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giovedì 17 settembre 2015

Absolution Gap

È con grande piacere, e con un pizzico d'orgoglio, che scrivo oggi del libro di un mio ex collega (*1): Absolution gap di Alastair Reynolds, Urania Jumbo, Ed. Mondadori, 2015, trad. Alessandro Vezzoli.

Per colpa di questo libro di quasi 700 pagine (e scritte anche abbastanza in piccolo) ho sospeso la lettura del Decameron: inizialmente mi ero ripromesso di leggerlo solo in bagno ma poi mi è piaciuto e l'ho voluto terminare rapidamente...

Si tratta di un libro di fantascienza relativamente recente (2003) e, come tale, non ha la pesantezza né i temi dei romanzi scritti nel precedente secolo: non ci sono riferimenti alla guerra fredda, all'incubo nucleare e le donne sono già emancipate; al contrario ci sono echi di problematiche più attuali come la manipolazione genetica e le pandemie incontrollabili...

Quello che mi ha più impressionato è stata l'ambientazione: i dettagli fantascientifici, talvolta pure un po' tecnici, sono innumerevoli e tutti insieme danno all'opera un alone di grande credibilità e coerenza interna. Altri autori (*2) da ognuna delle decine di idee di Reynolds ci avrebbero tratto un romanzo intero!

In alcuni passaggi ci sono riferimenti a personaggi o fatti che vengono appena accennati: questo mi ha fatto supporre che il romanzo appartenesse a un ciclo e infatti, ho verificato a fine lettura, è il terzo libro di una trilogia. Fortunatamente il volume è apprezzabile anche letto singolarmente perché, essendo l'episodio conclusivo, non lascia niente in sospeso: certo che avendo letto anche i capitoli precedenti la lettura sarebbe stata ben più gradevole!

Senza entrare nei dettagli la trama è buona, credibile e articolata; la struttura generale è complessa e segue tre diverse storie separate fra loro da intervalli di cinquanta anni circa...
Anche i tre protagonisti sono ben delineati; per altri personaggi, che durante la lettura mi avevano lasciato perplesso, ho poi capito che erano stati protagonisti dei volumi precedenti: e questo spiega perfettamente la sensazione di "non detto ma solo accennato" riguardo al loro passato...

L'unico neo che impedisce a questo ottimo romanzo di essere un capolavoro è l'andamento troppo lento: nella prima metà del libro succede relativamente poco, probabilmente perché l'autore era impegnato a spiegare cosa fosse accaduto ai suoi precedenti protagonisti; magari chi ha letto le precedenti opere del ciclo avrà trovato queste parti interessanti... sì, forse è così...
Comunque il grosso dell'azione è concentrato nelle ultime cento pagine e da questo punto di vista l'ho trovato troppo sbilanciato.

Conclusione: sicuramente un buon libro ricchissimo di nuove idee. Anche letto da solo si merita un 7+/10 ma, suppongo, se letto nell'ambito della trilogia il suo voto potrebbe aumentare sensibilmente...

Nota (*1): leggendo la biografia ho infatti scoperto che dal 1992 al 2004 ha lavorato in ESTEC e quindi, per almeno un paio di anni, tecnicamente siamo stati colleghi! Ho dato la sensazione che fosse un mio amico/conoscente? Beh... l'effetto era voluto! In realtà però non lo conosco e, probabilmente, non l'avrò incrociato più di un paio di volte...
Nota (*2): tipo Asimov...

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