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venerdì 26 dicembre 2014

FNHM 10/??

Vediamo di andare un po' avanti...
Oltretutto mi pare di non aver ancora accennato agli “errori” di Nietzche che forse sono i commenti più interessanti che ho da fare sull'intero libro... Riprendo da dove ero arrivato:

Capitolo 16
Lungo capitolo dove Nietzsche riassume per l'ennesima volta vari concetti base. Come deciso nello scorso pezzo mi soffermerò solo sulle mie note nella speranza di essere più conciso.
Ho annotato: “La tragedia è legata a doppio filo con la musica del coro”. Vero ma l'ho già spiegato più volte. Forse questa insistenza è ciò che mi ha spinto a cercare delle canzoni per accompagnare le scene della mia tragedia!

Altra nota: “Arte = riflesso del fenomeno; Musica = riflesso della volontà”. In realtà Nietzsche cita Schopenhauer ma l'idea è affascinante. Mi permetto di inserire qui un aneddoto.

Lo scorso mese, prima della lezione col maestro di chitarra, mi fermai da un amico fotografo per una decina di minuti perché ero in anticipo. Mi capitò di osservare come, mentre un principiante con la chitarra suona sempre e comunque da fare schifo, un principiante di fotografia, nella quantità, è talvolta in grado di scattare delle ottime foto. Considerando fotografia e chitarra come due arti rimasi colpito, e sottolineai, questa differenza non ben spiegabile. Ovviamente sul momento non arrivammo a niente e ci limitammo a osservazione generiche su fotografia e chitarra: in realtà osservai l'immediatezza artistica della fotografia ma non so se la legai direttamente alla volontà...
L'osservazione di Schopenhauer mi ha però aperto gli occhi e ora credo di poter spiegare i motivi di questo apparente paradosso.
Innanzi tutto il suonare la chitarra, intendo le dita che si muovono su di essa, non è musica ma un'arte plastica (e quindi riflesso del fenomeno): i suoni emessi dalla chitarra sono invece musica (riflesso della volontà). Il mio problema con la chitarra è che l'imitazione dei movimenti ideali che le mani dovrebbero compiere per produrre i suoni voluti è sempre goffa. Al contrario il movimento fisico del dito che preme sul pulsante della macchina fotografica non presenta alcuna difficoltà: da questo punto di vista la fotografia è realmente figlia diretta della volontà...
Parafrasando Schopenhauer si può quindi dire: “L'arte e la manualità del suonare = riflesso del fenomeno; Musica e fotografia (compreso il clic!) = riflesso della volontà”.

Riporto una frase su un concetto su cui ho già scritto in abbondanza ma che mi pare essere molto efficace: «...e ciò spiega perché la musica faccia risaltare, dandovi un significato più profondo, quasi potenziato, ogni scena del mondo reale, tanto più energicamente quanto più la melodia è analoga all'intimo spirito del fenomeno in causa.» (sempre tratto da Schopenhauer).

Effetti della musica:
1. contemplazione allegorica dell'universalità dionisiaca;
2. evidenzia l'immagine allegorica più profonda;
1. e 2. sono però l'essenza del mito (“l'esempio più significativo che esista”) e quindi la musica, in virtù di se stessa, lo genera.

Il capitolo si conclude con l'ennesima illustrazione del valore della tragedia rispetto all'arte apollinea: la tragedia esalta il costante divenire, l'annullarsi e il rinascere: in questo processo il dolore è assorbito e annullato. L'arte apollinea invece nasconde il dolore con l'inganno del bello.

Nel capitolo 17 si riparte da dove si è arrivati (!) e si aggiunge che l'arte dionisiaca invece dà un conforto metafisico perché l'individuo perde la consapevolezza del sé perdendosi nell'essere originario.

Osservazione storica di Nietzsche che mi è parsa degna di nota: i testi sopravvissuti delle antiche tragedie greche ci sembrano più superficiali di quanto non siano perché manca l'elemento musicale.

Nietzsche si chiede poi se ci potrà essere un ritorno alla tragedia antica: la sua risposta è sì. Il ritorno sarà possibile quando sarà sconfitto il motivo principe della sua scomparsa: la visione teoretica (e ottimista) della vita, ovvero della scienza.

Nel suo caotico andare e tornare su temi già affrontati (ho la sensazione che Nietzsche trovasse l'ispirazione per nuove idee mentre scriveva!) si aggiunge un nuovo elemento che contraddistingue la “nuova” tragedia da quella antica: da Sofocle in poi i personaggi diventano individualità e così perdono la possibilità di essere prototipi, ovvero miti.

Conclusione: Nietzsche si ripete e si ripete, aggiungendo dettagli e significati. Davvero un'opera costruita male dove le idee non sono presentate in maniera coerente ma affastellate l'una sull'altra in maniera tale che è difficile districarle ed esaminarle facilmente una alla volta...

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