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lunedì 27 marzo 2017

Il documento di Roma

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è necessaria la lettura della mia Epitome (V. 0.1.1). In particolare i capitoli: 1, 2, 9 e 10.

Come sapete seguo solo superficialmente i media tradizionali limitandomi, in genere, a leggere i titoli degli articoli e, molto più raramente, ad approfondirli. Il livello dell'informazione in Italia è infatti talmente basso che lo scopo della maggioranza dei media non è più quello di informare i cittadini ma di indirizzarne il pensiero tramite notizie fuorvianti o palesemente false ([E] 9.3).

Questo per dire che sapevo del vertice di Roma ma che non ho perso tempo a leggere inutili articoli di propaganda a favore di un'Europa che non esiste. Questo incontro ha prodotto un documento: e di nuovo non ho avuto voglia di leggerne per intero la sua aria fritta per commentarlo nel dettaglio ma mi accontenterò di sfruttare un breve articolo riassuntivo.
L'articolo in questione proviene da LaStampa.it: Cosa c’è nel documento di Roma: frenata sulle due velocità, passo avanti sulla Difesa di Marco Bresolin.

L'articolo è molto corto (il che la dice lunga sulla povertà di contenuti del documento prodotto dal vertice) ed è comodamente diviso in sezioni.

Passato e futuro: più che altro un'introduzione. Visto che recentemente (negli ultimi 25, diciamo dal 1992, dalla libera circolazione delle persone) l'EU non ha ottenuto risultati di cui vantarsi (*1) allora si stravolge la storia e si prova ad assegnarli il merito di “aver ricostruito l'Europa dalle sue ceneri”. Ovviamente tutti dovrebbero sapere che l'EU non ha ricostruito un bel niente ma che l'Europa riuscì a riprendersi grazie al generoso aiuto americano del piano Marshall.
Ma perché mentire? Semplicemente questa introduzione è un protomito (in particolare un mito → [E] 2.3) il cui scopo è quello di essere usato dai media per estrarne sintesi (distorsioni → [E] 2.2)) fuorvianti che verranno pedissequamente ripetute con lo scopo di dare una precisa (sebbene distorta) percezione della EU: l'EU ha fatto “risorgere l'Europa dalle ceneri della guerra”, quindi è apportatrice di benessere (*2), quindi senza di essa ci sarebbe la guerra (*2).
Come spiegato nella mia epitome ([E] 1) l'uomo ha numerosi limiti che gli impediscono di comprendere pienamente ogni “dettaglio” della realtà che lo circonda: la maniera più semplice per influenzarlo è quindi quella di fornirgli una semplificazione di un problema errata e distorta che lo induca a pensare in una specifica direzione...

Diverse velocità: chiaramente questo è il protomito (in particolare un mito → [E] 2.3) su cui si baserà il dibattito sull'Europa delle prossime settimane. Ma si tratta di un concetto completamente vuoto e privo di significato: lo scopo è darne una definizione talmente labile (*3) che ciascuno ci possa leggere quello che vuole.
Ad esempio un economista ci vedrà due euro diversi, uno più forte e l'altro più debole, per riequilibrare i flussi di denaro interni all'unione; la maggioranza dei politici e dei giornalisti vi vedranno invece due diverse velocità nell'attuare strategie politiche che portino a una “maggiore” integrazione europea.
Scommetto che chi avrà avuto la pazienza di leggere il documento vero e proprio potrebbe dirmi che entrambi queste idee sono accennate e che quindi sia l'economista che il politico, quando parlano delle due velocità dell'Europa, hanno ragione. Ma questo è esattamente ciò che intendevo con “definizione talmente labile che ciascuno ci possa leggere quello che vuole”.
Lo scopo non è quello di dare una concreta direzione politica ma semplicemente di suggerire l'idea (errata) che qualcosa si stia muovendo nella EU, che fra 5-10 anni, la situazione sarà migliore: in realtà come spiegato, questa immagine delle due velocità è solo un mito il cui unico scopo è nascondere la reale natura burocratica, inefficiente e paralizzata dell'EU dietro al paravento di un qualcosa di ancora vivo e potenzialmente dinamico.

