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domenica 7 luglio 2013

Il Fattaccio (3/4)

Terza puntata del Fattaccio!
Finalmente lo zio è in gran forma: evidentemente si era preparato quello che voleva dire ma è notevole che, senza alcun allenamento o appunto, riesca a chiacchierare per oltre dieci minuti con solo delle interruzioni marginali alla ricerca della parola “giusta”.

Il modo in cui affronta l'argomento della puntata, il rapporto fra scuola pubblica e privata, è molto caratteristico. Io credo che il 99% delle persone partirebbero da l'“adesso”, ovvero dalla situazione attuale, considerando poco o nulla tutto il pregresso.
Lo zio fa l'opposto e parte dalla rivoluzione francese (*1) e la prende come paradigma della sua teoria tesa a dimostrare come anche la scuola pubblica sia partigiana nell'istruzione che fornisce.

Ma prima di aggiungere altro, e rovinare la sorpresa delle argomentazioni dello zio, ecco qui il video:



In verità non condivido del tutto la distinzione dello zio fra scuola pubblica e privata: attualmente, giusto o sbagliato che sia, se ne fa solo una questione economica e non di qualità dell'istruzione. L'argomento contro la scuola privata è: “se la scuola è privata non deve ricevere sovvenzioni pubbliche” e non “la scuola privata è meno libera, obiettiva, di quella pubblica”...
Di solito devo riconoscere che lo zio vedeva più lontano di me ma in questo caso credo che avesse in mente la situazione della scuola pubblica e privata degli anni '50. Io ho già parlato della mia sensazione di come la qualità dell'istruzione scolastica sia peggiorata nel corso dei decenni: credo che attualmente tutto quello che gli studenti sappiano della rivoluzione francese è che Maria Antonietta disse che “se il popolo non ha pane allora mangi le brioche”.
D'altronde non mi pare che in questi anni la scuola privata abbia sbandierato i romanzi citati dallo zio, La vita privata del maresciallo di Richelieu (Ed. Adelphi, 1989) e Le notti rivoluzionarie (di Restif de la Bretonne, Ed. L'altra biblioteca, 1989, a cura di Giacinto Spagnoletti), come dimostrazione di quanto di buono ci sia nel loro insegnamento!

Nota (*1): se non sbaglio era il bicentenario ma, come ho detto, lo zio era solito rifarsi a lontane analogie storiche usandole come chiavi per interpretare il presente...

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