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martedì 2 agosto 2011

Democrazia (2/3)

Provo a riprendere, dopo oltre due mesi, il filo del discorso rimasto in sospeso dal post Democrazia (1/3) (di cui, data la complessità, consiglio la rilettura).

Nel post precedente avevo mostrato come la democrazia non sia la forma di governo più “giusta” pur nella comune ma opinabilissima definizione di divisione del potere fra tutti i cittadini.
Oggi mi propongo di mostrare come la democrazia abbia dei difetti di fondo che ne minano l'efficienza (intesa come capacità della forma di governo di garantire il massimo benessere ai suoi cittadini).

Innanzi tutto c'è il problema, in scala ridotta ma del tutto analogo a quello della democrazia diretta, di come vengono effettuate le decisioni. In teoria per ogni provvedimento si ha una votazione e la decisione è presa in base alla maggioranza dei voti. Ma che garanzie ci sono che la decisione della maggioranza sia corretta? Poche, pochissime, forse nessuna.
Rispetto alla democrazia diretta c'è il vantaggio, almeno teorico, che i politici, interessandosi del bene pubblico a tempo pieno, abbiano la possibilità di informarsi meglio dei comuni cittadini sulle questioni tecniche o particolarmente complesse.
In verità questo piccolo vantaggio è annullato dalle influenze ideologiche o, più pragmaticamente, dalle lotte di potere interne ed esterne dei vari partiti. Cioè, in particolare nella malandata democrazia italiana ma un po' da tutte le parti, il singolo politico spesso non vota ciò che ritiene giusto ma segue le istruzioni che arrivano dai suoi superiori (e il dissociarsi lo porterebbe a non essere ripresentato alle elezioni successive). Da un punto di vista teorico cioè il parlamentare non risponde solo (come dovrebbe essere) ai suoi elettori ma, principalmente, ai capi del suo partito o, addirittura, della propria corrente.

La precedente osservazione ci porta a considerare quale sia la statura morale dei politici o, meglio, quale sia la loro preparazione e motivazione di fondo.
Idealmente dovrebbero essere dotati di una grande preparazione (per avere più probabilità di decidere correttamente) e motivati a ricercare il bene della comunità che rappresentano.
Suona quasi ridicolo scriverlo tanto è lontano dalla realtà ma, almeno in teoria, i politici dovrebbero interessarsi alla cosa pubblica non per interesse personale ma per il bene della collettività.
Sfortunatamente la maggior parte dei politici ha ben poche motivazioni oltre a quella di ricercare il potere (che comunque all'occorrenza può essere convertito in ricchezza, sesso etc...).
La situazione italiana è poi particolarmente drammatica con i politici che, a tutti i livelli, si sono ricoperti di immeritati privilegi: più che i primi servitori dello stato sembrano tanti signorotti medievali prepotenti e ignoranti, abituati a spadroneggiare e ad approfittarsi del loro potere ogniqualvolta gli sia possibile. Insomma tanti piccoli Don Rodrigo di manzoniana memoria...
Il problema di fondo è che giungono ai vertici del potere non i politici animati da buone intenzioni ma quelli più assetati di potere: la conseguenza è che le loro decisioni non sono motivate dal bene pubblico ma, a volte, possono venire preso coscientemente contro di esso per salvaguardare altri interessi.

