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giovedì 21 giugno 2012

Apologia di Cavolina

Volevo scrivere qualche commento sui retroscena della stesura del mio ultimo racconto e sul processo creativo ad esso collegato (la scelta dei nomi, significato del tag “esoterico”, parallelismo KGB/Strabuccino, ironie varie e nascoste, il mio messaggio, etc... (*1)) e infatti avevo provvisoriamente intitolato il post “Esegesi di Cavolina” ma poi ho finito per concentrarmi su un unico aspetto e ho quindi cambiato il titolo...

L'argomento su cui mi sono focalizzato riguarda il retroscena di cosa i miei beta-lettori avessero trovato di non appropriato nella bozza del racconto che gli avevo mandato da leggere.

Come accennato nel corto Pronta Cavolina calda calda... ero un po' perplesso sull'adeguatezza di alcuni riferimenti sessuali al carattere del mio blog: a me sembrava che tutto rimanesse nella fascia dell'ampiamente accettabile ma, consapevole che tutti non la pensano come me, chiesi l'opinione di tre amici (vedi i corti E uno! e 2 & 3 e stime). Per uno di questi il racconto era totalmente accettabile, per un altro era al limite mentre il terzo aveva un grosso dubbio.

Con mio stupore, l'aspetto che aveva turbato il mio amico non era un riferimento troppo osé ma quello che io consideravo solo un trucco secondario della trama: la pillola magica messa da Cavolina nel bicchiere della sorella Ricottella per fare in modo che questa andasse a letto con Strabuccino.
Insomma io, come Shakespeare prima di me, avevo bisogno di un semplice espediente che mi permettesse di sviluppare il racconto nella direzione che volevo senza bisogno di ricorrere a complesse giustificazioni.
Secondo il mio amico però questa “pillola magica” ricordava troppo da vicino le famigerate “droghe dello stupro” e, per tanto, non la trovava né divertente né appropriata.
Io rimasi molto perplesso in quanto, nella bozza originaria, era un particolare appena accennato: tecnicamente per me la similitudine fra la pillola magica e la droga era una specie di stereotipo immediatamente comprensibile al lettore che mi avrebbe permesso di evitare di perdermi in inutili spiegazioni (tutti infatti immaginano come funzioni e che effetti abbia la droga in questione). Insomma era un puro e semplice espediente narrativo e mi sembrava ovvio che non suggerivo né condonavo l'uso di tale droga nella realtà.
Però, dopo averci riflettuto, ritenni che i dubbi del mio amico erano fondati e che altre persone avrebbero potuto sentirsi disturbate dal mio riferimento.

A quel punto mi si aprirono tre possibilità: la soluzione più brutale era quella di cambiare sostanzialmente la trama. Questa idea però non mi attirava perché il racconto era in pratica finito e non avevo voglia di rimettermi a lavoro su di esso.
La seconda possibilità era quella di rimuovere solo l'analogia con la droga trasformando, ad esempio, la pillola magica in un pettine magico. In questa maniera avrei evitato il problema (beh, magari non il problema morale di quanto sia giusto far fare con l'inganno, seppur a fin di bene, qualcosa a un'altra persona!) però me ne introduceva uno nuovo: non essendoci più uno stereotipo di riferimento avrei dovuto dare molte spiegazioni sul funzionamento del, nel mio esempio, pettine magico (tipo: “bisogna pettinare i capelli alla vittima per far sì che questa si infatui della prima persona che veda subito dopo”) e questo mi avrebbe costretto a complicare la trama rendendola meno verosimile e divertente (vedi Sospensione dell'incredulità e del giudizio per la distinzione fra “realistico” e “verosimile”).
La terza possibilità, che è quella che poi ho adottato, era di rendere estremamente inverosimile il fatto che una persona assumesse volontariamente tale pillola magica: per questo motivo ho calcato molto la mano sul fatto che tale pastiglia fosse facilmente visibile e molto effervescente...
A mio avviso infatti, il sottolineare l'irrealtà dell'episodio, lo distanzia sostanzialmente dall'analogia con la droga pur mantenendo valido lo stereotipo del suo effetto.

Lo so, non è un concetto che riesco a esprimere bene...
Ecco cosa scrissi al mio amico per spiegarli cosa avevo in mente:
La pillola NON viene disciolta ma rimane integra e anzi effervescente.
Può sembrare un cambiamento insignificante ma le implicazioni sono notevoli in quanto rende ancora più inverosimile che tali pillole vengano ingerite abitualmente, senza cioè sospetti, da Cavolina (e, in occasione della festa, da Ricottella). L'idea è quella di sottolineare ancor più che si tratta di un racconto ironico con grottesche esagerazioni e assurdità.

e, successivamente:
Secondo me è fondamentale il grado di realismo con cui si descrive un'azione: immaginati la descrizione di una rapina in banca dove i banditi, con le armi spianate, si fanno consegnare i soldi. Ok?
Ora pensa alla stessa scena dove però i banditi hanno delle armi EVIDENTEMENTE di plastica ma i cassieri sono così stupidi/paurosi che consegnano comunque il denaro pensando che siano armi vere...
Ecco, mentre la prima descrizione potrebbe ispirare l'imitazione a un balordo, la seconda, dove il paradossale è evidente, no.
Analogamente, la mia prima stesura, era realistica da questo punto di vista in quanto la pastiglia magica, esattamente come la droga, non si vedeva nell'alcool...
Nella nuova versione invece l'assurdo/irrealistico è evidente: nessuno sbaglierebbe una pasticca per un "grumo" di schiuma né tanto meno una pastiglia per una bollicina gigante di champagne!


A confortarmi sulla mia intuizione dell'importanza del realismo mi è poi riemerso dalla memoria un paragrafo che lessi per la stesura del post Curiosità pedopornografica. Su wikipedia è infatti riportato: “Tuttavia, a differenza di altri Paesi, la legge italiana {contro le immagini pedopornografiche} non si applica ai disegni (per esempio lolicon o shotacon) che siano chiaramente distinguibili come tali e non come fotorealistici. La legge infatti recita chiaramente che "per immagini virtuali si intendono quelle realizzate ritoccando foto di minori o parti di esse con tecniche di elaborazione grafica [...] la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali”.
Ovviamente in questo caso il contesto è molto diverso ma mi pare estremamente significativo il riferimento all'importanza del realismo...

Poi, in realtà, temo che il mio tentativo di evidenziare l'irrealismo della pillola magica ne abbia paradossalmente sottolineato la presenza e importanza. Cioè nella versione originale del racconto tale pillola veniva liquidata in poche frasi mentre, nella stesura definitiva, ci ricamo sopra per numerosi paragrafi per altro, temo, nemmeno troppo divertenti...
Insomma nella versione originale il parallelismo fra pillola magia e droga veniva coscientemente notato solo dai lettori più sensibili mentre adesso, al contrario, solo i meno sensibili non lo notano! La speranza è che però, grazie ai miei sforzi di rielaborazione del testo, nessuno ne venga offeso.

Nota (*1): magari ritornerò su questi aspetti, sicuramente più divertenti e forse interessanti, in un successivo post... Ma non lo prometto!

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