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sabato 4 giugno 2016

Dubbi su Rawls

Le lezioni 13, 14 e 15 del corso di filosofia della morale (v. corso Filosofia della morale e giustizia di Harvard) introducono il pensiero di John Rawls.

Probabilmente ho sbagliato a non scrivere dei pezzi sulle singole lezioni: il solo fatto di mettere nero su bianco quanto ascoltato mi aiuta a chiarirmi le idee e ad assimilare più facilmente il materiale successivo. Stavolta non l'ho fatto e ho la sgradevole sensazione di non aver capito veramente le teorie di Rawls...

Ho questa sensazione perché da una parte le idee di Rawls che ho appreso mi appaiono sbagliate ma, d'altra parte, tale filosofo è ritenuto di gran lunga il maggiore del XX secolo! La possibilità più probabile è che io abbia semplicemente travisato le spiegazioni del professor Sandel...

Potrei risolvere il problema leggendomi l'opera principale di Rawls, A theory of Justice, magari, per evitare problemi (v. Tuffo nel passato per la “tragica” esperienza con la traduzione dal tedesco di Kant), in lingua originale: ma i presupposti non mi attirano. L'idea di verificare quali siano le idee sulle quali non mi trovo d'accordo mi appare masochistico...

Quindi il pezzo odierno non sarà del tipo “Rawls dice XXX e io non sono d'accordo perché YYY”: è troppo alta la probabilità che l'XXX che attribuisco a Rawls non sia corretto.
Piuttosto voglio limitarmi a un paio dei principi basilari di Rawls che sono abbastanza sicuro di aver ben compreso senza invece tentare un'analisi complessiva della totalità di quanto ho capito (o pensato di capire!).

L'oggetto di cui si interessa Rawls è la giustizia sociale (*1), ovvero come dovrebbero essere impostata la società, la ridistribuzione della ricchezza mediante le tasse e simili.
Ogni società è regolata da leggi che si basano e hanno origine da un contratto sociale che stabilisce in quali forme, sotto quali principi, un popolo decide di vivere insieme. In Italia abbiamo la Costituzione, secondo i principi della quale si basano poi tutte le leggi che regolano la nostra vita e la convivenza civile.
Secondo Rawls (ma anche Kant) è però sbagliato basarsi su un contratto sociale reale, scaturito cioè dall'accordo fra più persone come può essere un'assemblea costituente. I motivi sono molteplici: ogni persona tira l'acqua al proprio mulino, ha i propri pregiudizi, ha una cultura e una preparazione diversa da quella degli altri e, comunque, la capacità di esprimersi e di far valere le proprie idee non è uguale per tutti. Per questi motivi un contratto sociale realizzato dall'accordo di più persone potrebbe non essere il migliore o il più giusto moralmente.
Rawls basa quindi i suoi principi per la giustizia sociale su un contratto sociale immaginario: un contratto realizzato da un'assemblea di persone avvolte dal “velo d'ignoranza”. Il “velo d'ignoranza” è una delle idee cardine di Rawls: si tratta di un velo immaginario che impedisce alle persone di ricordare chi siano: di non essere cioè coscienti della propria razza, del proprio genere, del proprio censo, delle proprie qualità e dei propri difetti. Secondo Rawls solo una persona che non sa niente di se stesso può essere completamente oggettiva nello stabilire quali debbano essere i principi di giustizia sui quali basare la società.
Il primo principio che sarebbe indicato da questa ipotetica assemblea è quello della libertà dell'individuo: di pensiero, di parola, di assemblea, di religione etc.
Rawls è quindi contrario all'utilitarismo che si basa sul principio del bene maggiore per il maggior numero di persone perché questo è più che disposto a sacrificare le minoranze, e quindi i singoli individui, per il bene della maggioranza. E, almeno su questo principio, anche KGB è d'accordo.
Il secondo principio è quello che Rawls chiama il “principio del divario” (*2): la distribuzione della ricchezze non deve essere necessariamente uguale per tutti: possono esserci persone che ottengano (guadagnino) di più a patto che ciò vada a beneficio dei più svantaggiati. In altre parole il calciatore famoso potrebbe anche guadagnare 10 milioni l'anno ma dovrebbe essere tassato per il 70/80 o 90%: lasciandogli in pratica quel tanto che sia sufficiente a stimolarlo a compiere quel lavoro così ben retribuito.
Alla base di questo principio c'è l'idea che le persone, palliate dal velo dell'ignoranza, rifiutino l'idea che un individuo possa ottenere un guadagno che provenga da un vantaggio arbitrario, anche se naturale (come nascere in una famiglia ricca ma anche essere particolarmente intelligente). L'unica eccezione a tale regola è appunto quella data dal principio del divario: si può avere di più solo se questo va a beneficio dei meno avvantaggiati.

