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sabato 13 agosto 2016

Giochi educativi

Qualche mese fa, anzi qualcosa di più perché all'epoca ero ancora sempre collegato a FB, una mia amica pubblicò un commento contro i giochi al calcolatore. Essendo una psicologa lessi con attenzione le sue argomentazioni (vado a memoria!) incentrate sulla facile quanto effimera gratificazione che questi giochi danno, invogliando così a giocare sempre di più, col risultato che il giocatore si aliena dalla realtà e, magari, diventa nervoso o addirittura violento.

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Una teoria molto simile la vidi nella mitica serie animata “South Park”: una puntata era infatti incentrata proprio sui giochi di FB dove, per vincere, è necessario comprare (con soldi veri!) soldi virtuali. Sono i cosiddetti giochi “pay to win” (ovvero “paga per vincere): secondo il cartone la maggior parte delle persone ci gioca un po' senza spenderci niente e poi li mette da parte. Esistono però delle persone con dei particolari geni che favoriscono le dipendenze (dall'alcool o dal gioco) e queste sono particolarmente suscettibili a questi giochi arrivando a spenderci grandi somme...
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Sicuramente c'era del vero in quanto scritto dalla mia amica però è anche sbagliato fare di tutta l'erba un fascio: sul momento fui tentato di risponderle qualcosa ma, non conoscendola troppo bene, preferii tacere e rifletterci in maniera indipendente.

In effetti è difficile trovare buone argomentazioni a favore dei giochi: è vero che molti giochi (come quelli strategici che piacciono a me) tengono la mente attiva ma si tratta di un allenamento in un mondo virtuale, con le proprie regole, che non ha molte attinenze con la realtà. E comunque anche in questi giochi di “strategia” gran parte delle decisioni si compiono in maniera abbastanza automatica. Poi ci sono i giochi di “avventura” che, in effetti, possono stimolare la fantasia: spesso infatti si riducono a indovinare quale oggetto usare e dove, magari risolvendo qualche indovinello lungo la strada. Questo tipo di giochi li trovo talvolta frustranti perché è facile rimanere bloccati senza capire cosa si debba fare: ai miei “vecchi tempi” passavamo ore fra amici a cercare di capire come andare avanti e facendo tentativi assurdi: tutto sommato era divertente e, quando poi qualcuno risolveva un passaggio difficile, diventava quasi un eroe! Adesso però c'è la rete: bastano pochi clic e si trovano le soluzioni per ogni gioco ma, contemporaneamente, crolla la soddisfazione che invece si ricava a capire da soli cosa fare...
I giochi di azione (sportivi, di guida, di guerra etc...) invece mi sembra che non siano particolarmente utili: forse per i riflessi... ma sono anche i giochi che ti rendono più nervoso...
Dimenticavo i giochi “rompicapo”!! Questi in genere mi piacciono molto e alcuni di essi sono realmente difficili (*1): sicuramente questo tipo di giochi costringono a usare il cervello. C'è però da dire che si tratta di un esercizio mentale fine a se stesso visto che nella realtà difficilmente ci si imbatte in problemi simili...

Nel complesso però, anche i giochi dove più importante è il ragionamento, non mi pare siano particolarmente utili. Il confronto con la lettura di un buon libro (non un romanzetto insomma) è spesso impietoso.

Recentemente mi sono però imbattuto in alcuni giochi di nicchia che a mio parere sono addirittura istruttivi.
Uno di questi è “This war of mine”: si tratta di un gioco di guerra ma non si è un soldato dal grilletto facile ma dei civili che cercano di sopravvivere in una città assediata. L'atmosfera del gioco è realmente opprimente e speso si arriva a dover fare delle scelte (morali) difficili che fanno riflettere.
Secondo me è un gioco che i genitori dovrebbero comprare ai propri figli e poi giocarci insieme: sarebbe utile per grandi e piccoli. È un'esperienza realmente intensa.

Un altro gioco decisamente più allegro e sereno è “Stardew Valley”: non saprei definirne il genere, perché è molto particolare. Forse ricorda un po' un gioco di ruolo ma con molte contaminazioni di altri generi...
Comunque l'aspetto centrale del gioco, sebbene nascosto e non evidente a tutti, è quello della ricerca dello scopo della vita! Il gioco presenta una società diversa da quella moderna: una piccola comunità dove conta il rapporto con le altre persone (si fanno e si ricevono molti regali e bisogna fare amicizia con tutti) e con la natura. Ci sono anche dei “mostri” da sconfiggere ma già dall'aspetto si capisce che non sono molti pericolosi: il vero mostro del gioco è invece un altro: una multinazionale col suo freddo e anonimo supermercato che tenta i cittadini della comunità con i suoi prodotti scadenti ma a basso costo. Da una parte si hanno le verità semplici e immediate dell'amicizia e dell'amore mentre dall'altra c'è l'irrealtà alienante del materialismo.
Non so quanti giocatori si rendano conto consciamente della vera natura di denuncia di questo gioco ma sono però convinto che, dopo averci giocato, tutti anelino a un mondo un tantino migliore di quello reale. È importante.

Infine, proprio in questi giorni, mi sono imbattuto in questo articolo: Videogame migliorano la pagella, i social no.
Secondo una ricerca australiana i videogiochi migliorano i voti nelle materie scientifiche!
Mi pare plausibile ma sfortunatamente l'articolo non approfondisce l'argomento e non spiega di quali tipo di giochi si parli. Io rimango dell'idea che il genere del gioco sia fondamentale: magari proverò a fare una ricerca su siti anglosassoni per vedere se trovo informazioni più dettagliate...

Conclusione: se non si eccede, i videogiochi non fanno male, compresi quelli ritenuti “violenti”. Certo si deve stare attenti che il giocatore sia abbastanza maturo per il genere del gioco ma, più o meno, dai sedici anni in su va tutto bene...

Nota (*1): non posso non consigliare Spacechem: forse il rompicapo più difficile a cui abbia mai giocato. Ma che soddisfazione riuscire a superare un livello!

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