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giovedì 28 luglio 2011

Saggio sulla libertà

Questo post necessita di una corposa premessa che però, diversamente dal solito, dovrebbe risultare piuttosto interessante...

Qualcuno ricorda il post Seconda infornata? All'epoca cercavo disperatamente di dare via, regalandoli ad amici e conoscenti, dei libri ereditati da mio zio che ritenevo di scarso interesse.

Al mio appello risposero in pochi, anzi in pochissimi, anzi in due lettori (indefessi): il primo reclamò un libro tramite commento (e oggi, per l'appunto, l'ho affidato a un corriere che, prima o poi, lo recapiterà in Olanda via Francia...), il secondo, più pudicamente, mi contattò tramite email per chiedermi due libri.

Con questo secondo amico mi sono anche incontrato circa un mese fa: io però, nonostante li avessi messi da parte, mi sono scordato di portarglieli mentre lui si era scordato di ricordarmelo...

Molto seccato per la mia insipienza li ho infilati in macchina entrambi: in questa maniera sia che io vada da lui, sia che egli venga a trovarmi, i libri sarebbero sempre stati a portata di mano.

Ieri però sono andato a cena con degli amici del liceo (grazie FB!) e, come spesso mi accade (vedi, ad esempio, Cronaca di un matrimonio), sono arrivato al luogo di ritrovo con circa 45 minuti di anticipo.
Cosa fare per passare il tempo alla sperduta stazione di servizio, brulla e desolata, dove dovevo aspettare? Guarda caso avevo con me due libri...

Così ho iniziato a leggere quello che mi sembrava il più interessante: “Saggio sulla libertà” di John Stuart Mill, Ed. Net, 2002.
Non lasciatevi ingannare dall'anno di pubblicazione! In realtà il libro è stato scritto nel 1858 però, a differenza dei Promessi Sposi (1841) (*1), è ancora un testo attualissimo: forse ora più che mai...

In circa 30 minuti ho letto solo le 18 pagine della premessa scritta dall'autore: in genere sono più veloce ma, primo in macchina era scomodo e, secondo, i periodi sono estremamente lunghi e richiedono una certa concentrazione se si vuole seguire il filo del discorso.

Se questo tizio (John Stuart Mill) non fosse morto nel 1873 avrei pensato che avesse scopiazzato parecchio dal mio blog!

L'argomento del saggio è ben definito e molto specifico: fin dove è lecito per uno stato limitare la libertà individuale o, dalla penna dello stesso autore, “(L'argomento del saggio è) ...la natura e i limiti del potere che la società può legittimamente esercitare sull'individuo.

È chiaro che io, leggendo queste parole, ho subito pensato alla problematica della libertà su internet che in questi ultimi tempi si identifica con l'intrusione da parte dello stato nella libertà degli individui di accedere a particolari siti (vedere tutta la sfilza di post tipo Previsione o meglio usare il tag “Libertà” o “Web”)

Nella premessa poi vengono fatte delle osservazioni molto interessanti che chiariscano il perché della necessità di limitare il potere dello stato anche quando, come in una democrazia, è espressione diretta della volontà dei cittadini.

La domanda che l'autore si pone è infatti la seguente: se in una democrazia lo stato esprime la volontà del popolo allora perché si dovrebbe porre un limite al suo potere? Possibile che il popolo possa diventare il dittatore di se stesso?

La risposta dell'autore è un fermo “sì”: è necessario porre dei limiti ai poteri dello stato. Il motivo è semplice (*2): la democrazia non è espressione della volontà di tutto il popolo ma di una parte di esso e cioè della maggioranza. Se ad esempio non ci fossero limiti al potere dello stato allora le minoranze potrebbero essere facilmente oppresse.

Un'altra osservazione è che la società può diventare tiranna di se stessa non solamente attraverso il potere politico ma anche attraverso le convenzioni sociali: in altre parole la libertà dell'individuo può essere compromessa anche dalla pressione dell'opinione e del giudizio degli altri membri della società.
Da questo punto di vista le cose sono molto migliorate anche se, a mio non modesto parere, si tratta più di indifferenza che di vera tolleranza.
Comunque ancora oggi le convenzioni sociali hanno un peso tutt'altro che irrilevante. Un esempio banale: immaginatevi le possibilità di carriera di un impiegato che decida di non voler indossare giacca e cravatta in ufficio. Anche se svolgesse benissimo il suo lavoro sarebbe considerato dai superiori come uno stravagante o comunque una testa calda.

A leggere il seguente paragrafo mi sono addirittura commosso: “Nessun'epoca, e quasi nessun paese, lo (*3) hanno risolto nello stesso modo; e la soluzione di un paese o epoca è lo stupore degli altri: e tuttavia, gli uomini di qualsiasi singolo paese, o epoca, non ne sospettano mai le difficoltà, come se l'umanità fosse sempre stata unanime su questo argomento (*3). Le regole secondo cui vivono sembrano loro ovvie e autogiustificantesi. Quest'illusione del tutto universale è un esempio della magica influenza della consuetudine, che non è solo, come afferma il proverbio, una seconda natura, ma viene continuamente scambiata per la prima. L'efficacia della consuetudine nel prevenire ogni dubbio sulle norme di condotta che gli uomini si impongono a vicenda è tanto più completa perché l'argomento (*3) è uno di quelli su cui non viene generalmente considerato necessario fornire spiegazioni, né agli altri né a se stessi.
Questo elusivo concetto è esattamente quello che io ho cercato di illustrare in Epoca. Quando scrissi il post pensai, con un misto di tristezza e superbia, che nessun'altro aveva mai intuito questa verità e che nessuno dei miei lettori avrebbe avuto la pazienza di cercare di capire le mie parole. Invece, pensa te, già nel 1858 un acuto osservatore aveva già fatto la mia stessa riflessione...

