«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
e applica la tua mente alla SUA istruzione
» Pv. 22,17

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domenica 3 giugno 2012

Le Avventure di Cavolina: I promessi sposi (1/5)

Prima di tutto una nota editoriale: questo è il terzo racconto della serie “Le Avventure di Cavolina”. Alcuni lettori più maliziosi hanno trovato in questi racconti delle tematiche vagamente improprie: in realtà il mio intento è solo quello di scrivere una storia divertente. Se alcune di queste vaghe allusioni dovessero turbare i lettori più sensibili me ne scuso anticipatamente: non era questo il mio scopo.
Detto questo vale forse la pena ricordare chi sono i vari personaggi e dove si svolgono le storie. In realtà le tre avventure di Cavolina appartengono solo nominalmente alla stessa serie: solamente con quest'ultimo episodio ho cercato di omogenizzare un po' il background...
La protagonista, Cavolina, ha due sorelle più grandi di cinque e sette anni. La maggiore si chiama Peretta (aka Patatina), la seconda Ricottella (aka Mozzarella); al riguardo vedi il racconto Mai con uno sconosciuto. Cavolina, oltre alle due sorelle, ha anche un fratellino un po' più giovane chiamato Pisellino (che però a volte è in collegio). Cavolina possiede un'oca, chiamata Selvaggia, come animale domestico: in realtà Selvaggia finisce spesso nel forno per essere poi sostituita da una sua versione più giovane...
La madre di Cavolina, religiosissima, è una donna di facili costumi (vedi il racconto La commissione per mamma) che però ama le figlie e dà loro buoni consigli; il padre è invece spesso assente per motivi di lavoro ma, anche lui, ama teneramente le sue figliole e, un po' meno, Pisellino.
Cavolina abita in una fattoria, situata poco lontano da un paese di campagna non meglio identificato, di una terra popolata da animali parlanti, maghi, prìncipi e, all'occorrenza, da tutto quello che mi viene in mente...
Nella fattoria ci sono molti animali fra i quali spiccano, oltre all'oca Selvaggia, anche la saggia mucca Tirintilla e il vecchio Nonno Rospo (un rospo nero e bitorzoluto).
In genere i ringraziamenti si scrivono alla fine: però, siccome non sono sicuro di quanti lettori arriveranno al termine del racconto, li faccio adesso.
Un grazie particolare va quindi a Cappuccetto Rosa e al Dott. Capellino che, per gioco, mi hanno suggerito dei dettagli strani che io mi sono poi sforzato di introdurre nella storia: un esempio per tutti è il sordido “sflescino”!
Un grazie un po' meno particolare va anche ai miei beta-lettori che, dopo una lunga trattativa, mi hanno pazientemente quasi rassicurato sulla quasi totale innocenza del mio scritto...

DISCLAMAZIONE!
Caro Bambino, se hai meno di 30 anni, per favore, chiudi subito gli occhini e, col ditino, clicca per uscire da questa brutta pagina web!
Se comunque vuoi leggere questo racconto, tieni presente che ci sono delle tematiche che potrebbero farti impazzire o morire sul colpo o diventare cieco. Sebbene la storia sia così magistralmente ben scritta (ma veramente ben scritta) da far sembrare tutto estremamente realistico e credibile, devi sapere che maghi, elfi e magie varie non esistono nella realtà anche se Harry Potter o i telegiornali potrebbe averti fatto credere il contrario. Il seguente racconto è infatti il frutto marcio della mia fantasia marcia: in particolare non provare a lanciarti dal balcone a cavalcioni di una scopa gridando la formula magica “Vola, vola mia scopetta che la scuola mi aspetta!” perché, anche con forte vento a favore, l'atterraggio sarebbe comunque difficile e molto molto duro. Insomma: azioni, idee e comportamenti che nel racconto possono apparire leciti o divertenti nella realtà potrebbero essere illegali e avere serie conseguenze: per questo, tali azioni, non devono essere assolutamente imitate. E non mi riferisco soltanto a gettare l'organico nel cassonetto del verde...

