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martedì 4 settembre 2012

Nonno-freddo

Scannerizzando le vecchie diapositive i ricordi affiorano e, a volte, rivedere il sorriso di una persona cara dà forti emozioni...

Mio cugino mi ha chiesto di mandargli delle foto dei nostri nonni e, fra una email e l'altra, mi ha fatto tornare in mente un ricordo particolarmente caro.
Proverò a raccontarlo ma so già che non riuscirò a mettere nero su bianco le emozioni che ancora mi suscita: pazienza...

Per aiutare a capire questo mio racconto ho disegnato la seguente mappa dove ho rappresentato solo gli elementi essenziali:

Come ho più volte scritto nei post della serie “KGB le origini” da piccolino (non so, forse da quando avevo un anno?) fino ai dieci-undici anni passavo quasi tutti i WE a casa dei nonni materni.
Ricordo che il sabato sera, dopo cena, il nonno usciva e andava al bar a passare qualche ora con i suoi amici. Io invece restavo con la nonna e insieme guardavamo la televisione in camera. La nonna aveva i “dolori” (ovvero l'artrite) e prima di andare a letto stava almeno un quarto d'ora a passarsi l'alcool sulle ginocchia doloranti (immagino le desse del sollievo). Lo ricordo bene perché l'odore mi dava molto fastidio... Poi si infilava sotto la coperta elettrica fino al naso e non si capiva più se fosse sveglia o se dormisse: immagino sonnecchiasse...
A proposito: ma esistono ancora le coperte elettriche? perché, già all'epoca, erano ritenute pericolose: in pratica la coperta conteneva al suo interno delle resistenze che si scaldavano e, per questo, era anche estremamente delicata. Io avevo l'ordine di non saltarci sopra ma l'ignoravo impunemente: i nonni stravedevano per me e mi facevano fare tutto. Avendolo capito ne approfittavo...
Io guardavo la TV standomene "sbracato" su una comodissima poltrona al fianco del letto e mi scavavo un riparo, una sorta di cuccia, fra i suoi cuscini di gomma piuma.
Non ricordo cosa si guardasse: con la TV in bianco e nero mi pare Portobello (ma potrei sbagliarmi) poi, con la TV a colori e le varie emittenti private, ricordo vecchi film degli anni '60 e inizio '70...

In pratica a sera, mentre la nonna era semi addormentata, io guardavo la TV saltellando qua e là dalla poltrona al letto: fin qui, lo so, niente di interessante ma volevo cercare di rendere l'idea della situazione...
Il bello, ovvero il ricordo che mi è caro, avveniva dopo, al termine della serata: era il ritorno del nonno.
Verso le 22:00 o anche più tardi (ma in realtà non ne ho idea!) il nonno rientrava a casa: con il mio udito fino lo sentivo appena apriva la porta, poi con passo lento e pesante, estremamente regolare, l'udivo salire. Ricordo che improvvisamente la luce delle scale si accendeva e io, dalla mia poltrona, vedevo l'ombra del nonno proiettarsi sulla porta opposta all'ingresso della camera da letto. Sentivo i suoi passi lenti e quei secondi di attesa erano un crescendo di eccitazione. Il culmine veniva raggiunto negli ultimi secondi quando, prima appariva l'ombra della testa, che oscillava leggermente a ogni gradino, e poco dopo il resto del corpo...
Infine entrava in camera e con un sorriso dava un cono gelato a me e uno alla nonna: ogni volta lei protestava dicendogli - “Orisse, lo sai che non lo voglio!” ma poi lo mangiava voracemente! E questo succedeva ogni sera: sempre sempre sempre... eppure ogni volta mi gustavo trepidando quei momenti d'attesa: forse più dello stesso gelato!
Il gelato del nonno equivaleva al calare del sipario: poco dopo quest'ultima dolce emozione il sonno mi sopraffaceva e me ne andavo a dormire nella cameretta accanto...

Questi sono i nonni in questione:

2 commenti:

  1. come un viaggio nel tempo...! Erano proprio cosi', i nonni. Ma secondo te si amavano, o non si erano posti il problema..? A volte temo di somigliarle, quando di fronte alla tenerezza altrui reagisco tirando una ciabattata...

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  2. In effetti al riguardo ero tentato di scrivere un post ad hoc...
    Per tutta l'infanzia ero convinto che la nonna tiranneggiasse il nonno, trattandolo sempre male, perché non le importava niente di lui: però sai bene cosa successe quando il nonno morì...
    Non ne sono sicuro, è più una sensazione, ma credo che il nonno le dimostrasse delle piccole attenzioni, come quella del gelato, ma ero troppo piccolo per notare questo tipo di dettagli.
    Sicuramente avevano una mentalità dove i gesti d'amore esteriori, soprattutto se pubblici, e per “pubblico” intendo anche davanti ai parenti più stretti come le figlie, erano completamente impensabili: per questo è così difficile giudicare...
    Nel complesso però direi di sì.

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