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lunedì 22 luglio 2013

Verso l'interno

Ho finito di leggere l'Anabasi di Senofonte (Ed. Newton Compton, 1997-2009, a cura di Manuela Mari) e, diversamente dalle Elleniche, è stato un vero piacere.
Sembra di leggere un romanzo d'avventura con la differenza che l'incredibile storia raccontata è tutta vera!

Per chi non lo sapesse l'Anabasi è il racconto della spedizione di un esercito mercenario greco di oltre diecimila uomini, principalmente formato da spartani ma non solo, assoldato da Ciro per rovesciare il fratello Artaserse, il Gran Re di Persia.
“Anabasi” significa infatti viaggio “verso l'interno” perché la spedizione di Ciro porta l'esercito fin nel cuore della Mesopotamia. A Cunassa, nel 401 a.C., l'esercito di Ciro e quello molto più numeroso del Gran Re si affrontano: l'ala dell'esercito di Ciro costituita dai mercenari greci travolge il nemico e l'insegue, nello stesso tempo però lo stesso Ciro trova la morte e la parte persiana del suo esercito immediatamente passa al Gran Re. Solo a sera i greci si rendono conto che Ciro è morto e che sono circondati dai nemici.
Eppure i persiani, nonostante siano molte volte più numerosi dei greci, temono un nuovo scontro: sulla superiorità della fanteria pesante greca ho già scritto in Sparta e Atene.
Così si ha un'incerta tregua con la quale i greci accettano di essere scortati fuori dalla Persia ma, per prudenza, mantengono le armi. E in effetti fanno bene perché i persiani uccidono a tradimento tutti i generali greci e i loro luogotenenti: però non sfruttano subito il vantaggio attaccando le truppe greche, così, durante la notte, lo stesso Senofonte, ateniese (e gran parte dell'esercito è spartano!), riorganizza l'esercito e ne diventa uno dei comandanti.
Inizia così una lunga ritirata lungo le sponde del Tigri (più a est dell'Eufrate) che porterà l'esercito greco ad attraversare le montagne dell'Anatolia fino alle sponde del Mar Nero a est di Senope, poi a Bisanzio, in Tracia e di nuovo in Asia...
Ovviamente non si tratta di un'allegra scampagnata: sfuggiti ai persiani, i greci devono combattere con popolazioni semisconosciute in territori a loro ignoti. Non tanto con la forza quanto grazie all'intelligenza di Senofonte l'esercito greco riesce a tornarsene a casa...

Gli aspetti interessanti sarebbero moltissimi: per motivi di spazio mi limito a un paio di essi.

Durante la lettura mi chiedevo perché i persiani non si fossero limitati a scortare i greci fino in Siria (che corrisponde all'attuale Libano) come promesso.
Io credo che fosse l'orgoglio del Gran Re a proibirlo: doveva essergli inconcepibile che delle forze che l'avevano sfidato nel cuore del suo impero potessero tornarsene, praticamente intatte, nella loro patria. Non si può poi escludere che il Gran Re non volesse far sapere ai greci la relativa debolezza del suo esercito: che avesse cioè il fondato timore che in futuro una Grecia unita non l'attaccasse in forze (vedi poi Alessandro Magno...).
Da questo punto di vista l'obiettivo dei persiani è condivisibile ma, fortunatamente per i greci, la loro strategia fu pessima. È vero che i persiani non potevano affrontare frontalmente gli opliti greci ma avrebbero potuto sfruttare la loro maggiore mobilità (grazie alla cavalleria) per far terra bruciata intorno a essi: rallentandone la ritirata con continui attacchi alla retroguardia e bruciando tutti i depositi di cibo lungo la strada dei greci.
Ovviamente anche l'attacco immediato dopo l'uccisione a tradimento di tutti i generali greci avrebbe potuto essere risolutivo ma la mia strategia sarebbe stata più sicura.

Un altro elemento che mi ha molto colpito è come Senofonte non cerchi mai di prendere il controllo dell'esercito ma si limiti a dare i giusti consigli, prontamente accettati dal comandante di turno, nel momento del bisogno.
Probabilmente non si deve dimenticare che la maggioranza dell'esercito è spartana e che Atene e Sparta erano state in guerra per decenni fino a pochi anni prima. Probabilmente gli spartani avrebbero mal digerito un comandante ateniese e, alle prime difficoltà, si sarebbero ribellate. Probabilmente a Senofonte sembrava più sicuro far sì che il comando fosse affidato a un generale spartano che, di buon grado, accettasse i suoi consigli piuttosto che prendere personalmente il comando.
Eppure più volte avrebbe potuto farlo: è evidente che Senofonte non era solo molto intelligente ma anche abbastanza saggio da non cedere alle lusinghe dell'ambizione. Forse non c'entra ma Senofonte era stato allievo di Socrate!

Colpisce infine come gli spartani, nonostante il loro numero, non spicchino fra i personaggi del libro: si ha la sensazione che fossero dei buoni soldati ma scarsamente portati per la politica e i grandi discorsi (campo dove invece eccelle Senofonte!).
Non stupisce che l'impero spartano sia durato tanto poco vista questa apparente rigidezza mentale, o strettezza di vedute, degli spartani...

Voglio anche raccontare l'aneddoto che forse mi è più piaciuto: subito dopo la battaglia di Cunassa i greci, che pur hanno vinto, sono senza cibo. Gli ambasciatori persiani offrono loro una tregua sfavorevole dicendo che “se rimangono dove sono il Gran Re concederà loro la tregua ma, se si muoveranno, saranno attaccati e spazzati via”. Gli ambasciatori persiani chiedono quindi ai generali greci se vogliono la guerra o la tregua: i greci non vogliono combattere ma sanno che se rimarranno fermi, senza viveri, il giorno dopo potrebbero non essere in grado di combattere...
Allora i greci rispondono così:
«Clearco [il comandante in capo dei greci] disse: “Annuncia dunque che riguardo a questo noi abbiamo la stessa opinione che ha il Re”. “Cosa vuol dire questo, dunque?”, disse Falino [l'ambasciatore persiano]. Rispose Clearco: “Se restiamo, tregua, se ci mettiamo in movimento e avanziamo, guerra”. Quello chiese ancora: “Annuncerò tregua o guerra?”, e Clearco rispose di nuovo così: “Tregua se restiamo, se ci mettiamo in movimento e avanziamo guerra”. Cosa avrebbe fatto, però, non spiegò.»

In conclusione si tratta di un libro che consiglio a tutti: trattandosi di una storia auto conclusiva non c'è neppure bisogno di conoscere la storia di quel periodo. Magari accertarsi che la traduzione che si scelga abbia molte note e una mappa: l'edizione della Newton Compton è ottima da questo punto di vista...

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