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martedì 11 novembre 2014

KGB sullo stato del mondo

Un pezzo leggermente ambizioso oggi...

Prima di tutto un'introduzione storica per forza di cose molto superficiale.

Dopo la seconda guerra mondiale USA e URSS si spartirono il mondo. All'epoca la politica internazionale fu dominata dalle ideologie: in maniera assoluta in URSS dove l'ideologia, trasformata in inefficienza di stato, distrusse l'economia portando infine alla dissoluzione dell'impero sovietico.
Negli USA i poteri economici erano certamente influenti ma comunque sempre subordinati alla logica ideologica.

La dissoluzione dell'impero sovietico ebbe varie ripercussioni: macroscopiche ed evidenti a tutti a est, con la nascita della nuova Russia e la sua cintura di stati cuscinetto ma, per reazione ugualmente profondi sebbene meno appariscenti, anche a ovest.

Con la totale quanto repentina affermazione del sistema americano si ebbe una conseguente perdita dei suoi ideali più profondi, libertà e giustizia, a vantaggio del capitalismo più sfrenato: denaro, denaro e denaro.
Gli USA si sono ritrovati con un'enorme forza e nessun nemico su cui usarla. Bismarck diceva che con le baionette si può fare tutto tranne che dormirci sopra. Il risultato è stato la trasformazione degli USA in potenza imperialista: potere economico e militare sono stati usati in sinergia per ampliare la sfera di influenza e di conseguenza il potere politico ed economico.
Di un interessante parallelo storico fra Roma vs. Cartagine e USA vs. URSS scrissi in Di Battista vs. Tavecchio ma probabilmente anche in pezzi più vecchi...

Il punto fondamentale che mi preme sottolineare è l'ascesa dei poteri economici/finanziari USA come protagonisti della politica statunitense a riempire il vuoto lasciato dall'ideologia. Gli ideali di libertà e giustizia, da creduti e attivamente perseguiti, sono divenute parole vuote e ipocrita retorica.

La storia si ripete ma mai uguale a sé stessa: ironicamente questa trasformazione degli USA in impero commerciale mi ricorda di nuovo la seconda guerra punica ma questa volta con gli americani nella veste dei cartaginesi. In particolare mi riferisco al rapporto fra USA e Cina.

Prima un passo indietro: come mai Annibale non sconfisse Roma durante il suo pluriennale soggiorno in Italia nonostante le sue numerose e ripetute vittorie sul campo?
Io ho la presunzione di conoscere la risposta che gli storici esitano a dare.
Il motivo militare è che Annibale, capace di sconfiggere i romani in battaglia su campo aperto, non aveva forze sufficienti, né militari né logistiche, per assediare Roma e darle il “colpo di grazia”.
Ma perché non ebbe queste forze? La ragione è che Cartagine non le volle fornire.
E perché Cartagine non aiutò Annibale? Perché i governanti cartaginesi temevano che un Annibale trionfante contro Roma, tornando in trionfo in patria avrebbe preso il potere politico, magari diventando re. Per questo Cartagine era ben felice di una situazione di stallo che neutralizzava la potenza di Roma tenendo contemporaneamente Annibale isolato in Italia.
Fu una scelta lungimirante? La storia dice di no: quando l'equilibrio si infranse (non ci interessa come e perché) Cartagine sconfitta dovette accettare delle sanzioni di guerra pesantissime e, dopo la terza guerra punica, fatta scoppiare con un pretesto dai romani, fu rasa al suolo.

Ma il non fare scelte lungimiranti è tipico dei governi dominati dall'interesse economico. Questi governi infatti vedono solo i costi/ricavi delle loro scelte politiche nel breve termine. Il futuro a lungo termine è troppo aleatorio per essere preso in considerazione. Per fare scelte a lungo termine è necessario avere un'ideologia che indichi quale sia la scelta “giusta” indipendentemente dalle conseguenze nel breve termine.

Questa miopia politica, tipica dei governi commerciali (cioè a predominanza economico/finanziaria) è particolarmente evidente nel rapporto fra USA e Cina.
Mi riferisco a due casi specifici. Il primo fu nel 1989 con le proteste di piazza Tiananmen a Pechino: si trattò di una protesta spontanea, guidata dagli studenti, che chiedevano la democrazia, o, più precisamente, libertà. Gli USA invece di sostenere gli studenti (ovvero il loro ideale di libertà) si defilarono appoggiando implicitamente la repressione violenta del governo cinese. Il motivo del disinteresse americano erano i crescenti interessi commerciali fra le due nazioni: Washington temeva di alienarsi Pechino per motivi economici.
L'altro caso è del 2001: l'ingresso della Cina nel WTO. Io ero dell'idea, e lo sono tuttora, che far entrare in tale organizzazione uno stato che sfrutta la mano d'opera e inquina a tutto spiano tenendo così artificialmente bassi i prezzi delle proprie merci fosse sbagliato. Con l'entrata della Cina nel WTO non è infatti più possibile imporre dei dazi arbitrari sulle sue merci e, in questa maniera, il mercato viene viziato dalla concorrenza sleale “di stato”. Sono convinto (v. Crisi economica per idioti e Sono stupido) che proprio l'abnorme crescita economica della Cina, col relativo squilibrio finanziario, sia la radice vera della crisi economica che attanaglia l'occidente in questi anni.
Come mai gli USA furono strenui sostenitori di questa scelta? Semplicemente perché le aziende USA avevano già iniziato a delocalizzare massicciamente le loro produzioni in Cina e volevano quindi massimizzare i propri guadagni evitando dazi.

Secondo me entrambe queste decisioni furono sbagliate ma, mi rendo conto, qualcuno potrebbe obiettare che non sia così.
Il punto fondamentale però è che si trattò di scelte dettate da una politica “commerciale” e non più ideologica. Era il trionfo del denaro, e quindi della sua politica miope, sugli ideali di libertà e giustizia.

Altra conseguenza della sconfitta dell'URSS fu la perdita d'importanza degli alleati europei (e non) per gli USA. Mentre prima ogni Stato era una pedina importante nella lotta contro il potente avversario adesso gli alleati diventavano superflui. Proprio Obama lo ammise esplicitamente qualche tempo fa.
Sottolineo questo elemento perché è importante per spiegare come mai l'Europa, perduta l'importanza strategica in funzione anti-URSS, sia diventata economicamente sacrificabile.

Nel prossimo pezzo vedremo di delineare quale sia la strategia dell'impero commerciale USA e quali saranno le conseguenze più prevedibili: l'ascesa dei poteri forti finanziari, il collasso della democrazia, la sottovalutazione/incomprensione della Cina, la crisi mondiale e la costante riduzione della libertà dei cittadini occidentali “liberi”.

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