«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
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giovedì 2 aprile 2015

Ninnoli vecchi e nuovi

Mi spiace: per questo pezzo mi sono necessarie ben due premesse...

Inizio della prima premessa...
Qualche giorno fa, improvvisamente, vengo allertato da un amico che mi scrive: “stasera cena di classe con i compagni del liceo!”. Ti pareva: non un anno e mezzo fa, dopo sei mesi di palestra, ma nel periodo più grasso e panciuto (almeno per adesso!) della mia vita...

Con un preavviso così scarso ero già, per mia natura, orientato al “no” ma, successivamente, lo stesso amico che mi aveva contattato aggiunge: “Per adesso siamo una decina, in maggioranza donne...” e questo mi dissuade ulteriormente: inizio infatti a temere una serata in cui si parlerà principalmente di bambini e mariti... al contrario io mi ero preparato a discorrere sul cristianesimo antico e, opzionalmente, sui danni e le dipendenze delle varie droghe...
Come se non bastasse mio padre, saputo della cena, inizia a raccontarmi quanto fu triste e deprimente quella che fece lui, dopo 50 anni, con i suoi compagni del liceo...
Ah, dimenticavo: cerco in rete il locale della riunione e ho la netta sensazione che si tratti di un ristorante caro e dalle porzioni piccole piccole...
E quindi, alla fine, non ci vado.
Successivamente ricevo un paio di foto della cena: riconosco a malapena tre ragazze (beh, signore...) e, fra gli uomini, solo il mio amico. Anche dopo avermi detto i nome dei presenti non riesco ad abbinarli alle diverse facce: uhm... brutto segno...
Un po' mi dispiace di non aver partecipato al ritrovo ma neppure troppo: ho infatti la sensazione, come diceva mio padre, che ne sarei rimasto traumatizzato.
Temo infatti che proprio le rughe e i capelli bianchi dei nostri vecchi compagni, che ricordavamo giovani e baldi, diventino lo specchio nel quale si veda con tersa chiarezza quanto anche noi si sia invecchiati sia fuori che, peggio ancora, dentro...
Fine della prima premessa...

Inizio della seconda premessa...
Ieri sera è successo quello che temevo: vengo contattato da MO, un compagno di classe del liceo, che mi chiede l'amicizia su FB...
Prendo temposenza decidere subito che fare sperando che la notte mi porti consiglio: infatti non accetto tutte le richieste di amicizia (raramente sono io a chiederla) che ricevo su FB e, come se non bastasse, periodicamente elimino le conoscenze con le quali non ho più contatti. Come considerare un vecchio compagno di classe del quale non ero neppure particolarmente amico? Per capirci, se avessi avuto la possibilità di scegliere una dozzina di persone da rivedere, non lo avrei incluso nelle mia lista...

Oggi, verso l'ora di pranzo, ho ricontrollato FB e la richiesta di MO era sempre lì, in attesa: non mi sono neppure sforzato neppure di cercare di interpretare la minuscola foto del profilo per trarne ispirazione. Sapevo già che non l'avrei riconosciuto...
Alla fine mi decido: socialmente sono obbligato ad accettare, inutile quindi rimandare l'inevitabile. Sospiro e premo il tasto per confermare l'amicizia...
Pochi secondi dopo ricevo l'inquietante messaggio: “Questo ti fa onore

“È una minaccia?” mi chiedo. Ho accettato una sfida senza saperlo?
Oppure la fama di MO è tale che, il solo avere la sua amicizia su FB, mi illuminerà di luce riflessa?
Rimango perplesso e preoccupato: MO è divenuta una persona instabile e pericolosa? Qualcuno che ce l'ha con me (ipotesi della sfida a duello) per un presunto torto subito? O magari (considerando “l'onore che mi fa” con la sua amicizia) è un megalomane? Di per sé un megalomane non sarebbe un problema ma di solito, almeno nelle pellicole, questi hanno sempre altre caratteristiche psicologiche più pericolose.
Rifletto quindi due minuti buoni per decidere cosa rispondergli: alla fine opto per un semplice “pollice in su”. L'idea è fingere di aver capito il senso della sua frase con la speranza di blandirlo con la mia condiscendenza se poi si rivelasse effettivamente pericoloso.
Dopo un paio di minuti mi scrive in tono neutro che la nostra sezione è quasi “ricomposta”, che fra poco ci sarà una “grigliata” e mi chiede se io ci sarò.
Non avendo ancora ben chiaro con chi ho a che fare gli rispondo onestamente, ma anch'io in maniera neutra, che molto dipenderà dal preavviso: maggiore il preavviso e maggiore sarà la probabilità che vi partecipi. Già che ci sono faccio un esperimento: corredo la mia affermazione con delle percentuali che mettono in relazione i giorni di preavviso con la probabilità della mia presenza. MO coglie il mio riferimento e, infatti, mi risponde: “Azz sei sempre stato matematico!”
Questo particolare mi rassicura: almeno MO non è impazzito né mi ha sbagliato per qualcun altro e, quindi, mi sciolgo un po'.
Qualche chiacchiera banale e poi faccio qualcosa che di solito evito: vado a spigolare (*1) nel suo profilo su FB.
Guardo solo qualche foto e scorro appena la sua bacheca ma subito mi rendo conto che MO non è la persona che mi aspettavo...
Glielo scrivo (“Ho dato un'occhiata al tuo profilo: guarda tu che persona interessante è venuta fuori!”) stuzzicando la sua curiosità e decido di scriverci un pezzo. Esatto: questo...
Fine della seconda premessa...

Se sono stato abile nell'illustrare i pensieri che mi sono passati per la testa, i miei lettori dovrebbero ora porsi la domanda: perché tutte queste perplessità e preoccupazioni su MO? Che idea avevi di lui? Ed è proprio a questo che voglio arrivare...

