragedia.
Ma l'argomento è molto più complesso del previsto e così siamo solo riusciti a scalfirne la superficie...

Prima di tutto c'è da dire che non esistono delle regole fisse: i seguenti principi sono solo indicativi e certamente esisteranno infinite eccezioni. Ma a me vanno benissimo visto che mi accontento di un punto di partenza...

Il maestro, per scegliere il giro d'accordi in base alla melodia, mi ha accennato a tre principi da seguire: 1a. Andamento delle singoli voci dello strumento polifonico con cui si esegue l'accordo; 1b Coerenza fra accordi successivi; 2. La concordanza fra note dell'accordo e nota “forte” della melodia.

La mia sensazione è che il secondo punto sia leggermente più importante ma, per motivi tecnici, ci siamo concentrati più sul primo criterio.

L'andamento delle singole voci e coerenza fra accordi successivi
Ogni accordo può essere visto, invece che come una serie di note caratterizzate da specifiche distanze relative, come tre voci (nella chitarra gli accordi hanno tre note) distinte che, al cambio di accordo, cambiano (o continuano!) nota: in altre parole una sequenza di accordi può essere vista come la sovrapposizione di tre melodie “cantate” da tre voci distinte (in genere una per corda ma non necessariamente).
Sembra complicato ma non lo è (almeno non troppo!). Proviamo a prendere il giro tradizionale di I, VI, II e V nella tonalità di DO.
Avremo: C, Am, Dm e G.
C sarà composto da DO, MI, SOL; Am da LA, DO, MI; Dm da RE, FA, LA e G da SOL, SI, RE.
Ma l'ordine delle singole note di un accordo, la loro ottava o la scelta della corda (sulla chitarra la stessa note può apparire su più corde...) non sono specificate e quindi libere.
Una possibilità è data dalla seguente sequenza:

Una prima caratteristica è che le note di ogni voce (cioè corda) non cambiano tutte insieme passando da un accordo al successivo: in questo esempio ce n'è sempre almeno una che rimane costante. A volte potrebbero anche cambiare tutte ma al massimo di un semitono.

Notiamo poi che la prima voce (la terza corda) “canta” la seguente sequenza di note 0, 2, 2 e 4; la seconda voce (quarta corda) “canta” 2, 2, 3, 5; mentre la terza voce (quinta corda) “canta” 3, 3, 5, 5.
Si nota quindi che tutte queste voci vanno in salire: il risultato, quando poi si ripete questo giro d'accordi, è una sorta di scalino fra il G e il D iniziale. A volte questo effetto può essere desiderato ma in genere il risultato non è dei più piacevoli.
L'alternativa è quindi scegliere in maniera diverse le note dell'accordo in maniera che le voci non si limitino solo a salire (o scendere) ma abbiano un ordine più variato. In realtà, con solo tre note a disposizione, le possibilità non sono molte: ma quando si passa ad accordi di quattro note (di settima) le possibilità si moltiplicano.
Vediamo cosa accade scegliendo diversamente le note del giro C, Am, Dm e G:

In questo caso la coerenza fra accordi successivi è ancora rispettata ma molto più interessante e vario è l'andamento delle singole voci (per studiarlo è utile guardare le note direttamente sul pentagramma invece che nella tablatura).
La prima voce (terza e seconda corda) “canta” 1, 1 (=), 1 (+ perché si cambia corda: vedi pentagramma), due possibilità → (+) nel primo caso e (–) nel secondo: non scrivo i tasti perché diventano fuorvianti ma bisogna guardare il pentagramma...
La seconda voce (quarta corda fino al quarto accordo...): 0, 2 (+), 2(=), due possibilità → (+) nel primo caso e (-) nel secondo: di nuovo occorre basarsi sul pentagramma...
La terza voce (quinta corda): 2, 2 (=), 0 (-), 0 (=).
L'effetto del suonare in sequenza questo giro (scegliere uno solo dei due G!) è molto più piacevole perché l'andamento delle singoli voci è più vario.
Inoltre non è detto che il C iniziale del secondo giro debba essere composto dalle stesse note di quello del primo giro: usando lo stesso criterio di controllare l'andamento delle singole voci si può usare quello della quinta battuta (col numerino in rosso uguale a 10...) e così via...

Conclusione: affronterò il secondo principio alla lezione successiva perché in questa abbiamo appena avuto il tempo di accennarlo...

Nota (*1): forse non è chiaro quale sia il problema: con le triplette devo divedere ogni quarto in tre parti mentre con gli ottavi in due. Questo significa che devo cambiare al volo la velocità di plettrata in dei passaggi di corda un po' difficili per me...

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