«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
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» Pv. 22,17

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venerdì 28 ottobre 2016

Cos'è il CETA

Da quasi un mese avrei dovuto scrivere questo pezzo che rimanda a un articolo che spiega cosa sia il CETA o, meglio, ne mette in evidenza le parti più obbrobriose e antidemocratiche: comunque la semplice conoscenza di queste parti dovrebbero essere sufficiente a far comprendere a tutti che questo accordo è una colossale fregatura per i cittadini europei comuni e che ci guadagneranno solo le multinazionali. Ma l'EU e i governi "democratici", come ripeto ormai da tempo, non fanno gli interessi delle loro popolazioni ma dei parapoteri: vedi Grecia per capire quanto l'avidità sia ormai superiore all'umanità.
L'articolo è in inglese ma la sua lettura è obbligatoria: Unpacking CETA.

Per motivi di spazio solo una “chicca”.

L'accordo prevede la protezione degli investimenti ma cos'è un “investimento” per il CETA?
Ecco qui: «The ‘legally scrubbed’ official CETA text states, tautologically: ‘Investment means every kind of asset that an investor owns or controls, directly or indirectly, that has the characteristics of an investment.’ (CETA, 2014: 39). Characteristics of an investment include ‘the expectation of gain or profit.’ In addition to direct investment in an enterprise, ‘investment’ includes stocks, shares, bonds and other debt instruments; concessions, ‘including to search for, cultivate, extract or exploit natural resources’; intellectual property rights and ‘other moveable property, tangible or intangible, or immovable property and related rights’, and ‘claims to money or claims to performance under a contract’ (CETA 2014: 39ff) A corporation need only demonstrate a ‘legitimate expectation’ of profit to challenge regulatory obstacles to realising that expectation.»

Bravo! Anzi no... - 28/10/2016
Regolamento M5s, quorum mancato ma votano in 87mila: restano le espulsioni. Grillo: “Codici non ci fermeranno” dal FattoQuotidiano.it

Letto il titolo ho pensato di scrivere un pezzo per lodare il M5S. Il mio ragionamento era il seguente: la votazione è stata effettuata sui calcolatori della Casaleggio e sarebbe quindi bastato poco per manipolare il quorum a proprio piacimento, bravi quindi ad accettare il voto della base.

Poi ho letto l'articolo: c'era un'azienda terza a verificare la regolarità del voto! E il quorum non era una scelta di trasparenza ma imposto dal Codice Civile: per cambiare lo statuto di un'associazione non riconosciuta occorre il 75% dei voti degli iscritti! Ecco quindi che il mio “bravo!” non ha ragione d'essere...

Poi ho letto le dichiarazioni di Grillo che, come succede ultimamente, vanno nella direzione sbagliata: invece di prendere atto che questa base di iscritti in rete non significa niente (lo scrivevo già nel marzo 2014: v. Grana pentastellata e Grana pentastellata 2) e che sarebbe giusto intraprendere una ristrutturazione del movimento a partire dalla definizione di attivista ecco che parla solo di come aggirare la legge per fare come meglio crede...

Conclusione: credo che Grillo supererà questo passo falso semplicemente con una nuova votazione in rete possibilmente non verificata da terzi.

Aggiornamento Epitome #7 - 31/10/2016
Ho finito le aggiunte che mi ero appuntato di fare a quanto già scritto (5 capitoli + introduzione e premessa): via via che andavo avanti mi rendevo conto di concetti e idee che avrei dovuto introdurre precedentemente ma invece di correre indietro a modificare quanto scritto ho preferito terminare il 5° capitolo e fare poi le modifiche.
Ancora devo fare una vera e propria revisione (non ho mai riletto quanto scritto!) ma preferisco andare avanti e non perdere troppe energie per questo compito, nel complesso meccanico.

Comunque sono molto contento di come mi sta venendo: l'epitome mi pare chiara, sintetica e, almeno dal mio punto di vista, molto interessante!

Ubi & figli - 1/11/2016
Ho notato che molte coppie con figli piccoli sono molto condizionate dalla prole.
Non dovrei però stupirmene: infatti già gli antichi romani solevano dire “Ubi minor, maiores cessant”...

Aristotele e le proporzioni - 1/11/2016
Nell'affrontare la giustizia distributiva Aristotele tira in ballo le proporzioni. Egli spiega che è giusto dare a ogni persona in proporzione al suo merito e lo dimostra così:
Se A è il merito della prima persona, B ciò che riceve, C il merito della seconda persona e D ciò che riceve allora:
A : B = C : D
e quindi
(A + C) : (B + D) = A : C

E questo per Aristotele dimostra che si ha giustizia distributiva «quando il rapporto tra il merito di una persona e il bene assegnato regola tutti i rapporti di distribuzione fra tutti i beni e tutte le persone.» (*1)

Vi rendete conto del paradosso? Pensateci un po' da soli...
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Fatto? Bene!
Questo esempio evidenzia la mia critica alla metodologia di Aristotele (v. Ipse erravit): lo Stagirita arriva alle sue conclusioni con una logica formale arida che, proprio per la sua astrazione, si distacca dalla realtà. In questo caso il principio di Aristotele mi pare giusto e condivisibile ma la sua metodologia è comunque sbagliata e può condurre a errori e paradossi.

Perché vi rendete conto che non è possibile fare il rapporto fra il merito di due persone e ottenere un numero che non sia arbitrario, vero? E l'arbitrarietà non ha niente a che fare con la giustizia...

Nota (*1): da Etica nicomachea di Aristotele, Ed. Rizzoli, 1986, introduzione/traduzione e commento di Marcello Zanatta (e precisamente dalla nota introduttiva al libro V, 6).

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