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sabato 8 settembre 2012

Fedeltà medio bassa

I miei programmi letterari sono saltati per aria come se fossero passati sopra una mina.
Ed è colpa di mia cugina: mi ha invitato a un gruppo “di lettura” (se si chiamano così...) su FB. Io ero sempre stato intrigato dall'idea di persone che si riuniscono per discutere di un libro e quindi non sono riuscito a dirle di no.
La lettura per questo mese è “Alta fedeltà” di Nick Hornby (*1) e, per una data ancora imprecisata, dovrei rispondere alle domande di un questionario su questo romanzo.

Inizialmente ero titubante: sarei dovuto passare in una libreria, forse prenotare/ordinare il volume, leggerlo in fretta e furia, rispondere a un questionario noioso e, magari, andare davvero a questa riunione di sconosciuti...
Nonostante nessuno dei summenzionati ostacoli fosse di per sé insuperabile nel complesso mi scoraggiavano abbastanza. Come spesso accade il destino a scelto per me: ero in città per far controllare Colita e, avendo sbrigato le mie faccende inaspettatamente presto, sapevo che avrei dovuto aspettare mio padre davanti alla sua porta di casa per circa un'ora così, vedendo una libreria, mi sono deciso a comprare il libro...

Quando a sera sono tornato a casa ho preso questa lettura molto sul serio. Dopo una breve riflessione ho deciso di NON leggere il questionario prima del libro per non farmi influenzare o guastare qualche colpo di scena. Poi, armato di lapis, ho iniziato a leggere sottolineando e annotandomi riflessioni e commenti. Alla fine temo di aver preso troppi appunti: probabilmente se li riportassi tutti nel blog ci vorrebbero due post...

Per questo motivo eviterò di imbarcarmi in un'analisi dettagliata seguendo la traccia dei miei appunti: sarebbe troppo lungo per me e noioso per chi legge.
Piuttosto mi limiterò ad alcune sensazioni e riflessioni a caldo senza la pretesa di fare un'analisi esaustiva del romanzo.

Inoltre non perderò tempo a riassumerne la trama: a chi l'ha letto non interessa e a chi non l'ha letto servirebbe comunque a poco. Basti dire che il romanzo è incentrato sulle settimane successive alla rottura fra il protagonista e la sua fidanzata di lungo corso...

Mi mette disagio parlare del protagonista come se fosse una persona vera: dopotutto è una creazione dell'autore. Egli si è immaginato un personaggio e ne ha descritto la storia e il comportamento: niente però ci assicura che lo scrittore sia stato coerente o che il suo personaggio sia realistico.
Magari questa è un'osservazione banale ma mi mette in difficoltà l'idea di analizzare nel dettaglio la psiche di una persona che in realtà non esiste... Vorrà dire che farò finta che sia un autobiografia dell'autore...

Appena ho letto la prima pagina, se non mezza, ho pensato: “Questo è un libro da donne!”
Attenzione! questa, dal mio punto di vista, non è una critica ma piuttosto la descrizione di un preciso genere letterario. In genere, i miei lettori mi conoscono, per interesse e cultura preferisco i libri storici, magari qualche classico, oppure saggi o monografie mentre per svago invece mi piace la fantascienza e la fantasy: nonostante questo, di tanto in tanto, non disdegno di leggere “un libro da donne” che, come ho scritto, per me è un genere letterario ben preciso.
Ma quale sarebbe questo genere letterario?
Beh, la prima pagina di “Alta fedeltà” inizia con la classifica delle cinque storie più dolorose vissute dal protagonista seguita da un paragrafo nel quale si dilunga spiegando come mai la sua storia con "Laura" non sia fra queste: ovviamente, data la grande enfasi, si capisce che proprio questa relazione con "Laura" è quella che gli sta più a cuore...
Leggendo questa mezza pagina ho pensato “Ecco, il libro parlerà delle varie storie sentimentali fra il protagonista, le donne citate e la famigerata Laura”.
Insomma il genere “libro da donne” è un romanzo psicologico, con l'enfasi sui sentimenti e sulle relazioni (o incomprensioni se si preferisce) fra uomini e donne.
In genere questi libri sono scritti da donne e privilegiano il punto di vista femminile e l'uomo (o gli uomini) è lo stereotipo dell'insensibile in genere neppure troppo brillante. Questo libro aggiunge un twist a questa struttura: il punto di vista è maschile ma il protagonista, lo si capisce indirettamente dai suoi pensieri, è il solito uomo insensibile e poco brillante che fa soffrire l'eroina (che in questo caso, per buona parte del romanzo, sta dall'altra parte della barricata). Questo permette all'autore di scrivere un libro divertente, involontariamente autoironico (se ci si cala nei panni del protagonista) e che scorre via bene...

