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mercoledì 12 aprile 2017

Adam Smith e la microeconomia

[E] Per la comprensione completa di questo pezzo è utile la lettura della mia Epitome (V. 0.1.1). In particolare i capitoli: 1, 5, 8, 9 e 12.

Non sono sicuro di aver scelto un titolo azzeccato perché questo pezzo in realtà sarà un po' autoreferenziale...

Giusto ieri ho iniziato a seguire un nuovo corso in rete: The power of microeconomics: economic principles in the real world (*1).
Si tratta di un'introduzione alla microeconomia che ha l'obiettivo di dare agli studenti degli strumenti da applicare anche in altri contesti della “vita reale”. Per adesso ho seguito la prima lezione e mi sembra un corso ben fatto: soprattutto perché è strutturato come piace a me, ovvero prima fa una panoramica di ciò che vuole affrontare e poi entra nei dettagli: questo è stato fatto sia per l'intero corso che per la singola lezione: insomma mi fornisce le informazioni nel mio “formato” preferito!

Devo anche premettere che io (come al solito!) di microeconomia non sapevo niente (altrimenti che gusto ci sarebbe a studiarla?) eppure ho già da dire la mia: com'è possibile?
Il motivo è semplice: ho seguito il corso alla luce di quanto ho scritto nella mia Epitome (ecco la parte autoreferenziale) e questo mi ha permesso di comprendere molto più di quanto spiegato nel corso. Lo so, sembra strano anche a me, ma l'aver messo per scritto le mie teorie, che prima avevo già ma non erano ancora ben connesse fra loro (anche dentro di me), mi ha aiutato notevolmente a confrontare le parole del professore con le mie idee. Non è che voglio fare pubblicità a quanto ho scritto ma è così...

In questo pezzo voglio quindi riassumere come la conoscenza della mia epitome (lo so e lo ripeto: suona stupido...) abbia influenzato la comprensione della lezione...

1. Il corso inizia con una brevissima panoramica storica spiegando che le basi di questa materia furono postulate da Adam Smith alla fine del XVIII secolo: la grande intuizione di Adam Smith è che l'economia di libero mercato tende a fornire i prodotti di maggiore qualità ai prezzi più bassi possibili. Questo è abbastanza vero in alcuni settori dell'economia (dove ci sia un alto numero di produttori e compratori) ma non in altri (dove ad esempio ci sono pochi produttori).
Il problema è che Adam Smith non aveva letto il primo capitolo ([E] 1) della mia epitome: da buon illuminista ha una visione dell'uomo irrealistica e iper razionale, capace quindi di valutare sempre analiticamente quale sia il meglio per se stesso. Nella mia epitome spiego invece che l'uomo non è assolutamente così: raramente ha la capacità e/o la possibilità concreta di prendere le migliori decisioni a causa dei suoi numerosi limiti; spiego anche che le istituzioni fondate su questa idea illusoria di Uomo (notare la “U” maiuscola) sono destinate a scontrarsi con la realtà e, quindi, a fallire più o meno catastroficamente ([E] 1.12) (*2). Adrian Smith non teorizza nuove istituzioni ma immagina comunque dei modelli di comportamento (economico) basati però su un'idea di uomo non corretta.

2. Come accennato non sempre l'economia reale segue la teoria di Adam Smith: un esempio è quando in uno specifico settore ci sono solo pochi produttori (oligopoli) come nel caso delle compagnie petrolifere o automobilistiche. In questo caso le compagnie, invece di competere per vendere ai prezzi più bassi e aumentare la qualità dei prodotti, trovano più pratico accordarsi fra loro.
Ma questo comportamento è proprio quanto previsto dalla legge del confronto ([E] 5.7) e dal corollario dell'assente-perdente ([E] 5.8): in questo caso i parapoteri (potere forte: autonomo e chiuso) sono le grandi compagnie per le quali è più facile accordarsi fra loro ai danni dei consumatori (potere debole: subordinato e aperto).

3. L'essenza dell'economia è forse quella di utilizzare al meglio le risorse che sono limitate. Questa costante ricerca dell'efficienza va però spesso in contrasto con l'equità, cioè la giustizia sociale. Ovviamente questi temi come la giustizia e l'equità non riguardano direttamente la scienza economica (che più materialmente si limita a porsi le domande “cosa produrre”, “come produrre” e “per chi produrre”) ma dovrebbero essere tenuti presenti dai governi che possono intervenire normativamente per regolare certi meccanismi o per correggere eventuali squilibri.
In particolare anche in un'economia perfetta (ovvero che produce con la massima efficienza) si possono comunque avere ingiustizie sociali nella distribuzione della ricchezza. Ingenuamente il professore spiega che se le persone vogliono una diversa distribuzione della ricchezza la democrazia gli dà la maniera di ottenerla. Beh, gran parte della mia epitome ([E] 8 e 9) cerca di dimostrare come la democrazia non funzioni e, soprattutto negli ultimi decenni a causa della globalizzazione, lo faccia sempre peggio. Evidentemente il professore crede al mito che la democrazia sia “il potere del popolo” quando in realtà l'influenza della volontà popolare nelle decisioni è, al massimo, modesta mentre quella (dietro le quinte) dei parapoteri economici sempre più forte.

4. Ho poi scoperto che un concetto che avevo intuito autonomamente, ovvero della crescita economica fatta a spese dei beni comuni, è ben noto nella teoria economica ed è considerato uno dei casi dove è necessario l'intervento normativo del potere politico che dovrebbe tutelare l'interesse dei più deboli (ovvero della maggioranza della popolazione). A maggior ragione è quindi plausibile il mio allarme per la tendenza globale ([E] 12.2) con cui i parapoteri economici si accaparrano i beni pubblici (appartenenti cioè a tutti, quindi anche in senso lato come qualità dell'aria e dell'acqua).

Questi sono solo quattro esempi ma ho la certezza che nelle prossime lezioni troverò molte altre conferme alle mie teorie.
Da questo punto di vista la mia epitome si sta rivelando uno strumento utilissimo alla comprensione della realtà che ci circonda, cosa che è il suo fine ultimo ([E] Introduzione).

Conclusione: sembrerebbe un corso molto interessante: spero di avere la costanza per terminarlo...

Nota (*1): era da diversi mesi che non seguivo nuovi corsi in rete e questo mi ha riservato una brutta sorpresa: gli esercizi di verifica sono riservati agli utenti a pagamento. E questa non è una limitazione da poco visto che personalmente li ritengo indispensabili per una reale comprensione della materia. Spero sia solo una scelta di questo corso o dell'università della California...
Nota (*2): due esempi catastrofici: l'ascesa del nazismo in Germania e del fascismo in Italia furono i frutti degeneri delle democrazie dei due paesi.

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