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venerdì 4 dicembre 2015

Miopia sul M5S

A torto o a ragione mi considero un esperto di M5S e così, quando trovo un editoriale che cerca di spiegarlo e soprattutto di evidenziarne qualche problematica, lo leggo volentieri.
In genere resto piuttosto deluso: anche i giornalisti del FattoQuotidiano.it lo vedono da simpatizzanti ma non ne conoscono le dinamiche interne e, per questo, non riconoscono le vere cause di alcune contraddizioni che pure percepiscono.
Dal mio punto di vista le loro analisi rimangano spesso superficiali perché mancano di elementi essenziali che invece, io e quelli del mio gruppo, conoscevamo già dalla primavera del 2014 grazie allo stretto rapporto con alcuni parlamentari pentastellati.
Ad esempio a inizio novembre scrissi Finalmente anche FQ! basato su un editoriale del FattoQuotidiano dove l'autore (Pierfranco Pellizzetti), con un anno di ritardo, giungeva finalmente al paradosso principale del M5S.

Da questo punto di vista l'articolo di oggi (M5S: Il problema non è Grillo ma il tabù della democrazia rappresentativa di Beppe Lopez) è un mezzo passo indietro.

Molto in breve questo nuovo articolo spiega che il problema attuale non è tanto l'ingombrante presenza di Grillo e Casaleggio che, solo in un secondo momento, dovrebbero iniziare a fare un passo indietro sostituiti da nuove figure liberamente espresse dalla base. Nell'immediato invece il M5S dovrebbe decidere se vuole divenire un partito credibile oppure continuare a fare un'opposizione sterile e farsesca.
E la formula per divenire più credibili politicamente è quella di abbandonare la democrazia diretta, troppo facilmente manipolabile, e cercare invece di riformare quella rappresentativa, magari trovando la maniera per coinvolgere la base tramite la rete.

Cosa vi trovo di sbagliato in questa analisi?
Nelle sue singole affermazioni niente: concordo in pieno, anche sul fatto che Grillo e Casaleggio siano ancora indispensabili...
Il vero problema è il contesto di questa analisi: si presuppone qui un M5S che voglia vincere le elezioni nazionali e che, magari per ingenuità politica, ancora non si renda conto dei propri limiti e difetti.
In realtà fra gli attivisti praticamente già da subito dopo le elezioni politiche del 2013 sentivo circolare proposte simili a queste e molte altre forse ancor più urgenti. Il problema è che i vertici del M5S sono sempre rimasti completamente sordi a queste richieste magari appellandosi alle regole del “non statuto” (immodificabili come se Grillo le avesse ricevute direttamente da Dio sul monte Sinai...) oppure ignorando le stesse quando faceva comodo farlo.
E perché i vertici del M5S non vogliono dialogare con la base? Semplicemente perché non vogliono vincere ma non possono dirlo esplicitamente ai propri attivisti, simpatizzanti ed elettori in genere!

A questa paradossale conclusione, semplicemente analizzando le scelte politiche del M5S, era giunto Pellizzetti nel precedente articolo succitato; Lopez invece non pare ancora rendersene conto: i suoi suggerimenti sono giusti ma destinati a cadere nel vuoto.

La riprova saranno le elezioni di Roma: i sondaggi danno in vantaggio il M5S ma, secondo la mia teoria, i vertici faranno di tutto per non vincere.
Intanto, invece di far correre il “cavallo” vincente (Di Battista), si è deciso di puntare sul solito illustre sconosciuto: ma se i sondaggi dovessero comunque dare per favorito l'esponente pentastellato allora mi aspetto, a circa un mese-due settimane dalle elezioni, degli interventi dal viario di Grillo volti a terrorizzare gli elettori più moderati o, magari, addirittura una comparsata in tivvù...

Conclusione: vedremo...

Nota (*1): l'autore dà la colpa al M5S per il non governo di Bersani seguito poi dagli sciagurati Letta-Alfano e Renzi-Verdini. Io credo che anche Bersani, in quanto espressione del PD, sarebbe stato alle dipendenze dei poteri forti extra italiani però, FORSE, avrebbe cercato di esserne meno succube.

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