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giovedì 15 luglio 2010

KGB le Origini: Me.Rit.Ano.

Le origini (*) dei principali aspetti del mio carattere sono già stati trattati nei precedenti post di questa serie. Però, sfortunatamente per i miei lettori, ho tutt'altro che finito!
Infatti, oggi, inizierò a trattare le origini e le peculiarità secondarie del mio carattere...

La lista è piuttosto lunga, così, affronterò tre argomenti per ogni post (cercando magari di essere meno prolisso del solito...(***)).

Memoria: attualmente ho una buona memoria (anche se sono clamorosamente distratto). Da bambino la mia memoria era eccezionale: fino all'università non ho mai aperto libro perché ricordavo, quasi parola per parola, tutto quello che, la maestra prima e i professori poi, dicevano. Comunque la mia memoria, almeno adesso, è prettamente visiva: solo recentemente ho scoperto che è anomalo, ad esempio, riuscire a ricordarsi, a distanza di mesi se non di anni, la posizione delle varie persone sedute a un tavolo!
La memoria è una caratteristica innata, e non legata a qualche episodio particolare, quindi mi limiterò a descrivere il mio primo ricordo. All'epoca avevo un anno (**).
Ricordo di essermi svegliato e di essermi sentito particolarmente bene e cosciente di me stesso: ero nel mio lettino, con la ringhiera di legno per non cascare. La mia camerina doveva essere minuscola perché, già nei miei ricordi, è piccolissima: la luce della finestra alle mie spalle, dietro alla testata del lettino, le donava un colore ambrato.
In qualche maniera scendo dal letto ed entro nel corridoio dell'appartamento. Seguo il corridoio e, alla mia sinistra, c'è una porta aperta che dà sulla cucina: la mamma è in piedi a trafficare. Nel mio ricordo è altissima. Anche la cucina mi sembra molto grande con il blu come colore predominante. Appena mi vede mi saluta sorridendomi: - "Che fai, Daniele, ti sei già alzato?". Come nella maggior parte dei miei ricordi infantili, ricordo chiaramente cosa mi viene detto ma, non sono sicuro, di essere riuscito a dare una risposta verbale articolata. Procedo oltre: alla mia destra c'è un cancelletto di ferro che blocca l'accesso a una scala a chiocciola. Il cancello è chiuso: ricordo chiaramente che ero consapevole che la maniglia serviva per aprirlo ma senza sapere esattamente come. L'afferro con entrambi le mani e la manipolo a casaccio, riesco ad aprirla e inizio ad arrampicarmi sugli scalini. Arrivato in cima, sbuco in una minuscola mansarda: di fronte a me, sotto una finestra, c'è una scrivania con il babbo impegnato, non sono sicuro (probabilmente sono due ricordi diversi), a costruire il modellino di una casa o a riparare dei vecchi fumetti. Quando mi vede, mi saluta sorridendo, e mi dice: - "Oh, te? Come hai fatto a venire qui?". Anche stavolta non credo di aver risposto niente di intelligibile. L'ultimo vago ricordo, forse falso, è della mamma che è venuta a prendermi e della domanda su chi, fra i miei genitori, "ha lasciato il cancellino aperto"...

