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martedì 9 luglio 2013

Idiocracy

Mesi fa un mio amico insistette a lungo per farmi vedere Idiocracy e avere la mia opinione al riguardo. Il genere della pellicola vorrebbe essere comico/demenziale ma lo spunto della trama è molto interessante: secondo alcune recenti teorie l'intelligenza media sta diminuendo. Il film spiega il fenomeno con il fatto che, mediamente, le persone più intelligenti sono anche meno prolifiche: si sposano più tardi, fanno figli più tardi e solo quando sono “pronte”, etc...

Probabilmente sul momento il mio parere fu abbastanza deludente: mi limitai a commentare che il film non mi era parso molto divertente; qualche battuta simpatica qua e là intervallate però da scene al limite dello sbadiglio...

Sulla questione centrale, ovvero quella del calo dell'intelligenza, non mi espressi.
I motivi sono molteplici: il mio interesse sulla questione era decisamente blando, non vi avevo mai riflettuto prima, preferisco dare opinioni ponderate e, comunque, avevo la sensazione che ci fosse qualcosa di troppo semplicistico nella tesi del film.

Oramai sono passati diversi mesi e di tanto in tanto ci ho ripensato. Di seguito riassumo i vari elementi del problema su cui mi ero soffermato.

1) Come ho scritto l'argomento per me era nuovo e l'unica riflessione affine alla materia era la mia (*1) seguente teoria: una coppia composta da genitori di intelligenza simile avrà circa il 25% dei figli più stupidi, il 50% più o meno equivalenti e il 25% più intelligenti. In altre parole, statisticamente, ogni quattro figli uno dovrebbe essere più stupido, due equivalenti ai genitori e uno più intelligente. In verità questa mia ipotesi è parzialmente fuorviante perché non dice niente sulla questione dell'intelligenza media dell'intera popolazione.
2) Inizialmente avevo pensato che questa teoria sul calo dell'intelligenza avesse motivazioni ideologiche: è risaputo infatti che negli USA il tasso di natalità dei “bianchi” è minore rispetto a quello di altre etnie. Sospettavo insomma che, dietro a questa teoria, ci fossero idee più o meno razziste. Come se fosse la premessa un po' forzata per cercare di andare a dimostrare “qualcosa”.
3) Altro elemento: la relativa affidabilità del QI come indicatore dell'intelligenza. Sapevo infatti che all'inizio del secolo scorso gli immigrati ebrei raggiungevano valori molto bassi mentre adesso eccellono. In altre parole il risultato dei test sul QI è fortemente influenzato da altri elementi, solo parzialmente correlati con l'intelligenza, come il grado d'istruzione.
4) Avevo provato a fare qualche ricerca in rete per documentarmi su questa teoria o almeno per avere conferma del calo del QI. Premetto che faccio schifo a trovare informazioni su Internet ma, vista la scarsezza di conferme, credo si tratti di una teoria minoritaria.
5) (*2) Mi convinsi che, indipendentemente dal punto 1, se è vero che le persone meno intelligenti hanno più figli di quelle più intelligenti allora, è "matematico" (vedi poi per un'altra condizione necessaria), l'intelligenza media tende a calare.
6) Che le persone più intelligenti siano meno prolifiche mi sembrava un aspetto socio culturale transitorio, magari vero oggigiorno ma probabilmente non ugualmente applicabile nel passato.

Questi erano più o meno gli elementi che cercavo di far “combaciare” insieme per tirarne fuori una teoria completa. In particolare avevo la sensazione fortissima che il punto 1 fosse importante ma non mi era chiaro come combinarlo con gli altri elementi.
Alla fine però ebbi un intuizione: il calo delle nascite.

Per quanto enunciato al punto 1, statisticamente, ogni famiglia avrebbe un figlio “dotato” ogni quattro. In passato, pur con molti se (*3), è naturale che una famiglia con cinque figli investisse le proprie risorse limitate sul ragazzino più promettente.
Adesso però, con famiglie limitate a due o, peggio, un singolo figlio non c'è scelta: tutte le risorse della famiglia sono destinate all'unico (o alla coppia) figlio indipendentemente dalle sue capacità.
Ma questo comportamento che impatto ha sulla società?
Io credo che, sebbene indirettamente, vada a discapito della meritocrazia. E questa è la chiave di volta: senza meritocrazia mediamente (*4) l'individuo più capace avrà meno possibilità di far valere il vantaggio datogli dalla sua intelligenza. È questo particolare, questa mancanza di selettività, che rende determinante la semplice prolificità. Se per assurdo, il 90% dei figli di una coppia “stupida” non fosse in grado di raggiungere la maturità contro il 20% dei figli di una coppia “intelligente”, allora sicuramente la media dell'intelligenza tenderebbe ad aumentare!

In definitiva il calo dell'intelligenza è dovuto a due fattori: l'abbondanza di risorse e una società fondamentalmente non meritocratica (e non mi riferisco solo all'Italia!).
La presunta differente prolificità fra “stupidi” e “intelligenti” non è secondo me l'elemento decisivo: soprattutto perché mi sembra una differenza basata più su contesti socio culturali che genetici e, quindi, destinata a cambiare imprevedibilmente.

Oggi, mentre cercavo qualche informazione sulla grafologia (!), mi sono casualmente imbattuto nel seguente articolo, Intelligenza in calo, colpa della civiltà moderna, dove ho parzialmente ritrovato alcuni elementi della mia teoria. Però non mi convince l'ipotesi che l'intelligenza sia già in calo da 3000 anni: se fosse vero allora i boscimani australiani, o altre comunità che si basano solo limitatamente sull'agricoltura, dovrebbero essere dei geni in confronto a noi!

Nota (*1): sottolineo che è una mia teoria basata solo sulla considerazione che ogni bambino riceve metà dei geni dal padre e metà dalla madre...
Nota (*2): questo punto in realtà fu una conclusione di cui mi convinsi quasi immediatamente e non una premessa ma, per semplicità, l'ho elencata come tale.
Nota (*3): I “se” potevano essere legati al sesso, alle risorse “extra” disponibili, al carattere e a molti altri fattori ma, sono dell'idea, che mediamente il bambino più intelligente fosse leggermente favorito...
Nota (*4): l'avverbio “mediamente” è fondamentale in questo pezzo: guardando i singoli individui qualsiasi genere di eccezione è possibile!

2 commenti:

  1. Guarda che le leggi di Mendel si applicano solo a caratteri in cui il fenotipo deriva dall'espressione di un singolo gene (es. colore rosso), non si possono applicare per caratteri dovuti all'interazione tra molti geni e l'ambiente esterno (es. capacità cognitive).
    IMO quest'articolo è un #epic fail.

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  2. Ciao BW,
    non sono sicuro a cosa ti riferisci: forse al mio "punto 1"?
    Quello del 25/50/25%?
    Se è così credo di poter dimostrare matematicamente che, sotto alcune ipotesi (ad esempio, come ho volutamente specificato, l'intelligenza "simile" dei genitori), il numero di geni che influenzano l'intelligenza è irrilevante...

    Comunque ci penso bene e se viene fuori qualcosa di interessante ci faccio un post! ;-)

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