«[Figlio dell'uomo] Porgi l'orecchio e ascolta le parole di KGB
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» Pv. 22,17

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domenica 31 luglio 2011

Trauma indiretto

Forza ci riprovo! Mi rimetto a riscrivere il post che mi dimenticai di salvare (vedi il corto Disastrino!)...
Ne ho poca voglia perché, come a tutti, non mi piace rifare due volte la stessa cosa. E poi la prima versione mi era venuta particolarmente bene e dubito che nel mio attuale umore riuscirò a ripetermi positivamente...

Durante il mio recente soggiorno al mare ho avuto modo di riscoprire una mia peculiarità.
Col passare del tempo si perde l'abilità di autocritica sul proprio comportamento: le abitudini diventano come delle vecchie ciabatte che magari si sfasciano e si scuciono ma prendono perfettamente la forma del piede del loro proprietario. Ci si sta così comodi che non ci si accorge (o si preferisce non accorgersene!) di quanto siano logore...
Ma perché ho usato il verbo “riscoprire” e non “scoprire”? Per un eccesso di zelo: già all'epoca del mio diario (vedi Varie dal 1995) mi ero reso conto di questa peculiarità del mio comportamento ma poi me ne ero dimenticato...

Appurato che la mia memoria presenta varie amnesie torno a dedicarmi al trauma del titolo. Anzi all'effetto del trauma...

Quando incrocio per strada una bella ragazza (*1) non riesco a guardarla, a fissare le sue grazie né, ancor meno, a girare la testa per seguirla con lo sguardo o, orrore, a fare apprezzamenti ad alta voce.

Timidezza esagerata?
Beh, una componente di timidezza probabilmente c'è però, come spiegato in KGB le Origine: l'Asociale, più che timido sono asociale.
A questo magari aggiungerei la consapevolezza di KGB del proprio aspetto e della relativa convinzione che gli esemplari femminile siano più che felici del mio apparente disinteresse (*2).

Ma veniamo al trauma vero e proprio che ritengo di per sé autoesplicativo.
In realtà il trauma non fu un singolo episodio ma una serie di eventi (*3) che si succedettero in una estate che passai in vacanza al mare con i genitori quando avevo circa sei anni (*4).

Ricordo che quando andavo in giro con la mamma ero profondamente imbarazzato dai vari apprezzamenti che riceveva. Venivamo dalla spiaggia e la mamma indossava bikini e pareo: per tornare a casa dovevamo passare lungo il molo con i pescatori affaccendati nei dintorni. Quando passavamo fra loro, come se fossero forche caudine, era un susseguirsi di fischi e commenti...
Lei procedeva dritta senza voltarsi, guardando avanti a sé, silenziosa e indifferente. Io invece diventavo rosso fino alle orecchie e avrei voluto sparire completamente. È difficile spiegare quanto fosse forte e opprimente quella sensazione: diciamo che era un imbarazzo tale da essere a un soffio dal paralizzarmi completamente. L'unica cosa che riuscivo a fare era continuare a camminare e farmi piccino piccino.

Una volta, nonostante amassi camminare essendo tenuto per mano, mi staccai e la seguii a qualche metro di distanza per non essere al centro dell'attenzione: tutto inutile. La sensazione umiliante era comunque vivissima nonostante io mi facessi ancora più piccolo di quanto già non fossi (vedi KGB le origini: Me.Rit.Ano). Anzi ottenni solo una visuale migliore di quello che succedeva.

La cosa strana è perché fossi io a sentirmi così in imbarazzo: dopotutto, ne ero pienamente consapevole, l'oggetto di cotanta ammirazione era mia madre mentre io venivo completamente ignorato. È come se fossi io a sentirmi in imbarazzo per lei.
Comunque faccio fatica a ricordare altri eventi che mi procurarono una sensazione così forte, impotente e prolungata di disagio (*5).

Per questo non riesco a fissare una bella donna: proietto su di lei il malessere che provavo io e questo mi blocca completamente. Mi sembra di farle un torto, un sopruso solamente a sfiorarla con lo sguardo e ciò va contro la mia natura.
Sì, coscientemente lo so: sono consapevole che alle donne faccia piacere avere la conferma di essere belle se l'apprezzamento non travalica certi limiti e magari si limita a uno sguardo di interesse, eppure... sono fatto così!

Conclusione: questo mio comportamento è un mistero anche per me. Non capisco come possa ancora influenzarmi eppure è così. Mi servirebbe un amico psicologo a cui chiedere ma sfortunatamente tendo a fare amicizia solo con ingegneri (ma io non lo sono!).

Nota (*1): la bellezza è relativa al mio gusto personale. Maggiore è la bellezza percepita e più forte è il mio imbarazzo.
Nota (*2): Volevo mettere un rimando al post L'uomo che sussurrava alle donne ma, rileggendolo, ho notato che per motivi di spazio non avevo trovato il modo di inserire il concetto che avrei voluto richiamare. Provo a riassumerlo adesso. Ascoltando le avventure di USD rimanevo sempre stupefatto dal suo approccio diretto, spesso sfacciato, con la ragazza che aveva adocchiato. Con onestà egli ammetteva che spesso riceveva un rifiuto ma quello che mi colpiva era il tipo di rifiuto: gentile ma soprattutto lusingato. Mi immaginavo che se io avessi provato a fare altrettanto non avrei ricevuto un semplice “no” ma mi sarei beccato magari uno schiaffo o una sfuriata. USD non si rendeva conto che la chiave del suo successo non era soltanto la sua abilità nel flirtare ma anche il suo fascino (bellezza e sicurezza in se stesso) innato. È come se istintivamente le donne considerassero benevolmente un complimento ricevuto da un uomo affascinante perché solletica la loro vanità; al contrario il complimento che ritengono provenire da un uomo non alla loro “altezza” viene percepito come offensivo perché, implicitamente, le sminuisce “abbassandole” alla sua...
L'argomento sarebbe più complesso e meriterebbe altre precisazioni e chiarimenti ma, per motivi di spazio, chiudo qui sperando comunque di essere riuscito a rendere l'idea...
Nota (*3):a dire il vero non ricordo quante volte successe: magari solo due o tre e non dozzine...
Nota (*4):potrebbe trattarsi anche di un'estate differente e in quel caso avrei avuto sui 10 anni...
Nota (*5):ripensandoci mi è venuto a mente un imbarazzo simile: succedeva tutte le volte che guardavo una partita di calcio dell'Italia e i nostri tifosi fischiavano l'inno della squadra avversaria. Da piccolo diventavo tutto rosso e dovevo allontanarmi dal televisore. Ancora oggi questo comportamento mi dà una forte nausea ma me la cavo togliendo momentaneamente l'audio...

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