Ritardato?: il termine "ritardato" non è corretto ma mi serviva per scrivere un acronimo sensato. In realtà, a scuola, sono sempre andato bene con l'eccezione dei primi due anni delle elementari. Ricordo che ero un po' confuso perché, non mi era chiaro, che cosa ci si aspettasse da me. Non è che non capissi le lezioni, ma mi mancava la consapevolezza di dovere anche dimostrare di aver imparato. Comunque in prima e seconda elementare, credo di essere stato considerato dalla maestra piuttosto duro, e infatti ebbi voti al limite della sufficienza.
Ricordo che, dopo vari mesi di scuola, andai a casa del nonno (quello del 1918...) che mi interrogò sulle conoscenze acquisite: io, tutto contento, gli risposi che sapevo contare fino a 5 e scrivere "ape" (più altre 3 o 4 parole di poche lettere). Il nonno, piuttosto seccato, mi disse che ero un "somaro": io ci rimasi piuttosto male... Al primo dettato in classe, andai dalla maestra per farmi rendere il cartoncino con sopra il mio nome (che avevamo tenuto sul nostro banco per i primi mesi), perché non pensavo di saperlo scrivere bene! Poi, improvvisamente, in terza elementare, mi capitò di rispondere correttamente a una domanda della maestra, la quale, mi fece anche i complimenti: in quel momento mi si accese la classica lampadina! "Ah! ecco cosa vogliono da me! Devo fare capire che so le cose!" - pensai. Da quel momento iniziai a rispondere alle domande. A TUTTE le domande. Un giorno, non ricordo esattamente, la maestra fece varie domande alla classe premiando, con una "stellina", chi rispondeva bene per primo. Mentre io azzeccavo, rapidissimo, tutte le domande, un bambino iniziò a piangere dicendo che ero sempre io a rispondere bene. A quel bambino se ne aggiunse un altro, poi un terzo e, infine, tutta la classe si mise a piangere! Quell'evento mi traumatizzò parecchio e, da allora, aspettai sempre almeno cinque secondi prima di alzare la mano per rispondere. E non solo alle elementari, ma anche al liceo! Mi pare in quarta liceo, un professore, di tanto in tanto, poneva delle domande particolarmente difficili alla classe e, al primo che sapeva rispondere, dava un 8 che valeva come una interrogazione: ebbene, anche in questi casi, dove c'era in palio un voto, non riuscivo a costringermi a rispondere immediatamente ma fremendo, contando rapidamente fino a dieci, prima di alzare la mano. In questa maniera, una compagna di classe molto brava, mi fregò almeno un paio di 8...

Anoressico: come per il paragrafo precedente, non credo che il termine "anoressico" sia corretto. Secondo Wikipedia infatti, l'anoressia, indica "la mancanza o riduzione volontaria dell'appetito". Nel mio caso invece la volontarietà non c'entrava niente: semplicemente non avevo il senso della fame. Ricordo che avevo i cosiddetti "morsi della fame": lo stomaco mi faceva male perchè non mangiavo abbastanza. Così mi spiegava il babbo ma io pensavo che fosse una bugia mal riuscita per convincermi a mangiare qualcosa. A ogni pasto c'era una lotta per farmi inghiottire ogni boccone. Ho gia raccontato in KGB le Origini: Esempi di quando fui cotretto a rimanere a tavola fino a quando non mi fossi deciso a mangiare. Un'altra volta fu tentato un diverso approccio: ripropormi lo stesso cibo fino a quando non mi fossi deciso a mangiarlo. Non ho ricordi dell'episodio ma, la tradizione famigliare dice che, dopo due giorni che non mangiavo, e non accennando minimamente a volerlo fare, i miei genitori si impaurirono e tornarono al normale approccio di blandirmi e/o minacciarmi per ogni boccone...
Poi, ogni pietanza, mi veniva offerta cento volte: una strana conseguenza è che, quando mi viene offerto qualcosa (non necessariamente del cibo), la mia prima risposta è generalmente un "no"; questo perché ero abituato a sentirmi ripetere la stessa domanda decine di volte e, avevo quindi tutto il tempo, per pensarci meglio e cambiare idea!
Il problema si risolse da solo quando, finito il liceo, mi trasferii a Pisa, dai miei zii, per frequentare l'università. La zia era un'ottima cuoca e, i suoi manicaretti, sempre gustosissimi (a casa invece il cibo non era assolutamente appetitoso e, anche quando magari lo era, il mio stomaco era così piccolo che si riempiva immediatamente e, subito, ero sazio mangiando solo un poco più del solito). Nel giro di qualche mese mi abituai a mangiare più abbondantemente e, soprattutto, a riconoscere lo stimolo della fame.
Mi chiedo se, e quanto, mi sia costato in termini di centimetri di altezza, l'aver mangiato così poco per i miei primi vent'anni circa (anche perché, non solo ero più basso di mio padre, ma anche di mia madre...)

Nota (*): Non è corretto al 100% parlare di "origini" riguardo ad alcuni aspetti del mio carattere: è vero che certi lati sono nati, o almeno sono stati evidenziati per la prima volta, da specifici episodi della mia infanzia (Anticonformista, Ironico e Ribelle), però, altre caratteristiche del mio carattere, sono semplicemente innate e, in questi casi, ho semplicemente descritto degli episodi più o meno significativi (Asociale e Sterminatore).

Nota (**): Per datare i miei ricordi mi baso sulla loro ambientazione: infatti, per tutta la mia infanzia, ho cambiato spesso casa. In questo caso particolare, il ricordo è ambientato in una casa dove ho abitato, dalla mia nascita, solo per poco più di un anno...

Nota (***): Ovviamente non ci sono riuscito...

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