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domenica 5 giugno 2016

Obiezione a Rawls

Rileggendo i miei appunti sono riuscito a identificare un grosso errore nel pensiero di Rawls che probabilmente era all'origine delle mie “sensazioni” negative.

Secondo il professor Sandel (*1), Rawls rifiuterebbe il concetto base dell'utilitarismo perché, grazie al velo d'ignoranza, “nessuna persona” rischierebbe di far parte di una minoranza oppressa: al contrario, proprio per evitare questo pericolo, il primo principio di giustizia che emergerebbe da questa assemblea immaginaria sarebbe quello del diritto alle libertà individuali basilari.

Ebbene ripensandoci mi sono reso conto che, da un punto di vista matematico e quindi razionale, i membri dell'ipotetica assemblea dovrebbero proprio optare per il massimo bene per il maggior numero di persone perché proprio in quel caso avrebbero la speranza (matematica) di un futuro migliore. Semplificando (e usando numeri a casaccio) il rigettare la teoria dell'utilitarismo equivalerebbe a optare per la certezza di 1.000€ rifiutando la speranza (matematica) di averne 2.000€ per non rischiare di riceverne 500€. Matematicamente non avrebbe senso.
Ci si potrebbe chiedere se fra le condizioni ideali dell'assemblea ipotetica ci debba essere quella che i suoi membri siano perfettamente razionali. La risposta è evidentemente positiva: non avrebbe senso liberare i membri dell'assemblea dai propri pregiudizi mediante il velo dell'ignoranza per poi ammettere che essi possano decidere in maniera irrazionale. L'obiettivo è quello infatti di individuare i migliori principi su cui poi basare la giustizia sociale e, per questo, (come aveva intuito Kant) non si può prescindere dalla ragione.

Questo non significa che le tesi utilitaristiche debbano essere automaticamente accettate: ma la ragione per rigettarle non dovrebbe essere la paura di far parte della minoranza (che matematicamente non ha senso) quanto piuttosto non volere che altri stiano peggio di noi. Ovvero il non desiderare che il benessere della maggioranza, di cui facciamo parte, dipenda dallo sfruttamento di una minoranza. Al contrario di quanto indica Rawls il rifiuto dell'utilitarismo dovrebbe essere basato sul puro altruismo e non sull'egoismo timoroso e miope.
È questa la mancanza, l'egoismo (v. la quarta nota di Dubbi su Rawls), che probabilmente percepivo ieri senza riuscire a identificare chiaramente.

A questo punto tutto l'edificio di Rawls si rivela essere un castello di carte paradossale: costruire una società eccezionalmente altruistica basandola però su principi derivati dall'egoismo individuale.

Conclusione: Rawls il maggiore filosofo del XX secolo? Riparliamone fra un paio di secoli...

Nota (*1): ovviamente c'è la possibilità che Rawls rifiuti l'utilitarismo per ragioni diverse da quelle indicate dal professor Sandel. In tal caso il prosieguo di questo pezzo potrebbe non avere senso perché basato su premesse errate...

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