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lunedì 19 agosto 2013

Pizzarotti e la bulè

Quasi un anno fa scrissi il pezzo Democrazia (3b/3) dove esposi una mia idea di democrazia diretta, per certi versi paradossale, piuttosto interessante...
Infatti, dopo una lunga introduzione (iniziata in Democrazia (1/3) e seguenti...) arrivai alla apparentemente strampalata conclusione che un parlamento estratto a sorte, invece che eletto, avrebbe risolto molti problemi...

In seguito mi sono chiesto se un governo di questo tipo fosse mai esistito: spesso infatti, quando meno me lo aspetto, scopro di aver “reinventato la ruota”...
Con la solita serendipità che pare guidare il mio destino, durante la lettura del secondo volume della Guerra del Peloponneso di Tucidide (v. Tucidide), ho scoperto la bulè ateniese: ovvero un'assemblea cittadina di 500 membri estratti a sorte, 50 persone per ognuna delle dieci tribù di Atene.

È di qualche giorno fa la notizia (v. Parma e la democrazia diretta) che Pizzarotti, il sindaco pentastellato di Parma, ha avuto esattamente la stessa idea: la costituzione di un consiglio cittadino di 500 persone (immagino 50 per ognuna delle dieci tribù (*1) di Parma...) estratte a sorte che servirà a coinvolgere la gente comune nella vita politica locale.

Che dire oltre? Come tutte le mie idee è brillante (*1) e quindi: bravo Pizzarotti!
In conclusione aggiungo solo che i membri della bulè erano chiamati “i buleuti” (e “il buleuta” al singolare)...

Nota (*1): eh! eh!

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