Poi c'è l'osservazione che ogni uomo ha i suoi gusti e tendenze particolari e che questi guidano la sua idea di cosa sia giusto e legittimo. Insomma, ogni uomo proietta sui suoi simili il proprio punto di vista aspettandosi che tutti si comportino come lui. Lo stato, come espressione della maggioranza del popolo, riproduce con le sue leggi questi opinioni o convinzioni morali.
Niente da aggiungere: sono d'accordo ma mi pare così ovvio che non mi pare ci fosse bisogno di sottolinearlo...

Quasi di sfuggita c'è un'ultima osservazione a mio avviso interessantissima: la tendenza del potere a mettere sempre più vincoli e paletti alla libertà dell'individuo: “L'inclinazione degli uomini, siano essi governanti o semplici cittadini, a imporre agli altri, come norme di condotta, le proprie opinioni e tendenze è così energicamente appoggiata da alcuni dei migliori e dei peggiori sentimenti inerenti alla natura umana che quasi sempre è frenata soltanto dalla mancanza di potere; e poiché quest'ultimo non è in diminuzione ma in aumento, dobbiamo attenderci che, se non si riesce a erigere una solida barriera do convinzioni morali contro di esso, nella situazione attuale del mondo il male si estenda.
Davvero questa osservazione mi ha aperto gli occhi su molteplici aspetti della nostra realtà e non solo sulla libertà di internet (anche se adesso mi appare evidente che la crescita esponenziale di leggi e leggine per limitare questo è quello non è affatto casuale).

Poi, finalmente, anticipa il principio che dovrebbe fare da guida per stabilire quale sia il limite oltre il quale non è lecito per lo stato imporsi sull'individuo: “Il principio è che l'umanità è giustificata, individualmente o collettivamente, a interferire sulla libertà d'azione di chiunque soltanto al fine di proteggersi: il solo scopo per cui si può legittimamente esercitare un potere su qualunque membro di una comunità civilizzata, contro la sua volontà, è per evitare danno agli altri.
Tutto sommato una visione molto più libertaria di quanto oggi giorno saremmo portati a pensare.
A me per assonanza questo principio ha richiamato alla memoria il mio motto preferito (mi pare di averlo messo pure nel mio profilo di FB...) "L'egoismo non consiste nel fare ciò che ci pare ma nel volere che gli altri facciano ciò che pare a noi." Oscar Wilde.
Nelle rimanenti pagine della prefazione chiarisce e specifica che cosa intenda con questo principio.

In conclusione io non sono d'accordo su tutto ciò che è scritto ma su un insolitamente alto 80% direi di sì...(*4)

Adesso ho però un dilemma morale: sono tenuto o meno a consegnare questo libro all'amico che me lo aveva richiesto? Da una parte mi sono impegnato a darglielo ma, dall'altra, ho però scoperto che questo saggio mi piace molto... E poi per lui sarebbe un'istruttiva lezione ricevere solo l'altro libro perché è a causa della sua scarsa volontà nel venire a prenderlo direttamente a casa mia che io l'ho scoperto: dopotutto nell'ultimo mese l'avevo invitato in continuazione...
Vabbé, per non sentirmi in colpa, gli appiopperò due o tre libri di Vespa!

Nota (*1): “Che c'entra il Manzoni?!” chiederete. In realtà niente, però a scuola l'odiavo e quindi, quando posso, ne approfitto per tirargli un po' di fango addosso...
Nota (*2): Io che sono molto più paranoico di John Stuart Mill avevo immediatamente pensato alle democrazie che si trasformano in dittature, ma egli è morto circa cinquant'anni prima dell'avvento del fascismo e del nazismo...
Nota (*3): si riferisce al problema di stabilire quale sia il limite del potere dello stato di limitare la libertà dell'individuo.
Nota (*4): ad esempio l'autore ritiene solo gli appartenenti a “una comunità civilizzata” capaci di intendere e di volere cosa sia meglio per loro: non si rende conto di essere egli stesso vittima di quella allucinazione che ha così sapientemente definito come frutto di “epoca” e “nazione”...

5 commenti:

  1. Ti consiglio vivamente di (ri-)prendere il mano il Manzoni. La sua attualità non finirà di stupirti. Poco e nulla è cambiato nell'Italia che lui descrive.

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  2. In realtà sono ben consapevole che ci sono molti entusiasti del Manzoni ma ancora non me la sento di riprenderlo in mano: a pensare a Lucia, Renzo e Don Abbondio mi torna la nausea...

    Personalmente credo che fosse un libro all'avanguardia quando uscì (versione definitiva 1841); sempre valido 50 anni dopo (1891) ma superato dopo altri 50 anni (1941).

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  3. beh... in effetti non me lo merito poi tanto... però se lo avessi preso subito non l'avresti letto. per l'appunto.
    quindi lo voglio!!!!!!
    maktub.
    a presto
    t.

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  4. Ehm... il problema è che al momento ho letto solo il primo capitolo!
    Comunque data la velocità con cui riusciamo ad organizzarci credo che farò in tempo a finirlo...

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  5. E poi, male male, ti do due e tre Vespa e troni a casa felice... ;-)

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