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giovedì 26 maggio 2011

Democrazia (1/3)

In un precedente post (PDI) ho scritto dei mali specifici della democrazia italiana però, molto più tempo addietro avevo scritto altri due post “propedeutici”: Epoca e Corollario all'epoca.
Per motivi di spazio (e non avendone neanche molta voglia) non li riassumerò quindi prego i lettori di fare almeno un salto su Corollario all'epoca (dove riassumo brevemente anche il post Epoca) per rinfrescarsi la memoria.

Il mio obiettivo è quello di esaminare i problemi connaturati nella democrazia. Proprio perché le mie idee potrebbero essere giudicate piuttosto “audaci” è importante riflettere sui due post propedeutici sopra citati. Inoltre, data la complessità dell'argomento, avrò bisogno di più post per poterlo trattare con una certa accuratezza.

In questo primo post mi limiterò a mostrare che, già da un punto di vista puramente teorico (magari anche filosofico), la democrazia comunemente intesa non è la forma di governo perfetta.
E quale sarebbe la forma di governo perfetta? Quella massimamente efficiente e massimamente giusta.

Per evitare incomprensione è bene chiarire cosa intendo con questi due termini: con “giusto” intendo un governo in cui il potere è diviso esattamente fra ogni cittadino; con “efficiente” intendo la capacità di un governo di operare per il bene comune e migliorare il benessere collettivo.
Già su queste due definizioni, soprattutto sulla seconda, ci sarebbe molto da dire: che il “giusto” equivalga a una divisione equa del potere fra tutti i cittadini è piuttosto arbitrario (magari sarebbe più giusto dividere il potere in basa alla bontà oppure in base alla volontà di contribuire al benessere collettivo, etc...). Per “efficiente” si potrebbero poi trovare molte altre definizioni magari anche più accurate e onnicomprensive. Il mio intento è però solo quello di mettere dei paletti qua e là e indicare una direzione generale per spiegare le mie idee sulla democrazia e non aspiro a scrivere un'opera organica su tale argomento!

Ci si potrebbe chiedere “ma la democrazia attuale non è la più giusta”?
No! Ad esempio, nel nostro sistema maggioritario, un cittadino che risieda in una circoscrizione in cui la sua parte politica è in forte minoranza non riuscirà mai a far eleggere il proprio rappresentante. È vero che poi ci sono delle “correzioni” proporzionali e che comunque a livello nazionale statisticamente la disomogeneità delle circoscrizioni non dovrebbe favorire nessun partito ma, ammesso che sia così, comunque si tratta di un sistema ben diverso dal dividere il potere in parti uguali fra tutti i cittadini!
E poi il concetto stesso di delegare il potere non è assolutamente equivalente alla mia definizione di “giusto”. Anche senza considerare il caso particolare del deputato che “salta” da un partito a un altro... Facciamo l'esempio del nostro rappresentante che, nel corso della legislatura, debba votare 100 provvedimenti: al suo posto ognuno di noi farebbe esattamente le stesse scelte? Io credo che, nel caso MIGLIORE ci troveremmo d'accordo per il 90-95% delle volte e, mediamente, molto meno. Ma anche se per una sola votazione ci trovassimo in disaccordo con lui questo equivarrebbe a dire che esso non ci rappresenta completamente e che quindi la divisione del potere non è equa.

In realtà una forma di governo totalmente “giusta” (secondo la mia opinabile definizione) esisterebbe: la democrazia diretta. Nella democrazia diretta ogni cittadino è chiamato a votare su ogni provvedimento: non ci sono cioè intermediari che decidono al suo posto. Tecnicamente oggi, grazie a internet, questo sistema sarebbe fattibile: come detto sarebbe la forma di potere più “giusta” ma sarebbe anche “efficiente”?
Non necessariamente...

Basta immaginare il seguente banale esempio per rendersene conto: supponiamo che, grazie a internet, gli italiani abbiano a disposizione una forma di democrazia diretta. Cioè ogni italiano esprime direttamente il proprio voto su ogni questione senza che di mezzo ci sia il parlamento. Ora supponiamo che, su una certa questione, siano possibili due scelte contrapposte chiamate “A” e “B”. Alla votazione 40 milioni di italiani votano per la scelta “A” mentre solo un milione vota per la “B”. Viene quindi effettuata la scelta “A” che però si rivela fallimentare.
Conclusione: la democrazia diretta, ovvero senza intermediari, è senza dubbio la forma di governo più giusta, sfortunatamente però nessuna legge matematica assicura che la decisione della maggioranza, per quanto preponderante, sia quella più efficace. Questo è particolarmente vero su questioni molto tecniche dove per poter prendere decisioni sensate è necessario conoscere approfonditamente la materia.

La democrazia diretta, per anni una pura curiosità di ingegneria costituzionale, inizia oggi grazie a internet ad essere tecnicamente possibile. In nessun paese ho però sentito la proposta di applicarla e questo per due ragioni: la prima è che non sarebbe l'uovo di Colombo capace di risolvere ogni problema (vedi il precedente esempio) e secondo l'establishment politico, geloso del proprio potere, non avrebbe nessuna intenzione di rimetterlo nelle mani dei cittadini.

L'opposto della democrazia diretta in termini di “giustizia” è il regime con a capo un singolo dittatore con il potere di decidere ogni cosa senza consultare il popolo.
Questa forma di governo è peggiore della democrazia diretta perché, oltre a essere completamente “ingiusta”, niente garantisce che sia “efficiente” indipendentemente da quanto possa essere illuminato il dittatore.

In realtà il vero problema è che non esiste una ricetta che garantisca un governo massimamente “efficiente”. Probabilmente, se tale soluzione fosse nota, ai cittadini non importerebbe se tale forma di potere non fosse la più “giusta” in assoluto.
È proprio a causa di questa ambiguità, al non sapere quale sia la soluzione migliore per tutti, che c'è l'esigenza di una forma di governo “giusta” che divida cioè il potere e quindi la responsabilità fra tutti. L'esigenza di una responsabilità condivisa è necessaria non tanto quando le cose vanno bene ma, soprattutto, quando vanno male e c'è bisogno di solidarietà sociale.

Conclusione: in questo post ho dimostrato che la democrazia non è la forma di governo più giusta. Nel prossimo, probabilmente, mostrerò che a causa di alcuni suoi difetti intrinseci difficilmente possa essere la più “efficiente”. Probabilmente, nel post ancora successivo, tirerò le somme e mostrerò come, aldilà di forme di governo utopistiche, è necessario un certo equilibrio fra “giustizia” ed “efficienza” di ogni sistema di governo e di come, a mio avviso, la bilancia si sposterà verso più “efficienza” e meno “giustizia”.

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