In teoria la democrazia avrebbe al suo “interno” un meccanismo per limitare i danni fatti dai cattivi politici. Alle elezioni infatti i cittadini dovrebbero giudicare l'operato svolto dai loro rappresentanti e decidere quindi se punirli mandandoli a casa o premiarli rieleggendoli.
Questo in teoria: la parola chiave nel passaggio precedente è “loro rappresentanti”. Mi chiedo quanti dei miei lettori conoscano il nome del parlamentare eletto nella loro circoscrizione. Io credo che il 90-95% non ne abbia idea.
Questo significa che l'elettore non possa avere idea di cosa abbia fatto il suo rappresentante: magari ha cambiato schieramento o si è presentato al parlamento solo una decine di volte (tanto per vedere il “posto”). Di sicuro l'elettore non potrà sapere come ha votato ad ogni provvedimento. Attenzione! In questo caso la colpa è dell'elettore che non si preoccupa di sapere chi è chi.
Questo ci porta direttamente al problema di fondo: la democrazia per “funzionare” ha bisogno di una cultura democratica nei suoi cittadini. I cittadini devono essere i primi a tenere in mente il seguente semplice concetto: devono sapere chi sia il proprio rappresentante e lo devono premiare o punire in base a come ha lavorato.
Ovviamente affinché gli elettori possano votare con cognizione di causa bisogna che essi per primi cerchino di tenersi aggiornati (cultura democratica) e che abbiano la possibilità di accedere a informazioni equilibrate e imparziali sul lavoro svolto.
La democrazia necessita quindi di una informazione libera e corretta (vedi il problema della stampa e, soprattutto, di internet liberi) per funzionare correttamente altrimenti i cittadini non possono esercitare la loro funzione di controllo. Inutile che ricordi la situazione italiana da questo punto di vista: internet viene imbavagliato con leggi e leggine con un tacito accordo fra tutti i partiti politici; invece i giornali/TV sono super faziosi e si limitano a gridare uno più forte dell'altro quanto siano bravi i politici del proprio colore e cattivi tutti gli altri...
Come già sottolineato nella mia prima osservazione un buon politico dovrebbe essere munito di una valida preparazione: questa è necessaria per aiutarlo a prendere le decisioni migliori per la comunità.
Sfortunatamente però negli ultimi decenni, diciamo da quando la televisione è diventato il mezzo principale per far conoscere i candidati alle elezioni, si tende sempre meno a valutare la persona per quello che è, che vale e che può fare ma, essenzialmente, per come si presenta, per quanto sa sorridere o magari per il semplice aspetto fisico. Il risultato è che gli elettori scelgono il loro candidato usando dei criteri sbagliati. Questo problema può essere dovuto alla scarsa cultura democratica e/o a carenze dell'informazione (tribune politiche, dibattiti, confronti) superficiale o mal gestita (in buona o cattiva fede).

Infine la democrazia ha un ultimo grande limite: i politici, anche se ben intenzionati, non possono prendere decisioni che vadano contro l'opinione pubblica. Questo è tanto più vero quanto più si è vicini alla scadenza della legislatura.
I politici al governo sono consapevoli che, se prendessero una decisione altamente impopolare la settimana prima delle elezioni, rischierebbero di essere spazzati via dall'opposizione.
A volte può essere necessario, ad esempio, alzare le tasse o fare pesanti tagli: in teoria in una democrazia “funzionante”, pur fra cento distinguo, i vari partiti dovrebbero votare a favore o almeno non opporsi a un provvedimento impopolare ma necessario. Dove la democrazia non funziona (vedi l'Italia ad esempio) l'opposizione fa catenaccio e aizza l'opinione pubblica con la speranza di trarne vantaggio alle future elezioni dal canto suo la maggioranza, invece di agire con rigore e serietà, si riduce a prendere dei provvedimenti palliativo che non risolvono niente. La maggioranza si comporta come il medico di una società di calcio che invece di sottoporre un calciatore a un operazione al ginocchio, che lo guarirebbe completamente ma che richiederebbe anche una lunga riabilitazione, preferisce dargli degli antidolorifici che nascondono il problema rischiando però di farlo aggravare.

Per chiarezza riassumo quelli che a mio avviso sono i problemi principali per l'efficienza della democrazia:
  • Niente garantisce che la maggioranza abbia ragione e la minoranza torto
  • Per varie ragioni (interessi diversi dal bene pubblico) non sempre il politico vota ciò che ritiene giusto
  • La motivazione principale del politico non è fare il bene della comunità ma la ricerca del potere
  • Per varie ragioni (scarsa cultura democratica, mediocre informazione) non sempre il cattivo politico viene “punito” dagli elettori
  • Grosse difficoltà nell'adottare provvedimenti impopolari

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