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martedì 18 luglio 2017

Teosofia e un piccolo mistero

Attenzione! Come indicato dal marcatore “Peso” questo è un pezzo noioso: chi lo legge lo fa a proprio rischio e pericolo di annoiarsi!

Qualche giorno fa, dopo aver completato la lettura della Cavaliera della morte, avevo bisogno di un nuovo libro per il bagno. Data la loro funzione di intrattenimento breve ed estemporaneo mi piace scegliere libri piccini e, preferibilmente, con capitoli corti (o almeno impaginati in maniera tale che sia facile identificare specifici paragrafi ogni pagina o due).

Di solito “pesco” questi libri da una sezione della libreria popolata da una serie della “Libreria universale Rizzoli” degli anni '60 ma ormai mi sono accorto di averli già letti tutti tranne un paio che proprio non mi attraggano.
Le mie librerie (v. Libri di casa) sono stracolme e così i libri finiscono per essere parcheggiati in doppia e terza fila: sbirciando dietro i volumetti della “Libreria universale Rizzoli” (tutti libri appartenuti a mio zio), mi è parso di vederne un altro della stesse serie a causa del colore e consistenza della copertina.

Quando l'ho estratto ed esaminato per bene sono rimasto piuttosto deluso: si trattava di Nove conferenze pubblicate nelle annate 1946 e 1947 di Rudolf Steiner, Editrice Antroposofica, 1995, trad. Rinaldo Küfferle.
Però la mia urgenza si stava facendo impellente e così mi sono accontentato di portarmi in bagno questo volumetto:

Mi son detto “Leggo la prima conferenza e poi decido se è il caso di lasciar perdere e leggerne altre...”. Oltretutto l'introduzione spiegava che le nove conferenze incluse erano quelle che, negli anni, non erano state ripubblicate in altre volumi: dal mio punto di vista ciò significava che non erano certo le più importanti e/o interessanti...

Ho così iniziato a leggere la prima conferenza: “I due volti della Germania” - Dornach, 12 aprile 1919.
Ovviamente non avevo idea di ciò che stavo leggendo però, dopo qualche pagina, e tenendo presente sia la data (il primo dopoguerra) che il nome della casa editrice (“Editrice Antroposofica”), ho iniziato a sospettare che qui ci “covasse” la teosofia.

“Teosofia” è un termine che sospetto di aver incontrato in Lovecraft e la cui definizione ho imparato, per esercizio, a memoria (v. Ank'io e La sanguisuga e non solo).
A memoria: fondata a New York nel 1875 da un'emigrata russa (nome difficile) si tratta di una filosofia con elementi esoterici uniti a principi mistici indiani, che crede nell'esistenza di un unico dio (di cui le varie religioni sono diversi aspetti), nella bontà dell'uomo e nella meditazione come mezzo per ottenere conoscenza. Raggiunse la sua massima diffusione dopo la prima guerra mondiale (*1).

Le prime pagine che ho letto non mi hanno convinto molto: si allude a una serie di epoche successive, di età dell'anima, di fasi che l'umanità deve attraversare in una “quinta epoca postatlantica”. Poi, parlando della Germania, ne descrive due momenti consecutivi “quello dei nibelunghi” e quella successivo della “borghesia”, dalle foreste ai campi coltivati.
Sul momento ho trovato la ricostruzione storica orripilante perché troppo superficiale ma poi mi sono reso conto che non era né voleva essere l'analisi del passaggio fra due periodi storici ma qualcosa di diverso: un'evoluzione della mentalità comune qui considerata come un qualcosa di superiore, una specie di anima collettiva.
E allora, qua e là, ho iniziato a intravedere idee interessanti e sono arrivato alla seguente intuizione: ogni ricostruzione della realtà ha un suo valore anche se non riesce a spiegarne estensivamente tutti gli aspetti. Ogni modello della realtà può essere pensato come a un filtro applicato a una foto: anche se tale filtro trasformerà spesso l'immagine in una macchia confusa in altri riuscirà a evidenziarne degli aspetti altrimenti quasi invisibili: ed è in questi casi che sta la sua importanza e utilità.

Ecco credo che, se anche in generale io preferisca di gran lunga l'interpretazione data dalla mia epitome, riuscirò a trovare delle “verità” interessanti anche in questa visione misticheggiante della storia.

A conferma della mia sensazione che la conferenza trattasse di teosofia ho trovato poi all'interno del libro il seguente opuscolo: notare quale sia il primo testo indicato come fondamentale...

E finalmente arriviamo al piccolo mistero del titolo di questo pezzo.
All'interno dell'opuscolo erano conservati due ritagli di giornale de La Nazione (*2): non si tratta di articoli completi ma di loro frammenti. Eccoli qui:

Curioso come da Rizzoli si parta e a Rizzoli (vedi secondo articolo) si arrivi...
Comunque il mistero è il motivo per cui mio zio abbia deciso di conservarli. Non è che sul loro retro ci sia niente di più interessante, anzi:

Dopo averci pensato a lungo credo che l'avessero incuriosito le due citazioni storiche: quella dell'imperatore Ferdinando d'Asburgo e quella del comandante della “King George V” silurata dalla “Bismark”; forse voleva ricercarle nei suoi libri e approfondirle, forse solo ricordarle...

Conclusione: negli anni, e specialmente recentemente, ho continuato a rimuginare sull'idea dello zio della nuova era che stava per iniziare, l'età dell'acquario (v. Il fattaccio 4/4). In particolare adesso vedo, in questa “nuova era”, l'avvento della globalizzazione e della sua conseguente rivoluzione (anzi involuzione) democratica del mondo. Non mi stupirei se a questa intuizione fosse giunto grazie alle suggestioni della teosofia: credo infatti che proprio questo genere di mutamenti sia evidenziato al meglio da tale “filtro”.

Nota (*1): c'è anche un altro significato, qui non rilevante, di conoscenza fornita da un dio.
Nota (*2): lo zio non leggeva altri quotidiani. Un giorno mio padre gli fece notare che avrebbe potuto comprare La Repubblica “fatta molto meglio” (opinione più che opinabile a mio avviso) ma lo zio, molto diplomaticamente, gli rispose che ne era consapevole però ormai era talmente abituato a La Nazione che sapeva perfettamente leggere fra le righe dell'immagine distorta che dava della realtà e capire come stavano veramente le cose: con un altro giornale avrebbe dovuto invece rimparare a farlo da capo!

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