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Baccabriciola e Strabuccino
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Alla fattoria c'era una grande agitazione: in meno di un mese Ricottella si sarebbe sposata col principe Buzzurro. Peretta, la sorella maggiore, era già convolata a nozze pochi anni prima e ormai Ricottella scalpitava per seguirne l'esempio.
Quest'ultima era tutta felice e non faceva che ripetere a ogni famigliare quanto grande fosse il suo amore: alla sorella maggiore diceva “È bellissimo!”, alla madre “È ricchissimo!”, al padre “Mi vuole tanto bene!”, a Cavolina “Quando anche tu troverai la persona giusta lo capirai...” mentre invece, al giovane Pisellino, continuava a dare solo scappellotti perché questi, ancora troppo immaturo per capire l'importanza del momento, continuava come sempre a sottrarle la biancheria intima per lavarla.
Eppure a Cavolina, nonostante le parole della sorella, il principe Buzzurro non piaceva. Sembrava infatti che solo lei fosse in grado di vedere, attraverso i suoi falsi manierismi, la vera natura di quell'uomo indegno. Sfortunatamente in famiglia nessuno si curava dei suoi dubbi: la sorellastra Peretta le rispondeva “Ma è bellissimo...”, la madre “Ma è ricchissimo...” e il padre “Ma le vuole tanto bene...”. Pure Pisellino, al quale Cavolina era da sempre legatissima, non l'ascoltava: ormai era sempre più spesso preso dalla sua ultima mania di chiudersi in bagno per lavare la biancheria delle sorelle...

Solo Baccabriciola, una sua ex compagna di scuola, l'ascoltava con attenzione e annuiva sconcertata alle rivelazioni dell'amica.
«Sarà anche bello e ricco quanto vuoi ma ieri il principe Buzzurro, che era a cena da noi, per tutto il tempo non ha fatto che grattarsi il sedere annusandosi poi le dita...» - raccontò inorridita Cavolina.
«Ma dai!» - rispose sconcertata Baccabriciola.
«E poi non fa che ruttare e infilarsi le dita nel naso!» - proseguì Cavolina accorgendosi troppo tardi della gaffe...
«Anche... anche il mio Strabuccino si infilava spesso le dita nel naso...» - mormorò tristemente Baccabriciola.
Strabuccino era famoso in paese per essere un tipo strano: un omino vestito di stracci, con i pochi capelli sempre arruffati, passava il proprio tempo a scrivere lunghi manifesti, che nessuno leggeva, ma che lui continuava ad appendere al tronco della sua casa. Già perché Strabuccino, non solo non era un genio per niente compreso, ma viveva anche dentro un albero!
Ebbene un giorno, questo Strabuccino, mentre se ne stava dietro la sua finestra nascosta fra i rami, aveva scorto la bella Baccabriciola che sembrava leggere con estrema attenzione il suo ultimo manifesto.
In verità Baccabriciola non stava affatto leggendo il manifesto di Strabuccino: semplicemente strizzava gli occhi davanti a esso per provare e abituarsi alle lenti a contatto appena comprate.
Comunque sia, Strabuccino si innamorò immediatamente della giovane Baccabriciola perché, oltre a reputarla intelligentissima per aver letto con cotanta attenzione il suo manifesto, ella era anche realmente molto bella: aveva un volto delicato, dalla pelle lattea, nel quale spiccavano i penetranti occhi verdi e le morbide labbra rosse, il tutto incorniciato da capelli corvini straordinariamente soffici e sottili...
Così Strabuccino iniziò a corteggiare la ragazza a modo suo: regalandole cioccolatini semi-scaduti, vecchi libri scarabocchiati e foglie secche del suo albero. La ragazza era in verità un po' lusingata da tante, seppur bizzarre, attenzioni ma, soprattutto, ne era molto imbarazzata e per questo cercava in tutti i modi di non farsi vedere insieme a lui.
Sì, perché Strabuccino non era solo un tipo molto, troppo, insolito ma, seppure forse piuttosto intelligente, era decisamente brutto, basso e molto più vecchio di lei: e, si sa, il paese è piccolo e la gente e gli animali mormorano e anche le mura, specie se magiche, hanno orecchie e talvolta occhi...
Comunque la “storia” fra Baccabriciola e Strabuccino era durata platonicamente piuttosto a lungo: la ragazza l'aveva vissuta nell'imbarazzo mentre l'uomo era rimasto cieco di fronte alla riluttanza di lei.
L'unico motivo per cui Baccabriciola non aveva detto chiaro e tondo a Strabuccino di lasciarla in pace era che, nonostante tutto, le sue amiche erano molto impressionate dal fatto che lei avesse uno spasimante tanto più anziano. Soprattutto Cavolina ne era affascinata e giudicava le trovate dell'uomo per far colpo sull'amica così romantiche che, anche a questa, finivano per apparire meno grottesche di quanto non fossero.
Alla fine però Strabuccino aveva insistito nell'invitare Baccabriciola a provare la sua ultima invenzione romantica: un materasso di foglie secche che lui stesso aveva ammonticchiate, fra le radici sotto il suo albero, scegliendole una ad una fra le più grandi e profumate. All'ennesimo rifiuto della ragazza, offeso, si era barricato in un gelido silenzio dentro la sua casa arborea...