Migranti e sicurezza: qui finalmente si riconosce che c'è un problema. I cittadini europei se ne erano ormai resi conto da molto tempo e lo scopo di questa affermazione è quella di rassicurare “gli elettori moderati” (*4) in maniera che non cadano nelle “grinfie” delle forze “populiste” ([E] 10.3). Il vero problema è che l'EU attuale è un corpo burocratico completamente incapace di prendere decisioni o iniziative concrete. Ammesso che ci fosse realmente la volontà di andare in una precisa direzione mancherebbe poi la possibilità di raggiungere un accordo vincolante per tutti i membri dell'unione. Il motivo di questa impossibilità è la totale mancanza di democrazia (*5) all'interno dell'unione che possa giustificare decisioni che, ovviamente, scontenterebbero qualche paese. E allora non si fa niente ma si finge di voler far qualcosa.

L'economia al centro: di nuovo tante belle parole che esprimono buone intenzioni destinate però a rimanere completamente inattuate. Il motivo è che per ridare fiato all'economia dell'Europa andrebbe prima risolto il problema dell'euro (v. L'euro assassino): ma ancora neppure si ammette che l'euro sia un problema...
Vabbè, volevo passare alla prossima sezione ma non resisto ad aggiungere un altro commento sulla totale incomprensione economica della situazione: nel documento si legge che è necessario che «le economie convergano (v. anche il corto Darwin e Lamarck)»: ma ciò è impossibile se ogni paese ha tasse, costo del lavoro ed energia, servizi sociali, infrastrutture, leggi e chi più ne ha più ne metta diversi: in altre parole le economie tendono a divergere invece che a convergere! Semplicemente la convergenza economica non può precedere quella politica e sociale.

la difesa comune: mi rifiuto di commentare questa sezione. Ripete lo stesso mantra da cinquant'anni a questa parte: qualcosa tipo “maggiore integrazione ma senza interferire con la NATO”. E infatti da cinquant'anni non è cambiato niente in questo senso...

Il pilastro sociale: Anche questo è un protomito o, meglio, un mito. L'idea che si vuol dare è quella di una EU che aiuta, come fosse una terza gamba, a tenere in piedi lo stato sociale. In realtà è completamente l'opposto: la riduzione di diritti e libertà in nome della “sicurezza” o di trattati commerciali internazionali (TTIP e simili), lo smantellamento dei diritti dei lavoratori, la privatizzazione dei beni comuni e ambientali (e forse anche della sanità) e invece ciò che ci ha portato e sta portando la UE.

In conclusione molte di queste sezioni le riduco a semplici miti (nel significato indicato nella mia epitome) che nel complesso cercano di legittimare la mitologia della EU: un'Europa ben diversa da quella che sognavamo, un'Europa dei popoli, realmente integrata, libera e giusta che invece si è trasformata in un'Europa delle banche, della finanza e delle multinazionali che toglie ricchezza ai popoli e costruisce ingiustizia e diseguaglianza: un'Europa della burocrazia, opprimente, inutile e asfissiante fine, come sempre, solo a se stessa...

Nota (*1): la moneta unica, l'euro, ha infatti favorito un solo paese, la Germania, e distrutto l'economia di tutti gli altri. Ancora questa verità palese non è ammessa perché nessun politico (non solo nostrano) vuole prendersi la responsabilità di aver combinato un disastro: da più parti però i dubbi crescono ed evidentemente si è preferito tacerne nella rutilante introduzione del documento di Roma.
Nota (*2): concetti non espressi esplicitamente ma che potrebbero venire incosciamente dedotti dai lettori superficiali.
Nota (*3): tratto dal documento di Roma: «Agiremo congiuntamente, a ritmi e con intensità diversi se necessario, ma sempre procedendo nella stessa direzione, come abbiamo fatto in passato, in linea con i trattati e lasciando la porta aperta a coloro che desiderano associarsi successivamente»
Nota (*4): gli elettori “moderati” sono in realtà coloro che, non essendo stati colpiti direttamente dalla crisi economica, ancora credono, magari con qualche titubanza, ai protomiti dominanti e, di conseguenza, a tutte le distorsioni (tese a rafforzare tali protomiti) ammannite dai media tradizionali.
Nota (*5): non solo “reale”, dove cioè i cittadini europei eleggono direttamente il proprio governo, ma anche “teorica” in quanto l'unica istituzione europea eletta, il parlamento europeo, ha in pratica il solo potere di ratificare quanto deciso (all'equanimità!) dai diversi governi.

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