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venerdì 18 gennaio 2013

Apuleiata 7

Con mio stupore, probabilmente dovuto all'ingenuità figlia dell'ignoranza sulla letteratura del tempo, ho scoperto che ci sono anche scene di sesso relativamente esplicito nell'Asino d'oro...
Ciò che più mi ha colpito è stata la naturalezza con cui queste vengono proposte al lettore. È inevitabile riflettere sulla forza del condizionamento in materia di morale sessuale che il cristianesimo ha impresso sulla mentalità occidentale...
Da questo punto di vista Apuleio era più disinibito non solo, ad esempio, degli europei del XIX secolo ma anche, in un certo sottile qual modo, di noi del XXI secolo.
Ci ho riflettuto a lungo e credo che la differenza stia nel fatto che, se uno scrittore moderno scrivesse qualcosa di analogo ad Apuleio, lo farebbe cosciente di dare comunque una sfumatura percepita come pruriginosa alla propria opera. Qualcosa cioè che la maggior parte delle persone non si farebbe problemi a leggere ma che, magari, non sarebbe considerata una lettura adatta a dei bambini.
In Apuleo ho invece la sensazione, ma magari mi sbaglio, che l'unico fine di queste scene sia quello di descrivere la situazione, il suo rapporto con la bella Fotide, senza imbarazzo né preoccupazione che il giudizio morale del lettore vi trovi qualcosa di sconveniente...

In verità ancora oggi, più o meno inconsciamente, il sesso è associato al peccato in maniera più profonda di quel che si pensi.
Ce ne possiamo rendere conto in molti modi: ad esempio nelle pellicole al cinema sono tollerate lunghe scene di estrema violenza ma bastano pochi fotogrammi di sesso per far scattare il divieto di visione ai minori di X anni. Analogamente nei videogiochi: nel mio amatissimo GTA il giocatore può compiere numerosi crimini, specialmente omicidi, ma quando pochi anni fa fu scoperto al suo interno un sotto gioco a sfondo erotico (in cui semplicemente bisognava premere dei tasti mantenendo un certo ritmo) scoppiò un putiferio...
Oppure pensiamo alle cosiddette “orgie” della Roma imperiale: al giorno d'oggi, nonostante la nostra mentalità più aperta, non sono nemmeno prese in considerazione...
Qualcuno si immagina di ricevere da un amico un biglietto di invito con scritto “Gentile Caio e consorte, sabato do un'orgia a casa mia, se vorrete partecipare sarete graditissimi ospiti”. La cosa forse più vicina, gli “scambisti”, sono considerati dei pervertiti...
E quando qualche riccone, grazie al denaro, ha la meglio sulla morale del tempo, se viene scoperto dal "probo" grande pubblico, allora vuoi anche per invidia, viene giudicato con disprezzo...

In fondo la morale sessuale del nostro tempo non è altro che un esempio di quanto scrissi nel pezzo Epoca e Corollario all'epoca: erroneamente l'uomo vive il proprio momento storico illudendosi che sia il più avanzato sotto ogni aspetto. In particolare noi occidentali ci riteniamo estremamente tolleranti in materia sessuale ma è evidente che, nel passato, siano esistite popolazioni ancor più tolleranti di noi!

Dopo averne tanto parlato non posso esimermi dal proporre qualche esempio che, lo ricordo, è tratto da una traduzione degli anni '50 (*1)...

Riporto di seguito il capitolo 17 del II libro:
«Detto fatto, ella sbarazza in un momento tutti quei piatti pieni di cibo, si spoglia d'ogni sua veste e, tutta nuda, scioglie la chioma con un gesto di birichina lasciva. In tal aspetto somigliava in tutto a Venere bella quando sorge dal flutto marino, e, più per civetteria che per pudore, tendeva la rosea manina a coprire la sua liscia natura di donna.
- Combatti, - mi incitò, - combatti da forte. Io ti terrò fronte e non rivolgerò le spalle. Corpo a corpo, se sei un uomo, drizza contro di me le tue armi, lotta con tutte le tue forze e fammi morire, tu che stai per morire. Il duello d'oggi è all'ultimo sangue.
Così dicendo, sale sul letto delicatamente e si adagia a sedere su di me; poi, vibrando tutta, scossa da fremiti ripetuti, e con voluttuose carezze agitando il dorso flessuoso, come se fosse su un'altalena, mi saziò del frutto di Venere, sinché, soddisfatta la brama, ci sentimmo le membra esauste pel piacere e cademmo insieme anelanti tra abbracci e carezze scambievoli. In colluttazioni di tal genere durammo svegli sino al sorger dell'alba, e di quando in quando cacciavamo via la stanchezza con bicchieri di vino, sì da ridestare il desiderio e rinnovellare il nostro piacere.
E molte altre notti trascorremmo simili a questa.
»

Nota (*1): L'asino d'oro (le trasformazioni) di Apuleio, Ed. BUR, 1955, trad. Claudio Annaratone.

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