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giovedì 17 dicembre 2015

Somaro volante

Un ragazzo era andato a fare la spesa al supermercato. Arrivato alla cassa paga regolarmente una dozzina di prodotti: la cassiera si accorge però che il ragazzo nasconde qualcosa sotto il maglione e allora, non volendo metterlo nei guai, gli chiede se si è ricordato di mettere tutti i prodotti sul nastro della cassa. Il ragazzo conferma di aver pagato tutto e la cassiera si vede allora costretta a far intervenire la guardia giurata che si occupa del taccheggio. Immediatamente si scopre che il ragazzo nascondeva sotto la maglia un bel trancio di prosciutto (oltretutto di un valore pari a quello degli altri prodotti messi insieme!) e così vengono chiamati i carabinieri.
A questo punto intervengono i genitori del ragazzo: invece di di appellarsi al buon cuore del direttore decidono di ricorrere alle vie legali e, alla fine, il TAR del Veneto dà loro ragione: non si può considerare furto il non pagamento di un singolo prodotto quando tutti gli altri sono stati regolarmente acquistati. Si tratta di un'importante decisione che però metterà in difficoltà tutti i supermercati...

Un operaio non va a lavoro facendo sapere di avere un attacco di febbre alta. La situazione si ripete con una certa frequenza e l'uomo salta numerosi giorni lavorativi. Durante una di queste malattie un dottore del lavoro è inviato a casa dell'operaio per verificarne la malattia. Il dottore constata che il presunto malato ha sì la gola leggermente arrossata e un leggero raffreddore ma non ha neppure una linea di febbre. In breve l'operaio è licenziato: questi però si rivolge alla giustizia e, alla fine, il TAR del Veneto stabilisce che la febbre alta, per essere tale, non dipende dalla temperatura (che può anche essere normale) ma è sufficiente che siano presenti tutti gli altri sintomi secondari. Da adesso si potrà avere la febbre alta anche a 36°: attenti quindi alle epidemie!

Un ragazzo viene rimandato in italiano: in estate la sua scuola non organizza nessun corso di sostegno e lui si guarda bene da aprire libro. A settembre fallisce l'esame di riparazione e gli insegnanti, con 7 voti su 10, lo bocciano.
I genitori, invece di prendere l'occasione per far studiare di più il loro amato somaro, fanno ricorso alla giustizia ordinaria. Inutile dire che il TAR del Veneto dà loro ragione: non si può rimandare uno studente che ha l'insufficienza in una sola materia. Da adesso sarà quindi un po' più difficile essere bocciati!

Solo una di queste tre storielle è vera: di quale si tratta secondo voi?
Ovviamente io lo so già ma, se non lo sapessi, affidandomi alla mia intelligenza e buon senso, direi che la prima è quella realmente accaduta.
Il mio ragionamento si sarebbe basato sul fatto che il furto, alla fine, ha una definizione giuridica ben precisa: quindi, per quanto paradossale, non avrei escluso che, a causa di norme contrastanti e sovrapposte, si potesse giungere alla conclusione del TAR del Veneto. Dopotutto un giudice è pienamente qualificato a prendere decisioni in materia legale...

Al contrario, sia per il racconto della febbre che per quello della bocciatura, non mi sembra che un giudice sia titolato a decidere su tali questioni: che studi ha fatto di pedagogia per affermare che essere “insufficienti” in una sola materia non sia abbastanza per essere bocciati? Che studi ha fatto di medicina per stabilire quando una malattia sia tale e quando no?

Ovviamente avrei sbagliato: l'intelligenza e il buon senso sono infatti qualità totalmente inutili in un paese governato da stupidità e superficialità.

La storia vera è infatti proprio quella del giovane somaro bocciato dagli insegnanti ma promosso dai giudici. Vedi Bocciato per insufficienza in italiano, il TAR annulla la decisione dal FattoQuotidiano.

Gli aspetti paradossali della vicenda sono molteplici: ho cercato di farli trasparire nelle mie storielle ma è meglio riassumerli...

Gli insegnanti del ragazzo, constata l'insufficienza in italiano anche a settembre, hanno valutato la situazione e tutti insieme hanno votato per decidere (7 voti su 10) che non era in grado di accedere alla classe successiva: il giudice, senza conoscere il ragazzo, non si sa con quale esperienza, ha invece sentenziato che gli insegnanti non conoscono il loro lavoro (sì, hanno la laurea, ma non guadagnano un ca### e quindi...) e che lo studente va comunque promosso.

Ai miei tempi l'italiano non era una materia come le altre: benché io abbia studiato allo scientifico, circa metà delle ore di scuola erano assegnate allo studio dell'italiano. Non è forse ragionevole pensare che sia una materia più importante delle altre? Comprendere ad esempio un testo in italiano e saperlo riassumere non è forse necessario anche per lo studio della storia, della filosofia, della biologia, etc? Invece no: per il giudice, in quale materia sia l'insufficienza, è irrilevante.

Io vedo nel comportamento del giudice anche una notevole arroganza: il difetto tipicamente italiano di abusare del proprio potere che, in questo caso, si esplicita nell'ostinarsi a decidere in ambiti dove non si è qualificati a farlo. Perché allora non stabilire per legge quando una persona abbia una determinata malattia, quando sia valida una certa proprietà fisica, quando sia giusto un certo argomento teologico o perché non si dimostra con una sentenza di tribunale un certo teorema matematico?
Questi giudici non si rendono conto che cercano di sollevarsi da terra tirandosi da soli i capelli verso l'alto?
Questo è un delirio di potenza che dà loro l'illusione di poter controllare la realtà per decreto, con delle sentenze trasformare il bianco in nero, cambiare la destra con la sinistra oltre che, naturalmente, far volare un somaro che non studia.

Conclusione: mi piacerebbe avere qualche dettaglio in più: non sul somar... pardon, sul ragazzo, ma sulla sua famiglia: chi ha la possibilità di ricorrere al TAR per una questione di questo genere non potrebbe aver esercitato indebite pressioni politico/economiche anche sui giudici? La sentenza è talmente assurda che mi insospettisce...

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