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martedì 16 febbraio 2016

L'oche (poetico)

Nel corso di Introduzione alla filosofia della Giustizia/Morale/Politica mi sono impantanato su John Locke. È appena alla settima lezione ma il professore ha assegnato da leggere una parte significativa del suo Secondo trattato sul governo del 1690. Evidentemente si tratta di un inglese faticoso da leggere ma, essenzialmente, il problema è il contenuto.

Certamente Locke ha dei meriti storici grandissimi perché, in un'epoca non troppo lontana dalla fine del medioevo, ha ridato centralità a concetti come l'uguaglianza fra gli uomini e il valore assoluto della libertà individuale (*1). Il professore l'ha introdotto adesso perché il pensiero di Locke ha dei punti di contatto con il libertarianismo ma, beh, a mio avviso si tratta solo di somiglianze superficiali.

Del lavoro di Locke non mi piace la premessa centrale del suo pensiero: lo Stato di Natura. Mi è occorso molto tempo per capire il vero senso logico dell'introduzione dello Stato di Natura perché ho dovuto calarmi nella mentalità bigotta della fine del XVII secolo. O magari il problema è stato solo quello di non aver letto l'intero saggio ma solo una parte...

Comunque sia l'elemento che mi sfuggiva era questo: Locke pone le basi del suo pensiero sullo Stato di Natura perché quello era lo stato in cui Dio aveva inizialmente posto l'umanità. E poiché Dio è perfetto, Locke ne ricava che le leggi che regolavano questo stato erano a loro volta perfette e dovrebbero quindi essere prese come base di partenza per stabilire qualsiasi morale del diritto: compresa una che si adatti a una società più complessa come quella del XVII secolo.

Il primo limite di Locke è quindi il porre come giustificazione ultima di tutto la volontà, insondabile e non sempre intelligibile, di Dio. Che però Locke ha invece ben chiara! (*2)

Il secondo limite è lo Stato di Natura stesso. Non ha basi scientifiche ma si basa su un mondo immaginifico dell'autore, sulla sua personale idea di come vivessero i nostri antichi antenati prima della nascita della civiltà.

Avrei da obiettare su numerosi aspetti di questo ipotetico Stato di Natura immaginato da Locke ma mi limiterò a un caso fondamentale: quello sulla libertà dei nostri antichi antenati.
Secondo Locke, nello stato di natura, gli uomini avevano piena libertà in quanto non esistevano gerarchie e tutti erano quindi fra loro uguali. Probabilmente li immaginava in una sorta di paradiso terrestre con il cibo che cresceva abbondante e senza pericoli.
In realtà se consideriamo la vita degli uomini cacciatori/raccoglitori (ai quali sembra ispirarsi Locke) le cose non erano così semplici: per sopravvivere tali uomini dovevano cooperare insieme e, di conseguenza, seguire degli obblighi comuni a scapito della propria libertà individuale. Anzi, secondo Harari (v. W Harari), nulla indica che tali gruppi di persone non avessero leggi violente e repressive. Di sicuro è stata ritrovata una tomba che porterebbe a pensare che, già allora, esistesse una stratificazione sociale.
In altre parole lo Stato di Natura immaginato da Locke non è mai esistito: anzi, se prendessimo le più antiche società come modello di perfezione sociale da imitare per quanto possibile, probabilmente otterremo l'opposto di quanto sperato.

È su questa base di argilla che Locke costruisce il suo pensiero ed è per questo che io non lo trovo convincente.
Ho la sensazione che le idee di Locke su uguaglianza e libertà fossero valide e pregevoli in assoluto. Ma invece l'autore le impoverisce cercando di conciliarle con l'idea del Dio perfetto e creatore (*3) e giustificando, almeno parzialmente, le strutture della società del tempo.

Conclusione: nulla mi vieterebbe di lasciar perdere questo lungo brano di Locke che sto leggendo e passare oltre. In effetti, grazie a questo stesso pezzo, mi sono chiarito quella sfumatura di pensiero che mi sfuggiva e che, probabilmente, mi spingeva a perseverare nel mio sforzo di comprensione. Probabilmente adesso non ho motivo per perderci altro tempo: oltretutto, arrivato a metà lettura, non ho trovato nessun concetto significativo di cui il professore non avesse già accennato...

Nota (*1): di cui invece oggi ci stiamo rapidamente dimenticando preferendole, ad esempio, un'illusoria sicurezza... Complici governi che legiferano contro gli interessi dei propri concittadini e media asserviti che distolgono l'attenzione dai veri problemi invece di evidenziarli.
Nota (*2): In altre parole Locke giustifica i propri principi attribuendoli a Dio...
Nota (*3): Fanno sorridere gli sforzi di Locke con cui spiega come il passo della Bibbia in cui Dio dona ad Adamo la Terra non possa essere preso a giustificazione delle differenze attuali nella proprietà delle cose...

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