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mercoledì 26 novembre 2014

Cina e Tao

A grandissima richiesta pubblico finalmente questo pezzo che attendeva dal 2011...

Ovviamente rimando alla lettura propedeutica di Nozione di Tao dove si accennano dei concetti base che, nel prosieguo, darò per scontati.

Per il tao tutto il mondo è permeato da due energie antagoniste, in equilibrio e di parti dignità. Una è il principio femminile chiamato yin mentre l'altra è il principio maschile chiamato yang.
Allo yin è associata la “passività” mentre allo yang l'attività.
Ho scritto “passività” fra virgolette perché il concetto è molto più ampio (e approfondito appunto in Nozione di Tao). Da una parte bisogna escludere i preconcetti tipicamente occidentali sulla “passività” vista in genere negativamente e, dall'altra, non bisogna confondere “passività” con inattività.
Per il tao la “passività” ha la stessa dignità dell'attività e non siggnifica non fare niente quanto piuttosto sfruttare le circostanze a proprio vantaggio col minimo sforzo.

Detto questo, secondo me, per capire Cina e cinesi, è fondamentale calarsi un minimo nella filosofia del tao per interpretarne il comportamento.

Chiudevo il pezzo Nozione di Tao con la domanda provocatoria: «se vedete un seguace della filosofia Tao che “apparentemente”, secondo i nostri criteri occidentali, non fa niente cosa pensate?»

Questo perché, a livello di politica estera, la Cina sembra relativamente poco attiva, ovviamente per essere la prima potenza economica mondiale, etc...
Un errore tipicamente occidentale sarebbe considerare questa inattività come una sorta di timidezza/disinteresse/non comprensione della propria forza. La mentalità occidentale infatti, incentrata sullo yang, non riesce a spiegare altrimenti tale comportamento: vede la forza della Cina ma non il suo utilizzo, ovvero l'azione.
Se però si interpreta il comportamento della Cina sulla base del tao allora c'è anche un'altra spiegazione molto più semplice: la situazione attuale è perfettamente favorevole agli interessi cinesi e la Cina preferisce non rompere questo equilibrio con iniziative attive e, invece, si affida al passivo yin. Si tratta però di una scelta totalmente consapevole e, quando i tempi saranno giudicati maturi, la Cina passerà a una politica internazionale yang in maniera netta e decisa senza i tentennamenti occidentali.

Perché scrivo che la situazione attuale è favorevole alla Cina?
Mi pare un'ovvietà: basta guardare la crescita spropositata del loro PIL...
Forse meno ovvio è che l'occidente si sta deindustrializzando e ha dato in mano la propria tecnologia alla Cina. Questa tendenza sarebbe stata facilmente prevedibile ed evitabile (almeno parzialmente) se non fosse stato per la tipica miopia da impero commerciale degli USA (v. KGB sullo stato del mondo e KGB sullo stato del mondo 2) che, alla ricerca del ricavo immediato, hanno perso completamente di vista la strategia a lungo termine.

Viceversa se la Cina mostrasse adesso i propri muscoli, magari mandando in giro per il mondo le portaerei per difendere i propri interessi, quale sarebbe la reazione dell'occidente?
Io credo paura: molta paura. E questa paura porterebbe a una ricompattazione del mondo occidentale e probabilmente a un cambio di atteggiamento politico nei confronti della Cina. Si farebbe molta più attenzione a cosa succede permettendo questa delocalizzazione di industrie e tecnologie: il cinese non sarebbe più visto come l'omino che annuisce e produce a basso costo ma come un vero e proprio avversario.
O magari non succederebbe niente di tutto questo ma, dal punto di vista della Cina, perché rischiare?

Quando cambieranno le cose?
Io credo presto: da una parte l'occidente è quasi spolpato del tutto (v. Italia e altri paesi europei) e i benefici industriali/tecnologici che è possibile ricavarne sono ormai pochi.
Per fare una stima attendibile dovrei avere molti più dati ma grossomodo, direi che entro dieci anni, diciamo il 2025, vedremo un repentino mutamento dello scenario internazionale.

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