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giovedì 25 dicembre 2014

50 anni di solitudine

Durante i giorni in cui sono stato malato (v. corto Malato... dell'altra settimana) ho iniziato a leggere Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez.
Il libro mi fu regalato da amici una decina di anni fa; subito lessi l'inizio (il primo capitolo) che mi piacque ma, per varie vicissitudine, non ne proseguii la lettura anche se mi ripromisi sempre di farlo. E infatti lo tenevo sulla scansia dei libri da leggere (o rileggere!)...

È un libro che non riesco a inquadrare bene: so che con esso Gabriel ci ha vinto il nobel per la letteratura quindi proprio brutto non deve essere...
Il romanzo narra le vicende di una famiglia (Buendia) seguendo la vita dei vari famigliari via via che nascono, si sposano e muoiono. Parallelamente c'è la descrizione dell'evoluzione del paese di Macondo, fondato sui margini di una palude proprio dai capostipiti della famiglia Buendia.
Manca quindi l'eroe o il personaggio principale: a turno un po' tutti i personaggi diventano protagonisti. La prosa è molto bella ed elegante e spesso diventa lirica. La terminologia usata è ricca e dettagliata: lo vedo dal numero di parole che mi segno da imparare!
Non è però un libro storico: le vicende corrono parallele alla storia ma volutamente l'autore evita di dare riferimenti troppo precisi. Macondo è il centro del mondo e lì sempre si ricade.

Insomma tutto bello e perfetto ma, arrivato a circa metà libro (avrò letto immagino sui 50 anni di racconto!), non riesco ad andare avanti.
Le vicende (*1) della famiglia Buendia mi sono venute a noia: nessun personaggio mi interessa più degli altri e l'atmosfera claustrofobica, sempre chiusa sul paese di Macondo, mi è divenuta asfissiante.
Ancora non mi è chiaro a cosa si riferiscano i “100 anni di solitudine” del titolo: probabilmente a qualcosa di più dei cento anni narrati e, soprattutto,mi chiedo quale sia la “solitudine” a cui si riferisce l'autore...
Quello che mi piace meno sono i personaggi in balia del caso: non agiscono in base a una pianificazione ma tutte le decisioni, comprese e soprattutto quelle più importanti, sono dettate dal caso: da piccoli episodi imprevedibili e incontrollabili che però sono sempre decisivi.

Insomma avrei da leggere altri 50 anni di cronaca delle estenuanti vicende della famiglia Buendia ma ho già esaurito la pazienza e l'autore non mi ha dato stimoli a proseguire!

Ah! non ho parlato degli intrighi amorosi: sì perché ogni personaggio ha le sue storie d'amore che non sono mai normali ma sempre eccessive. Non so, magari la “solitudine” del titolo è proprio questa: la mancanza di amori equilibrati ma invece tutti sempre in uno stato dinamico che prima o poi ne determina la fine.
E poi c'è anche un elemento fantastico, non troppo accennato, più forte all'inizio del libro ma che non svanisce mai totalmente.

Conclusione: spero di farcela a finirlo ma ormai sono diversi giorni che non ne leggo nemmeno un rigo... Per la cronaca sono a pagina 208 di 405.

Nota (*1): provo a divertirmi facendo il punto della situazione. Sorvolate su eventuali nomi sbagliati: non ho intenzione di andare a controllarli. Dunque:
Ursula è la matriarca: è una vecchina di almeno 80 anni, sempre sveglia e attiva che controlla nipoti, bisnipoti e pronipoti.
Il colonnello Aureliano Buendia è tornato a casa, dopo una vita di guerra che lo ha cambiato, a dedicarsi alla sua passione: fare pesciolini d'oro (avrà almeno sui 60 anni?).
Il fratello Josè Arcadio credo sia morto: non mi è chiaro quando. Ricordo che interviene per salvare il fratello dal plotone d'esecuzione ma poi non ho capito cosa gli succede.
Poi c'è Amarantha (almeno sui 55) che ha passato la prima parte della vita a ostacolare l'amore della sorella Ribetto (← non è questo il nome, lo so!) e la seconda a rifiutare i vari corteggiatori: ora nessuno dovrebbe più corteggiarla e spero di non dover leggere altre pagine su di lei!
Poi c'è la Buendia d'adozione Ribetto che alla fine, si sposa con il sopra citato Josè Arcadio. Non mi pare abbia avuto figli e la sua caratteristica principale è quella di mangiare terra (o intonaco) quando è nervosa... Ah! Ora ricordo: Ribetto è Rimedios (o simile...) (*2) .
Poi c'è la giovane Rimedios detta la Bella (sui 20?) per distinguerla dalla precedente. Questa è bellissima ma demente (o intelligentissima come crede un personaggio?). Sta sempre in casa perché chi la vede muore per il suo amore non corrisposto.
Poi c'è Aureliano secondo, (sui 30?) mi pare, figlio del colonnello: al momento è impegnato a fare soldi e in una relazione con due donne diverse: la moglie e l'amante di sempre.
Poi c'è il gemello di lui Josè Arcadio (l'autore si diverte a dare ai vari personaggi nomi simili o uguali cosa che sicuramente non viene incontro alla mia presunta dislessia!) del quale al momento non saprei cosa dire.
Poi il colonnello, durante la guerra, ha avuto una caterva di figli da varie donne ma di questi, fortunatamente, non si parla: mi sembra di aver letto che nessuno di essi gli sopravviverà ma non ne sono sicuro...
Non escludo ci siano altri discendenti ma, almeno per il momento, non hanno un gran ruolo...

Nota (*2): Ripensandoci i due nomi devono essere diversi anche se entrambi iniziano con la “R”. Rimedios la bella prende il suo nome dalla sposa bambina (e da tempo defunta) del colonnello...

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