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giovedì 30 aprile 2015

Itaca - Cavafy, 1911

Ieri ho finalmente trovato un corso leggero da seguire: Online games...
Il problema è che il corso è sì leggero ma anche uno dei più brutti e stupidi che io abbia anche solo iniziato a seguire!
Eppure c'è sempre qualcosa da imparare: nell'ultimo video l'insegnante ha mostrato alcuni frammenti di una poesia impressionante. Si tratta di “Itaca” di Constantine Petrou Cavafy del 1911.
I versi presentati erano ovviamente in inglese e così mi è venuta voglia di farne una mia traduzione in italiano. Il problema è che l'originale è in greco...

Che senso ha fare una traduzione della traduzione di una poesia?
Il problema delle traduzioni è che ogni singola parola, nella propria lingua, non ha un unico significato ma una sfumatura, più o meno ampia, di significati. Quando il traduttore sceglie un traducente presenta al lettore un vocabolo con una nuova serie di sfumature (nella seconda lingua) che non potranno mai coincidere esattamente con quelle dell'originale.
Ma non è tutto: ogni sintagma, ogni singola associazione di parole (magari per assonanza, etc...), della poesia originale, a sua volta aggiunge nuove sfumature di significato e queste, in genere, saranno totalmente diverse nella traduzione.
Stesso discorso quando si arriva al livello del singolo verso: il suo ritmo, il suo suono, etc aggiungeranno ulteriori sfumature di significato all'opera originale...
Il traduttore quindi può solo leggere l'originale e cercare di intuirne il significato profondo e poi, facendo quasi un miracolo, può tentare di fare una traduzione che contenga qualche briciola dell'essenza dell'opera originale.

Fortunatamente però sul sito di Cavafy sono presenti ben quattro diverse versioni in inglese di Itaca. Io le ho lette tutte e poi ho deciso di basarmi principalmente sulla versione di Daniel Mendelsohn: ho apprezzato la semplicità del linguaggio utilizzato che secondo me si sposa meglio col significato della poesia e il suo andamento placido e tranquillo.
Per i versi più ambigui però ho tenuto ben in mente anche le altre versioni: come ho scritto ogni traduzione fornisce una sfumatura, ovvero un insieme, di significati. Infatti facendo l'intersezione di questi insiemi è possibile ridurre di molto l'incertezza su quale fosse l'essenza dell'originale.

Inoltre lavorare su delle traduzioni invece che sul testo dell'autore presenta almeno un piccolo vantaggio: non ci si sente (o almeno questo vale per me!) costretti a cercare di rispettare il più possibile il significato letterale delle parole da tradurre. Il risultato è una traduzione meno rigida, forse anzi un po' troppo libera, ma che però aspira solo a riprodurre il significato più profondo senza lasciarsi distrarre dagli aspetti superficiali del testo.

Ecco quindi la mia traduzione di Itaca:

ITACA
=====
Mentre ti appresti a partire per Itaca
augurati che il viaggio sia lungo,
ricco di avventure e colmo di insegnamenti.
Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi
né Poseidone nella sua ira:
non l'incontrerai mai sulla tua via
se la tua mente volerà alta e se nobili
emozioni sublimeranno il tuo spirito e la tua carne.
I Lestrigoni e i Ciclopi,
e il crudele Poseidone non incontrerai,
a meno che tu stesso non li porti nell'anima,
a meno che la tua anima non li evochi per te.

Augurati che il viaggio sia lungo.
Possano essere molte le mattine estive
quando, con languido piacere e gioia sincera,
possa tu gettare l'ancora in lidi inesplorati;
possa tu fermarti ai mercati dei Fenici
e là acquistare le merci più pregiate:
madreperla e corallo, ambra ed ebano,
e inebrianti profumi di ogni tipo:
specialmente profumi sensuali, più che puoi.
Possa tu visitare molte città Egizie
così da imparare, senza sosta, dai loro saggi.

Sempre però tieni cara Itaca nel tuo cuore;
perché raggiungerla è il tuo destino.
Ma non affrettarti nel tuo viaggio.
Meglio che duri per molti anni;
meglio che tu la raggiunga alla sera della tua vita,
ricco per tutto ciò che hai incontrato sulla via,
senza aspettarti che sia Itaca a renderti tale.

Itaca ti donò il magnifico viaggio;
senza di lei non ti saresti incamminato.
Ma ora non le è rimasto altro da darti.

E se ti appare povera, non fu Itaca a ingannarti.
Saggio come sarai divenuto, con così tanta esperienza,
avrai allora capito cosa queste Itache significhino.

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