In altre parole questo secondo principio va non solo oltre il libertarianismo (uguaglianza formale) ma addirittura oltre la meritocrazia dove chi è più bravo ottiene di più: scrivo “addirittura” perché specialmente in Italia, ma anche negli altri paesi occidentali non va troppo meglio, siamo fermi all'uguaglianza solo formale degli uomini.
Per Rawls chi è più intelligente, chi si impegna di più, non ha alcun diritto morale a ricevere dalla società una quota di ricchezza maggiore degli altri uomini: questo perché non solo l'intelligenza è un dono arbitrario fatto dalla natura e del quale il singolo non ha alcun merito, ma anche l'impegno e la dedizione dipendono da fattori esterni (come l'educazione famigliare, la cultura del lavoro nella società d'appartenenza o anche semplicemente l'ordine di nascita (*3)) casuali.

Per essere un minimo comprensibile non sono riuscito a essere sintetico come avrei voluto. Sul “velo d'ignoranza” avrei due obiezioni che però non starò a esprimere (*4) perché preferisco concentrarmi sul principio del divario e sulle sue implicazioni.

A dire il vero ancora non ho le idee chiarissime su cosa non mi convinca del pensiero di Rawls (*5): al momento è solo una sensazione, ma si tratta di quelle sensazioni che anticipano quelle che saranno le conclusioni della ragione.

La ricerca spasmodica, e il conseguente successivo tentativo del loro annullamento, dei vantaggi forniti dalla natura a ogni individuo perché ritenuti arbitrari (in quanto frutto del caso) mi pare deumanizzante: tali differenze fanno infatti parte integrante del singolo, sono caratteristiche intrinseche dell'uomo. Le persone non sono tutte uguali come il modello base di autovetture (FIAT) che la natura poi differenzia donando loro accessori come l'autoradio, il climatizzatore o la vernice metallizzata. L'intelligenza di una persona (o altre caratteristiche naturali) è parte integrante della stessa e non può essere scissa da tale individuo: se a Guido togliamo la sua intelligenza non otteniamo un Guido meno intelligente ma un'altra persona.
Mi pare che Rawls, ignorando questo aspetto, arrivi al paradosso di voler salvaguardare le libertà individuali (il suo primo principio) al costo però di svilire l'individualità del singolo. Più che un'utopia la sua idea di giustizia sociale mi sembra una distopia dove si cerchi di livellare verso il basso piuttosto che verso l'alto.
So di essere vago in queste mie affermazioni ma, come spiegato, ancora non riesco a identificare chiaramente cosa non mi convinca del pensiero di Rawls: credo che il nocciolo sia nel tentativo di scindere l'individuo dai vantaggi (o dagli svantaggi) che il caso gli ha concesso; quello che si ottiene è una morale non per uomini ma per pseudo uomini incompleti...

Conclusione: vabbè, ci rifletterò un po' di più...

Nota (*1): In inglese il professor Sandel usa le parole “justice distribution” che non so bene come tradurre: “giustizia sociale” mi sembra che ne inquadri dignitosamente il senso ma immagino che in italiano si usino parole diverse...
Nota (*2): In inglese “difference principle”: non so bene come tradurlo in italiano...
Nota (*3): Secondo uno studio psicosociale attendibile i primogeniti si impegnano molto di più degli altri fratelli e sorelle.
Nota (*4): 1. l'impossibilità di scindere la coscienza di una persona dai propri ricordi lasciandone intatta la facoltà di giudizio (ma questa è più una sottigliezza “tecnica”); 2. l'apparente mancanza di altruismo nelle decisioni prese da dietro il velo d'ignoranza.
Nota (*5): Mi avrebbe aiutato soffermarmi a riflettere su ogni lezione ma ormai quel che è fatto è fatto.

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