Sul titolo, “Alta fedeltà”, ho riflettuto a lungo cercando di capirne il perché. Da una parte l'autore gioca sul fatto che il protagonista è un appassionato (direi fissato) di musica, dall'altra intuisco che abbia a che fare con la fedeltà verso il proprio partner: ma in questo caso perché “alta”? Il protagonista non sembra essere particolarmente fedele... Magari è semplice ironia?

Stilisticamente il romanzo ha una struttura interessante: in genere ogni capitolo ha una sezione dove viene descritta una piccola parentesi della quotidianità del protagonista. Di solito ci viene mostrato a lavoro nel negozio con i suoi due aiutanti ancora più fissati sulla musica di lui. Queste scenette sono riprese da un punto di vista esterno e per questo, si presume, oggettive. Poi c'è la sezione dove il protagonista esplicita i suoi pensieri, come si li scrivesse in un diario, e, almeno una volta, si rivolge direttamente al lettore. È chiaro che quello che si viene a sapere del protagonista in queste parti del libro non è oggettivo ma rappresenta il suo punto di vista.
È dal confronto con quello che si “vede” nella prima sezione con quello che si “sente” nella seconda che si ricostruisce la vera personalità del protagonista (Rob).

Probabilmente questa lenta opera investigativa contribuisce a rendere interessante il libro: non si sa subito dall'inizio come stanno le cose perché inizialmente abbiamo solo la versione (rabbiosa e piena di rancore) di Rob. È solo andando avanti nella lettura che, tessera dopo tessera, si riesce a ricostruire il puzzle della vita sentimentale del protagonista.

Per ogni capitolo ho annotato a lapis, a margine, un sacco di note con le mie osservazioni e deduzioni su quanto stavo leggendo.
Uno dei particolari che mi hanno immediatamente colpito è che Rob non ha amici suoi: ci sono quelli della sua ex, in particolare una tale Liz, e i suoi dipendenti che però proprio amici non sono...
Inizialmente lo si capisce indirettamente sovrapponendo quello che fa a quello che pensa: per la cronaca io me lo ero già appuntato a pag. 33 (in pratica dopo l'introduzione iniziale) ma poi, sul finale, c'è un capitolo dove l'autore lo fa capire esplicitamente: è il compleanno del protagonista e lui è completamente solo. Questo rende chiaramente quale sia il valore dell'uomo: solo una manciate di donne, spesso incomprensibilmente, non si accorgano di quanto veramente valga e si mettono con lui...

Okay, inutile dilungarmi oltre. Per sfizio voglio solo ricopiare le mie note di pag. 33 (in pratica dopo le 24 pagine dell'introduzione).
Rob: tipo debole, senza particolari talenti o qualità (né difetti evidenti).
Tende a subire la relazione.
Vorrebbe essere cambiato dalla donna.
Paradosso delle sue introspezioni non comuni: errore dell'autore?
No ambizioni o amicizie significative.
Manca una qualsiasi autocritica concreta.


Tutto sommato l'avevo inquadrato bene. Ridefinirei il “Tende a subire la relazione” con “Carattere passivo (non privo di astuzia) che non vuole prendere decisioni che modifichino lo status quo” e anche il “Vorrebbe essere cambiato dalla donna” con “cerca nella storia delle sue relazioni una chiave di lettura al suo modo di essere. Cerca cioè un filo conduttore che non esiste e, in genere, scarica sulle sue compagne le colpe per le sue inadeguatezze”.
Aggiungerei poi “piagnucoloso”, “insensibile e/o egoista” e “Ritenuto divertente dalle donne che scambiano la sua mancanza di sensibilità per ironia (e quando lui se ne accorge fa finta di niente perché in futuro 'potrebbe fargli gioco')”. Tutto sommato anche “opportunista”, “vigliacco” e “senza fermezza e/o carattere”.
Inutile dire che, come in ogni romanzo del genere “libro da donne”, la sua compagna, Laura, è l'esatto opposto: è una donna coraggiosa, con ideali saldi, propositiva e, ovviamente, forte. Lo si capisce chiaramente solo sul finale quando si rimette insieme al protagonista e, almeno sul momento, pare riuscire a scuoterlo rendendolo di un epsilon migliore.

Ovviamente se il libro fosse realistico verrebbe fuori che Laura lascia definitivamente Rob dopo un anno o, se avessero un figlio, dopo tre o quattro: ma il libro finisce lì...
Però ripensandoci, se il libro fosse realistico, Laura avrebbe dovuto lasciare Rob dopo due, massimo tre anni, invece di esserci rimasta per sette! L'autore attribuisce al nuovo lavoro di Laura questo effetto catalizzante ma secondo me non regge...

In conclusione un romanzo molto piacevole del genere “libro da donne” che mi sento di consigliare a tutti: uomini e donne!

Nota (*1): “Alta fedeltà” di Nick Hornby, Ed. Ugo Guanda, 1996, trad. Laura Noulian

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