L'MO che ricordo io era un ragazzo che rideva sempre, che combinava scherzi, distratto e confusionario in classe, mai serio, più intento a divertirsi che a studiare.
In realtà non ci siamo mai conosciuti bene e, oltretutto, frequentavamo anche amicizie diverse...
Solo in prima liceo ci siamo “incrociati” e una volta, non ricordo perché o per come, mi ritrovai pure a casa sua insieme ad (almeno) un altro amico: ricordo che il pezzo forte del pomeriggio fu una rivista tipo Playboy tirata fuori dal suo nascondiglio sotto una scrivania da un, ovviamente ridente, MO. All'epoca ero molto pudico e osservai da lontano appena qualche foto...

Sempre in prima liceo un giorno il professore d'italiano, non so perché, lo prese di mira: si mise a sbeffeggiare il povero MO paragonandolo ad Alessandro Magno e, aiutandosi con gesti e smorfie vagamente disgustate, diceva “Alessandro a tot anni ha fatto questo: e MO invece?” e via con altri esempi di questo tenore.
Per natura mal sopporto quando un forte se la prende con un debole e, anche in questo caso, fremetti cercando una buona risposta. Alla fine la trovai, e pure ottima, ma fu molti giorni dopo!
Comunque eccola: “Per forza: il professore di italiano di Alessandro Magno era Aristotele...”

Nel complesso non avevo una grossa stima di MO: troppo superficiale, lo sguardo vacuo, distratto e sempre a ridere...
Se qualche giorno fa mi avessero chiesto “Lo sai della nostra classe chi è diventato un piccolo spacciatore?” il primo sospettato sarebbe stato proprio MO!

Poi, oggi, ho guardato per circa 100 secondi (!) il suo profilo su FB e ho cambiato completamente la mia opinione su di lui.

Ora, per motivi di riservatezza, non voglio svelare troppi particolari ma ho scoperto che MO ha studiato all'estero, vive all'estero, fa un lavoro creativo e ha la passione per la fotografia. Poi ho guardato meglio la foto del suo profilo e vi ho trovato un signore barbuto dallo sguardo assorto e serio...

Questo mi ha portato a una rapida rivalutazione dell'impressione che avevo avuto di lui al tempo del liceo.
In pratica ciò che il suo profilo ripete in continuazione è “creatività”, essere fuori dagli schemi.
Perché al liceo non ho percepito questo suo potenziale? Evidentemente lo teneva nascosto e la scuola, o meglio gli insegnanti, non riuscirono a farlo emergere. Di solito però qualche cosa viene comunque notato dai compagni di classe: magari un hobby particolare, o qualche interesse specifico... Mi sembra invece, col senno di poi, che tutta la sua fantasia si esprimesse in celie...
Adesso poi, più mi sforzo di ricordare e più mi sembra emergano altri ricordi, immagini del suo volto: come se delle espressioni tristi (per l'incomprensione?) si alternassero con le risa. Ma magari è solo una mia suggestione.
Perché questo MO non si mostrava? Come mai la sua creatività si esprimeva come esuberanza apparentemente incontrollata?

A queste domande non ho risposta, mi mancano i dati e sarebbe irrispettoso tentare di indovinare...
Eppure non credo che sia un caso che MO abbia completato i suoi studi all'estero: mi viene da pensare che avesse bisogno di staccare dal suo vecchio ambiente per trasformarsi da bruco in farfalla. Darsi una disciplina, accumulare e costruire fiducia nelle proprie capacità...
Ho la sensazione, ovviamente senza averne la riprova, che in Italia sarebbe sempre stato inquadrato subito come un certo tipo di persona mentre all'estero, l'avrebbero giudicato diversamente, secondo parametri diversi: strano, buffo e spiritoso perché italiano e, di conseguenza, non “troppo”. In effetti è più facile essere accettati per ciò che si è all'estero: almeno io ho avuto questa sensazione in Olanda...

Il fatto poi che viva tuttora all'estero mi fa pensare che da parte sua gli sia rimasta una certa antipatia per l'Italia: un'incomprensione di fondo fra il suo modo di essere e la società italiana...
Ma qui sto andando di fantasia: magari la spiegazione ha banali origini nel lavoro o nella famiglia. Come ho scritto non ho indagato molto a fondo nel suo profilo e potrebbero essermi sfuggiti numerosi dettagli importanti...

Quindi da cosa dipende il mio entusiasmo? È dovuto all'essermi sbagliato così clamorosamente: non mi capita spesso di prendere fischi per fiaschi e, ogni volta, è l'occasione per imparare qualcosa di importante. Cosa ho imparato stavolta? Vediamo...
Sicuramente, ma questo lo sapevo già anche se talvolta lo scordo, che gli uomini sono dei pozzi di cui non sempre si vede il fondo: a volte l'acqua è torbida, a volte l'ambiente è troppo buio, talvolta vediamo riflessi noi stessi... Il potenziale inespresso spesso rimane impossibile da comprendere...
E poi mi chiedo quale sia stato, se vi è stato, il catalizzatore che ha fatto cambiare faccia a MO? Solo il trasferirsi all'estero? Oppure è stata fondamentale una specifica esperienza o evento? Cosa l'ha cambiato? Anzi: cosa lo ha convinto a diventare il vero se stesso?

Conclusione: adesso ho un bel mistero che mi darà modo di riflettere a lungo...

Nota (*1): di solito la mia mancanza di curiosità è tale che evito di andare a guardare le foto delle mie conoscenze: dopotutto foto di compleanni, di bambini e/o animali domestici, di sconosciuti in atteggiamenti più o meno intimi mi sono totalmente indifferenti...

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