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Lo “sflescino”
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Adesso, a qualche mese di distanza dalla rottura, Baccabriciola provava un vago rimpianto: una sorta di nostalgia che sarebbe rapidamente evaporata se non fosse stato per Cavolina che, ad ogni occasione, non le faceva che ripetere quanto Strabuccino fosse superiore al principe Buzzurro.
«Magari Ricottella si fosse innamorata di lui invece che del principe!» - sospirava Cavolina - «Ti immagini come sarebbe romantico vivere dentro un albero e svegliarsi al canto degli uccellini che cinguettano fra i rami?»
«Beh... sì... forse... Però mi dicevi che la residenza del principe Buzzurro, oltre al castello, comprende anche un piccolo parco, vero?» - chiese Baccabriciola
«Beh, sì: si tratta di un centinaio di ettari con piante provenienti da tutto il mondo: Ricottella mi ha detto che ci sono anche due sequoie fatte venire dal nord America e pagate ben 265 baiocchi d'argento: che sprecone!»
«Strabuccino mi diceva che aveva sempre sognato di avere una villa dentro una sequoia...»
«Oh! animo nobile di uno Strabuccino! Che stolta sei stata a fartelo scappare, Baccabriciola! Piuttosto ti ho detto che il principe Buzzurro è anche un gran maiale?»
«Sì, molte volte... ma non mi hai mai spiegato perché...» - rispose Baccabriciola
«È così imbarazzante... dai, te lo dico: ma è un segreto che non devi dire a nessuno: d'accordo?»
«Certo! Ma, orsù, raccontami!»
«Beh, la mia sorella maggiore, Peretta, era venuta a trovarci e si era chiusa a chiacchierare in camera con Ricottella. Io, lo so, non avrei dovuto, ma ero curiosa e poi Pisellino si era chiuso a chiave dentro camera mia, così... beh, così sono andata a origliare alla porta! Ricottella stava raccontando a Peretta che il principe Buzzurro le aveva mandato dei regali comprati dall'elfo Silvano!»
«Il vecchio elfo pervertito!?»
«Sì, lui...»
«Quello che fa abiti così sconci che anche le donnacce si vergognano a indossarli?»
«Sì, lui...»
«Quello famoso per i giocattoli erotici da depravati?»
«Sì, proprio lui... Il principe Buzzurro aveva comprato per mia sorella un abito osceno, che non ho visto ma che, dai commenti di Peretta, doveva essere decisamente indecente, e soprattutto un grottesco giocattolo sessuale: lo “sflescino”...»
«E cosa sarebbe questo “sflescino”?» - chiese Baccabriciola che adesso pendeva dalle labbra dell'amica.
«Oh, è orribile! È disgustoso! Mi vergogno troppo...»
«Dai, Cavolina, non farmi penare, dimmelo!» - l'incitò Baccabriciola.
«Va bene, va bene... si tratta di un giocattolo creato dall'elfo Silvano che ti devi infilare dentro...»
«Come infilare dentro?» - chiese Baccabriciola
«Sì, dai... attraverso la tua porta di giada... poi si accende e ti illumina il pancino dall'interno di strani colori lampeggianti...»
«Ma è disgustoso!»
«Infatti!! Pensa che Ricottella ha detto che si vedono anche le vene... Però, a leggere il manuale d'istruzione, sembra che gli uomini trovino questa luminescenza pulsante estremamente eccitante...»
«Scusa, ma poi... ehm... non dà fastidio? Non brucia?» - chiese Baccabriciola mentre cercava di immaginarsi lo strano giocattolo in azione.
«No: è magico. Una volta inserito non si sente più né emette calore. E poi immaginati la camera da letto nel buio, illuminata solo dalla luce soffusa proveniente dal ventre della donna: quando questa appena allarga le gambe e la valle nella foresta si socchiude...» - aggiunse Cavolina lasciando la frase in sospeso.
«Capisco! L'uomo davanti a lei vede la luce alla fine del tunnel!» - completò la frase Baccabriciola sgranando gli occhi mentre Cavolina si limitò ad annuire solennemente.
«Che schifo!!» - gridarono poi entrambe le ragazze mettendosi a ridere.
«Ricottella ovviamente ha rispedito tutto al mittente, ma il principe Buzzurro non si è nemmeno preso la briga di scusarsi...» - si sentì in dovere di aggiungere Cavolina.

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